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Le indagini

Tragedia di Porcari, l’ultima telefonata del 22enne al 118: «Venite, mia sorella ha perso conoscenza»

di Pietro Barghigiani

	La famiglia uccisa dal monossido in casa
La famiglia uccisa dal monossido in casa

Le parole di Hadjar prima di perdere i sensi. Stordito dal gas ha dato l’indirizzo agli operatori con il civico sbagliato e i soccorsi sono arrivati dopo quasi due ore

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PORCARI. Sdraiati sul pavimento in una camera da letto trasformata in una camera a gas. Quello che non si avverte nell’aria, ma che uccide nel più subdolo dei modi, in silenzio. Un’intera famiglia sterminata nella stanza dove dormiva la loro figlia più piccola. Le esalazioni di monossido di carbonio hanno ucciso padre, madre e i due figli in un’agonia che dal torpore è passata alla morte mercoledì sera – 4 febbraio – nella frazione di Rughi nel comune di Porcari.

Le vittime sono Arti Kola, 49 anni martedì, operaio verniciatore, Jonida, 43, casalinga, Hadjar, 22 anni, elettricista, e Xhesika, studentessa di 15 anni. Una quinta persona è sopravvissuta, il fratello di Arti. Entrato in casa con i carabinieri (due sono finiti in ospedale per una leggera intossicazione) ha accusato un malore indotto dal monossido e dopo una notte a Cisanello è tornato a casa.

L’intervento

I primi soccorritori hanno trovato la tavola apparecchiata per una sola persona. Era per Arti, gli altri familiari avevano già cenato. Hanno salito le scale arrivando nella camera di Xhesika, dove la scena di uno strazio indicibile si è materializzata con i quattro corpi senza vita. Nessuna speranza di salvezza.

Tragico errore

Nella catena di un destino avverso che si abbattuto sulla famiglia albanese, ci sarebbe anche l’errore involontario di Hadjar. Alle 19,58 è arrivata al 112 del Nue (numero unico delle emergenze) una richiesta di aiuto: «Mia sorella ha perso conoscenza».

Il giovane ha indicato l’indirizzo, ma ha invertito due numeri del civico. Quello esatto era via Galgani 186. Lui ha riferito un 168 (almeno 400 metri di distanza) che ha innescato i ritardi. L’ambulanza inviata dal 118 a cui il Nue aveva passato l’emergenza non è riuscita a trovare l’obiettivo.

È arrivata al 168 alle 20,03, ma era la casa sbagliata. L’operatrice ha composto il numero di cellulare del chiamante senza ricevere risposta. Con ogni probabilità il giovane era già svenuto. Nel frattempo, il personale sanitario sull’ambulanza cercava la casa in cui era stato segnalato il malore. Una ricerca fatta battendo a tappeto la strada.

Lo zio

Per venire a capo di una situazione con chiari indizi di un allarme fuori controllo, dalla centrale operativa del 118 hanno passato il numero del cellulare del giovane ai carabinieri spiegando il contesto della chiamata. I militari a quel punto sono risaliti all’intestatario del telefonino scoprendo che risultava domiciliato dallo zio. E così hanno chiamato il parente avvertendolo di quello che stava accadendo. Anche lui ha provato a telefonare al fratello e al nipote, inutilmente.

Dopo essere stato raggiunto dai carabinieri, che alle 21,44 avevano informato il 118 del civico corretto, li ha portati a casa dei suoi familiari. In parallelo sono stati avvertiti i mezzi di soccorso, arrivati alle 21, 46 perché erano sempre in zona, (dalla Croce Rossa alla Croce Verde e alla Misericordia) , in attesa dei vigili del fuoco per entrare in casa.

Dopo aver sfondato la porta per primi sono entrati due carabinieri con il fratello di Arti e un vicino di casa. I militari hanno iniziato ad aver giramenti di testa e sono subito usciti dopo aver rinvenuto i corpi. L’altro si è trattenuto qualche secondo in più ed è rimasto intossicato cadendo a terra. Quando l’équipe sanitaria e i pompieri sono entrati in casa aprendo porte e finestre non c’era più niente da fare.

Chi erano

Dopo aver vissuto in Grecia per alcuni anni, i Kola si erano trasferiti prima a Gragnano nel comune di Capannori e poi a Rughi. Avevano comprato la casa in via Galgani da qualche anno, ma erano andati a viverci da qualche mese. Il tempo di ristrutturarla e sistemarla tra arredi e impianti.

La caldaia

Tra le attività di ristrutturazione svolte in autonomia c’è stata anche quella dell’installazione della caldaia. Arti l’aveva appena comprata. Gli investigatori hanno trovato ancora il cellophane a proteggere l’impianto che è risultato collegato a una bombola del gas. Non ci sono documentazioni firmate da un tecnico sull’impianto.

Le indagini

Il pm Paola Rizzo ha aperto un fascicolo, senza indagati, per omicidio colposo plurimo. Ieri il medico legale Stefano Pierotti ha svolto un esame esterno sui quattro corpi ed effettuato un prelievo di sangue. Se l’esito del tossicologico fornirà la conferma dell’alta concentrazione di monossido, la causa del decesso avrà già avuto una risposta senza la necessità di procedere con le autopsia. Il magistrato ha disposto anche il sequestro dell’immobile affidando a un ingegnere dei vigili del fuoco l’incarico di accertare il funzionamento della caldaia.

Dal difetto di fabbricazione all’eventuale errore nell’installazione dell’impianto, la consulenza tecnica dovrà chiarire cosa ha provocato le esalazioni letali. E lo sterminio di una famiglia annientata da un killer silenzioso che fa 600 morti l’anno.

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