Il Tirreno

Versilia

La promessa di Alessandro: correre 100 chilometri in nome della madre

Luca Basile

	Alessandro mentre si allena e sopra con mamma Angèla, babbo Roberto e la moglie Yousra
Alessandro mentre si allena e sopra con mamma Angèla, babbo Roberto e la moglie Yousra

«Voglio dimostrare di avere la forza d’animo e la resistenza che aveva lei»

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PIETRASANTA. Corre Alessandro. Corre per mantenere una promessa e per non fare deflagrare il dolore che si porta dentro. Corre, soprattutto, nel nome della madre, Angèla, scomparsa a soli 65 anni nello scorso mese di aprile. Una corsa infinita perché Alessandro Navari, originario di Strettoia e residente in Svizzera dove lavora come cuoco, si è ripromesso di percorrere cento chilometri appunto correndoli tutti in una sola volta. Testa, cuore e gambe per un traguardo, un obiettivo che è poi il senso della promessa, insieme ad altre racchiuse segretamente nel proprio animo, fatta a mamma Angèla, sul letto di morte.
«Era malata, ma ha tenuto per sé la gravità di quel male: sapevamo che doveva fare cure e controlli, ma che la situazione era ad ogni modo sotto controllo. Questo è quello che ci ha fatto credere: del suo destino e dell’impossibilità di essere curata non ci ha fatto menzione fino a pochi giorni prima che finisse in ospedale. Si è tenuta tutto per sé perché non voleva turbarci, perché sapeva del mio prossimo matrimonio e perché ancora la serenità della sua famiglia, di suo marito Roberto, di mio fratello Leonardo e dei suoi cari venivano prima di ogni altra cosa e della sua stessa persona. Mia mamma ha avuto una forza e una capacità di resistenza che hanno lasciato tutti noi senza parole e al tempo stesso ci hanno svuotato. Ecco io questo vuoto lo voglio riempire – racconta Alessandro – correndo e dimostrando, nel mio piccolo, la stessa forza di animo e di resistenza avuta da mia madre. La promessa che le ho fatto sta tutta qui: raggiungere il traguardo dei cento chilometri correndoli tutti in una sola volta, entro la fine dell’anno. E ce la farò».
Di tanto in in tanto, quando si racconta, Alessandro cede al silenzio, ai pensieri che fanno cumulo in testa, ai ricordi. «Mi sono sposato con Yousra la scorsa settimana: è stata una festa meravigliosa, anche se non come avremmo voluto. Perché lei, mamma, non c’era. Avevamo fissato le nozze a maggio: è morta a fine aprile» quasi sussurra.
Quando scrivemmo della morte di Angèla Totu, ci colpì il senso di gratitudine della comunità di Strettoia e della parrocchia nei confronti di una persona che con un grande cuore e ancora con semplicità e praticità era stata capace di gestire le piccole grandi cose del paese e della stessa chiesa. «Il male, contro cui ha combattuto senza mai arrendersi, la costringeva a significative sofferenze. Eppure si è sempre tenuta tutto dentro fino in fondo. Anche questo ci fa capire il suo valore: per lei gli altri venivano sempre prima» furono le parole, commosse di saluto, di Don Roberto.
«Mamma era stata già aggredita dal male – prosegue Alessandro – quando ero un ragazzino: lo aveva superato. Poi il male è tornato, questa volta per vincere. E mia madre, che ha combattuto nel silenzio e che aveva detto al medico di non raccontare niente a nessuno di quello che sarebbe stato il suo destino, ha resistito fino a quasi gli ultimi giorni nascondendo con il sorriso, la bonarietà, il suo andare oltre il dolore, quello che le stava accadendo. E allora – sono le parole di Alessandro – se lei è riuscita a fare così tanto, a combattere il “bastardo”, come lo chiama mio padre, senza mai arretrare, perché mai io non dovrei riuscire a correre questi cento chilometri? Corro da sempre, amo farlo, ho un allenatore-amico che mi prepara le tabelle, quelle stesse tabelle che oggi ignoro perché la mia testa asseconda solamente l’istinto in questo periodo. Non faccio gare, non mi interessano: corro nel silenzio, lungo le salite, passo dopo passo, ascoltando il mio corpo, i miei pensieri. Talvolta è dura, come quando sono arrivato a farlo per cinquanta chilometri di seguito. Il dolore, in certi momenti, è fortissimo, nella testa e nel fisico, ma è lo sfogo che mi serve per ricominciare. Per dare senso e sostanza alla mia promessa. Non so quante ore serviranno per completare il percorso: forse 14, forse qualcosa di più. Non importa, mi alleno per farcela. Sarà complicato, ma avrò mamma Angèla a mio fianco. E sarà bellissimo correre insieme. Ancora una volta». 
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