Viareggio, padre sfregia il presunto violentatore della figlia: ora finisce a processo
Lo colpì con una lametta, rischia la contestazione di sfregio permanente
VIAREGGIO. Era una sera d’estate del 2021 quando un padre cercò fuori da un locale di Torre del Lago quello che riteneva il violentatore della figlia minorenne. Lo chiamò per nome. Il bersaglio inconsapevole si girò e senza capire quello che stava accadendo si ritrovò con il viso sfregiato da una lametta. L’autore del fendente si dileguò lasciando il giovane a tamponarsi la ferita in attesa di ambulanza e carabinieri.
Rinviato a giudizio per lesioni aggravate, la posizione del 73enne (omettiamo le generalità per non rendere riconoscibile la figlia, ndr) potrebbe aggravarsi per quella vendetta bagnata dal sangue.
Il giudice Alessia Solombrino con un’ordinanza ha trasmesso gli atti alla Procura per riqualificare il reato a carico del pensionato difeso dall’avvocato Fabrizio Miracolo. Una decisione più volte sollecitata in passato dalla parte civile rappresentata dall’avvocato Gianmarco Romanini.
Non più lesioni aggravate, ma la fattispecie più grave della “deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso”. Un reato, quello dello sfregio permanente, che il codice penale punisce con una reclusione dagli otto ai quattordici anni.
L’episodio del 2 luglio 2021 aveva fornito i primi sospetti su possibili dissidi tra aggressore e vittima che agli investigatori riferì di non conoscere l’autore del gesto. Il 73enne, al contrario, anche se non aveva la cognizione fisica del suo obiettivo, ne sapeva il nome. E qui sta il pregresso che spiega la vicenda degenerata con lo sfregio al viso del 23enne. Il giovane all’epoca dei fatti era accusato di aver violentato la figlia minorenne dell’imputato. I due si erano conosciuti una sera in compagnia di altri amici e lui l’aveva invitata a casa dove sarebbe stato consumato un rapporto sessuale.
Un episodio che aveva poi imboccato la strada della denuncia per accertare i fatti sentendo le versioni dei due protagonisti. È in quel frangente che il padre della ragazza decise di non aspettare i tempi della giustizia. Per lui era sufficiente il racconto della figlia per trasformarlo in una sentenza di condanna. La sera del 2 luglio era uscito di casa con una lametta. Si era portato fuori da un locale dove sapeva di trovare il 23enne, anche se non lo conosceva fisicamente. Quella sera il giovane, appassionato di calcio, era con alcuni amici per assistere alla partita degli Europei Belgio-Italia. Durante l’intervallo, poco prima delle 22, era uscito in giardino e dopo aver mosso alcuni passi gli si era parato davanti un uomo che lo aveva chiamato per nome. Non aveva pronunciato altre parole mentre con la mano destra raggiungeva con la lama la guancia sinistra del giovane per un taglio dall’orecchio al mento. Servirono una trentina di punti per ricucirlo.
«Non so chi fosse» disse ai carabinieri il 23enne che in seguito è stato assolto “perché il fatto non sussiste” dall’accusa di violenza sessuale sulla figlia dell’uomo che, in un ribaltamento dei ruoli, ora è a processo per quello sfregio da giustiziere.
