«Non si può morire a scuola»: dal mito del più forte alla solitudine, quali sono i fattori che alimentano la violenza giovanile
Dopo l’omicidio di Aba a La Spezia si parla di metal detector o telecamere a scuola ma non è questo il modo di affrontare il problema: «Bisogna tornare a parlarci davvero»
Quello che è successo nei giorni scorsi all’istituto "Chiodo-Einaudi" di La Spezia, da studente, mi ha profondamente sconvolto. Non si può uscire di casa, salutare i genitori per andare a scuola e non tornare più per comportamenti violenti. Abanoub, un ragazzo di 18 anni, è stato ucciso da un suo compagno di classe di 19 anni. Non eravamo in un brutto quartiere, ma dentro i corridoi della scuola, un posto dove dovremmo sentirci al sicuro.
L’aggressore aveva portato un coltello da cucina da casa e ha colpito Abanoub davanti a tutti. Il motivo? Sembra una lite per gelosia e qualche foto sui social. Il risultato è terribile: una vita spezzata e un’altra rovinata per sempre in prigione. Perché sta succedendo? Purtroppo non è un caso isolato. Sempre più spesso si sente di ragazzi che girano armati o che usano le mani per ogni minima cavolata. Secondo chi studia questi fenomeni, i motivi sono tre: la rabbia fuori controllo: molti di noi non sanno più accettare un "no" o una delusione d’amore. Il mito del "più forte": c’è l’idea sbagliata che la violenza sia coraggio. In realtà, è solo debolezza. Solitudine: anche se siamo sempre online, spesso ci sentiamo soli e non sappiamo a chi dire quello che proviamo davvero. Abanoub non era uno che cercava guai. Studiava e la sera lavorava in pizzeria per dare una mano ai suoi genitori. I suoi amici dicono che era un ragazzo d’oro, sempre con il sorriso sulla faccia. Oggi la maggior delle scuole chiede aiuto in seguito a episodi di violenza. Ma non servono i metal detector o le telecamere per fermare questa violenza. Serve tornare a parlarci davvero, ascoltare quello che abbiamo dentro e capire che una vita vale infinitamente di più di un commento su Instagram o di una sfida sui social.
(*) Studente di 16 anni del Liceo Scientifico F. Cecioni di Livorno
