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L'inchiesta

Livorno, minorenni (sette) e sessantenni: la clientela variegata della droga in piazza Garibaldi

di Stefano Taglione
Un episodio di spaccio documentato dai carabinieri
Un episodio di spaccio documentato dai carabinieri

Consumatori di ogni età compravano stupefacenti 24 ore su 24. Fra loro un marittimo in città per lavoro: «I colleghi mi hanno detto di venire qui»

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LIVORNO. Sette minorenni, fra cui un sedicenne arrivato in scooter per comprare un grammo di hashish, ma anche molti uomini fra i 60 e i 65 anni. La stragrande maggioranza livornesi, anche se in un’occasione, ad avvicinare i pusher per acquistare della droga leggera, è stato perfino un ventitreenne fiorentino che stava per imbarcarsi per lavoro su una nave: «Non conoscendo la città e carpendo informazioni da alcuni colleghi – dirà poi ai carabinieri, che lo fermeranno subito dopo la compravendita per interrogarlo – sono venuto a sapere che nelle zone limitrofe a piazza della Repubblica vendevano sostanze stupefacenti. Pertanto, arrivato nella piazza successiva, mi sono imbattuto in una donna con i capelli rossi e un’andatura claudicante, che mi ha invitato ad acquistare la droga». Venti euro per un totale di 2,5 grammi di hashish.

La clientela

È una clientela variegata quella che emerge dall’indagine dei carabinieri che il 27 agosto ha portato alla maxi-operazione anti-droga di piazza Garibaldi, con l’arresto di nove persone e l’iscrizione nel registro degli indagati, complessivamente, di 53 fra uomini e donne. I militari dell’Arma, puntando le loro telecamere verso le baracchine e utilizzando anche quelle pubbliche del Comune, hanno ripreso e registrato tutto. Identificando la stragrande maggioranza degli acquirenti, segnalati – così come prevede la legge – alla prefettura, che ha ritirato loro la patente di guida e limitato il passaporto per l’espatrio, quali consumatori abituati di sostanze stupefacenti. Fra loro anche un trentenne livornese arrivato all’ombra della Fortezza con in braccio il figlio di due anni, che a un certo punto dà pure “il cinque” a uno spacciatore. Per questo le pm Alessandra Fera e Antonella Tenerani, le titolari del fascicolo in procura, hanno segnalato quanto documentato dai carabinieri della Compagnia di Livorno, diretti dal maggiore Ugo Chiosi, al tribunale per i minorenni di Firenze.

Le misure cautelari

Mille euro al giorno il giro d’affari stimato dagli inquirenti che hanno trasferito in carcere, come disposto dal giudice per le indagini preliminari Gianfranco Petralia, il ventinovenne gambiano Cherno Ngum, il trentanovenne senegalese Alioune Gueye, il ventiseienne guineano Tijan Jallow, il diciottenne egiziano Mahmoud Mohamed, mentre la trentenne livornese Samira Najai è ai domiciliari. Prevista, in regime di custodia cautelare, la detenzione alle Sughere per un sesto indagato, livornese, che però fino alla serata di giovedì 28 agosto non era stato rintracciato, motivo per il quale Il Tirreno ne omette le generalità. Gli investigatori, naturalmente, stanno proseguendo le ricerche con il massimo sforzo. Disposto, inoltre, il divieto di dimora in provincia di Livorno per il quarantenne tunisino Mohamed El Mhadbi – assistito dall’avvocata Barbara Luceri e due anni fa al centro delle cronache per un arresto da parte di due carabinieri dopo una rapina, uno dei quali lo colpì di striscio con un calcio ripreso dal video di un abitante – per il trentenne senegalese Ahmed Bayo, per il ventisettenne gambiano Babucarr Jobe e per l’ex studente di ingegneria saudita Fares Mohamed Abdelhady, 25 anni, che già lo scorso marzo venne arrestato in flagranza in piazza della Repubblica (motivo per il quale, difeso dalla legale Alessandra Natale, aveva già il divieto di dimora a Livorno) con dieci dosi di cocaina dal peso di 3,4 grammi, oltre a cinque involucri di hashish da 50,38 e mezzo panetto sempre della stessa sostanza da 47,95, per un totale di 98,23 grammi della droga più leggera. Colpite dalla stessa misura altre quattro persone, non individuate. A loro si aggiungono decine di denunciati in libertà, per un totale di 53 persone iscritte nel registro degli indagati.

Le cessioni

Gli inquirenti hanno documentato circa 400 cessioni di droga da febbraio a maggio di quest’anno, quando su disposizione della procura sono state posizionate alcune telecamere “spia” (l’indagine era invece partita a settembre con le prime scoperte). «Piazza Garibaldi era come un emporio a cielo aperto», le parole del comandante provinciale dei carabinieri, Piercarmine Sica. «Un suq», ha poi rincarato la dose, intervistato dal Tirreno, il procuratore Maurizio Agnello. Lo spaccio, infatti, avveniva 24 ore su 24, sette giorni su sette. Alle persone arrestate viene imputata la gran parte dello spaccio: 58 cessioni a Gueye, 49 a Ngum, 29 a Mohamed, 22 a Jallow, 19 ad Abdelhady, 17 a Najai e 15 a Jobe.

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