Pozzi inquinati a Lucca, la contaminazione si allarga: Tht rilevato anche a Capannori
Il Comune di Capannori emana l’ordinanza di non potabilità per due pozzi. Intanto la procura di Lucca ha aperto un’indagine: il reato ipotizzato è inquinamento ambientale. Sette le persone iscritte nel registro degli indagati
LUCCA. La contaminazione si allarga. Dopo Antraccoli, il tetraidrotiofene (Tht) compare anche nel Comune di Capannori. A seguito delle analisi effettuate da Arpat, il Comune di Capannori ha infatti emesso un’ordinanza contingibile e urgente che vieta l’utilizzo dell’acqua di falda prelevata da due pozzi privati in via della Madonnina, nella frazione di Santa Margherita, al confine con il territorio lucchese.
Nei campioni prelevati nei pozzi di due famiglie confinanti è stata rilevata la presenza di Tht, sostanza utilizzata come odorizzante del gas metano. Le analisi sono state attivate dallo stesso Comune dopo che i residenti avevano segnalato un forte odore di gas nell’acqua. Su indicazione della Asl, l’ordinanza vieta in via cautelativa qualsiasi utilizzo dell’acqua per fini potabili, alimentari e di igiene personale.
Le due famiglie potranno rifornirsi tramite autobotte, in base a un accordo tra i Comuni di Capannori e Lucca. Per uno dei nuclei familiari, composto da una persona anziana sola, è prevista anche la possibilità di consegna a domicilio tramite la protezione civile.
La novità è rilevante perché segna un ampliamento del fenomeno oltre i confini comunali. Santa Margherita si trova infatti “a valle”, in linea d’aria rispetto ad Antraccoli, dove erano stati rilevati i primi casi nei mesi scorsi. Il quadro che emerge si fa così più ampio e complesso. Lo conferma anche la mappa pubblicata dal Comune di Lucca, nella quale sono indicate in giallo le abitazioni che hanno segnalato odore di gas nell’acqua: in tutto 16 punti, ben più delle 5 case per cui è stata disposta formalmente la non potabilità sulla base delle analisi Arpat. In diversi casi, infatti, le segnalazioni non sono ancora state seguite da campionamenti.
Il caso di Santa Margherita non compare ancora nella mappa. Ma osservando la distribuzione dei punti, si può tracciare una direttrice che parte dalla stazione del gas di via del Pulecino, attraversa Antraccoli e prosegue verso sud. Una linea coerente con il possibile movimento della falda, che potrebbe indicare una dinamica di diffusione della contaminazione. Anche perché in altri punti, a nord e a est della stazione, le analisi hanno dato esito negativo.
La vicenda ha origine nell’estate scorsa. Tra il 12 e il 22 agosto i vigili del fuoco intervennero più volte nell’area della stazione di via del Pulecino per segnalazioni di forte odore di gas durante lavori di manutenzione. Nei verbali si fa riferimento alla presenza di odorizzante e, in alcuni casi, a “sversamenti” o “fuoriuscite”.
Una ricostruzione diversa da quella fornita da Gesam Reti, che ha parlato di un problema tecnico interno all’impianto – legato alla sostituzione di una valvola – senza dispersioni verso l’esterno né conseguenze ambientali.
Nei mesi successivi, tra novembre e febbraio, i residenti di alcune abitazioni di Antraccoli, non allacciate all’acquedotto, hanno iniziato a segnalare odori anomali nell’acqua dei pozzi. Il 27 novembre il Comune ha attivato Arpat e Asl, e il 20 febbraio sono arrivati i risultati: presenza di tetraidrotiofene e conseguenti ordinanze di non potabilità. Nel frattempo la vicenda è approdata anche in procura. È stato aperto un fascicolo per inquinamento ambientale, con sette persone iscritte nel registro degli indagati. Nei giorni scorsi è stato inoltre disposto il sequestro probatorio dell’area della stazione di via del Pulecino.
