Il Tirreno

Toscana

Violenza di genere

Femminicidio di Elisa Amato, il ricordo del docente che fu suo compagno di banco: «Sognava di fare la veterinaria...»

di Christian Liguori (*)

	I rilievi sul luogo del delitto (foto Silvi) e la vittima, Elisa Amato
I rilievi sul luogo del delitto (foto Silvi) e la vittima, Elisa Amato

Una storia rimasta nei cuori: la donna venne uccisa a 29 anni il 26 maggio 2018. L’autore poi si tolse la vita. La vittima aveva frequentato l’istituto Gramsci Keynes di Prato, scuola in cui ora insegna il professore che la ricorda

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«Abbiamo fatto la stessa scuola Elisa e io, qui al Keynes. Siamo entrati in prima nel 2002 e ci siamo diplomati nel 2007. È stata una delle mie compagne di banco per diversi anni. Era persona piacevole da ascoltare». A raccontarci chi era Elisa Amato, uccisa a 29 anni nel 2018 dal suo ex fidanzato Federico Zini, che poi si tolse la vita, è Andrea Margheri, professore di italiano dell’Istituto Gramsci Keynes, scuola superiore che accoglie migliaia di studenti del territorio pratese.

All’epoca il Keynes aveva un indirizzo tecnico che si chiamava Erika, simile a quello attuale, ma con una componente economica maggiore. «Abbiamo frequentato quell’indirizzo e ci siamo diplomati insieme - spiega Margheri -. Dopo la scuola ci siamo rivisti per le solite cene e le classiche attività con gli ex compagni di classe, poi con il tempo ci siamo persi di vista. È normale rimanere in contatto con tre o quattro amici, mentre gli altri li incontri solo ogni tanto in giro. La ricordo una persona estremamente positiva e solare. Voleva fare la veterinaria e amava molto gli animali».

Con la voce rotta dall’emozione, Andrea Margheri racconta che con Elisa non ci sono mai stati problemi durante i cinque anni di scuola, mai litigi o discussioni, e anche dopo era sempre una persona gentile e interessante. «Dopo la tragedia, ho conosciuto anche la sorella, Elena Amato, durante l’inaugurazione qui a scuola della panchina rossa, intitolata a lei e a tutte le vittime di femminicidio. Tra Elisa ed Elena c’era un rapporto bellissimo. I genitori non li ho mai conosciuti».

Il professore prosegue dicendo anche che della tragedia non seppe nulla nell’immediato: lo scoprì dai telegiornali. «Ricordo di aver visto la notizia su Sky. Non ci vedevamo da un po’, quindi non avevo percepito nessun segnale. Non era un’amica che frequentavo abitualmente e non faceva parte della mia compagnia, ma l’ho sempre considerata una persona cara, e alla notizia sono rimasto scioccato. Come me, anche gli altri compagni di scuola sono rimasti sconvolti. La mia mente andò subito all’ultima volta che la incontrai: eravamo alla biblioteca di Galciana mentre preparavo la tesi. Era tranquilla, ci salutammo e scambiammo qualche frase di circostanza. Non avrei mai immaginato quello che poi sarebbe successo».

Quando il professore arrivò a insegnare proprio al Gramsci Keynes, si chiese come mai non ci fosse nulla che la ricordasse o che affrontasse il tema della violenza di genere. Quindi decise di chiedere al dirigente di poter installare una panchina a eterna memoria. «Purtroppo abbiamo questa storia all’interno della nostra scuola e un esempio così concreto serve ai ragazzi per comprendere cosa significhi la violenza di un uomo su una donna - conclude -. Per questo abbiamo deciso di realizzare questa panchina rossa, una delle tante presenti a Prato, ma qui fondamentale. È stata realizzata dalla classe seconda P del Cat e inaugurata insieme alla sorella di Elisa il 28 maggio, giorno della sua morte. Ogni anno, a novembre, durante la giornata contro la violenza di genere, ricordiamo la sua storia».

*Studente di 17 anni dell’Istituto Gramsci Keynes di Prato

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