Serie A
Dieci indagati per il “cubo nero” a Firenze: «Abbassatelo di un piano»
Nel mirino della Procura i componenti della commissione paesaggio del Comune. Eike Schmidt: «Non è solo una questione di armocromia»
FIRENZE. Ci sono dieci indagati nell’inchiesta della Procura di Firenze sul cosiddetto “cubo nero”, l’ex Teatro comunale di Corso Italia in fase di ristrutturazione. La notizia dei primi due indagati per falso ideologico è stata riportata ieri dalla Nazione. Poi si è appreso che ce ne sono altri otto nell’ambito dell’inchiesta nata la scorsa estate sull’onda emotiva e mediatica per l’inestetismo della forma e del colore della nuova costruzione sorta al posto dell’ex Teatro comunale. Le ipotesi di reato sono falso ideologico, abuso edilizio e violazione del testo unico sul paesaggio.
I primi due provvedimenti, notificati nell’ambito dell’inchiesta condotta da guardia di finanza e carabinieri e coordinata dal procuratore aggiunto Marilù Gattelli, hanno raggiunto due membri della commissione paesaggistica, avvisati in vista di un atto investigativo di cui, secondo la procedura, dovevano essere messi a conoscenza.
Il focus degli inquirenti è proiettato sull’iter che ha portato all’approvazione del progetto e la sua conseguente realizzazione. L’ipotesi di reato cristallizzata nei primi due avvisi, il falso ideologico, restringe infatti il perimetro a ciò che sarebbe stato attestato, ma che poi sarebbe risultato difforme rispetto al risultato.
Dopo un’estate passata con la testa all’insù, a vedere l’aspetto del complesso residenziale di lusso che aveva preso il posto dell’ex Comunale, lo scorso settembre finanzieri e carabinieri avevano bussato agli uffici di Soprintendenza e Palazzo Vecchio per acquisire i documenti riguardanti la trasformazione del complesso. Da subito si è capito che nel mirino degli inquirenti c’era l’iter che ha portato alla demolizione dell’ex Comunale e alla costruzione dei tre blocchi che svolgono sia attività alberghiera sia di “serviced apartments”. Particolare attenzione, stando a quanto emerge, sarebbe stata dedicata ai pareri che i dirigenti e il soprintendente di allora, Andrea Pessina, hanno prodotto in merito a metrature, forme, colori e vincoli di carattere culturale dell’intero progetto di riqualificazione. Senza dimenticare il ruolo della commissione paesaggistica del Comune, che avrebbe, secondo le prime ricostruzioni, dovuto vigilare sull’intero processo di valutazione dell’impatto ambientale e urbanistico della nuova costruzione. Ecco perché gli avvisi di garanzia sono stati notificati a due membri della commissione del Comune di Firenze, che avrebbe, secondo le prime ricostruzioni, dovuto vigilare sull’intero processo di valutazione dell’impatto ambientale e urbanistico della nuova costruzione.
«Il cubo nero è una ferita aperta, un insulto a una città che ha costruito bellezza e ha detto un canone di estetica – commenta Eike Schmidt, ex direttore degli Uffizi e capogruppo della lista omonima – Ci sono sicuramente delle responsabilità, tutte da accertare e appurare fino alla fine, sia da parte di chi ha fatto i lavori – e ha cambiato colore e altezza – sia da parte di chi avrebbe dovuto – prima, dopo e durante – controllare il cantiere e lo svolgimento dei lavori. Mi auguro che la proprietà sia adesso costretta a cambiare non solo il colore del cubo. Non si tratta infatti meramente di un problema di “armocromia”, come da mesi viene paventato dalla sindaca, ma è necessario soprattutto abbassare l’altezza del fabbricato di almeno un piano. L’edificio rimarrà brutto ma almeno non sarebbe più visibile da tutte le parti, così da non violare più la prospettiva storica di Firenze e il suo bellissimo skyline».
«È una buona notizia, è un primo spiraglio nell’oscura storia dell’ex Teatro Comunale – commenta il comitato Salviamo Firenze che da tempo lotta contro la speculazione in città – Chi ha permesso tutto questo? Come è stato possibile autorizzarlo? Siamo una città o un Cubo Nero con vista Duomo? Sono domande che si è fatta la cittadinanza, chi ama Firenze, la stampa, ora se lo chiede la magistratura. Avevamo chiesto l’intervento della magistratura fin dal 21 agosto perché la città ha bisogno di sapere. Ed avevamo chiesto alla Giunta assunzioni di responsabilità, trasparenza e risposte politiche che non ha dato né su questo intervento ( l'unico imbarazzante impegno fu quello di parlare con la proprietà per trovare fantasiose soluzioni cromatiche) né sugli altri Cubi Neri di cui la città è piena, progetti devastanti di cui sta facendo una strenua difesa. Speriamoo che chi governa questa città non si limiti allo scontato "fiducia nell'operato della magistratura"». «Anche in quest’occasione le opposizioni non hanno perso tempo e hanno scelto la strada della solita strumentalizzazione politica – dicono i consiglieri Pd Milani, Innocenti e Balli – Il Partito democratico non segue ordini di scuderia ed esprime piena fiducia nel lavoro della magistratura, massimo rispetto per le indagini in corso, totale fiducia nel lavoro degli uffici».
