Il Tirreno

Toscana

Tragedia sul lavoro

Morto schiacciato dal braccio della gru a Livorno, aperta un’inchiesta: le due possibili ricostruzioni

di Stefano Taglione
Federico Ricci e la gru che lo ha travolto
Federico Ricci e la gru che lo ha travolto

Stava scaricando dei bancali di tegole. Lascia un figlio di 18 anni, il ricordo del cognato della vittima: «Era una bellissima persona, molto buona: ci mancherà moltissimo»

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LIVORNO. È morto schiacciato dal braccio meccanico che stava manovrando dal pianale del camion. Con il telecomando, da solo, stava scaricando dal mezzo pesante dell’azienda per cui lavorava – la “BigMat Casarosa” di Navacchio, nel comune di Cascina – un grosso quantitativo di tegole in cotto in un piazzale di una ditta di via Piombanti, a Shangai. “Ardenza” il nome dell’impresa. Mancavano dieci bancali, poi se ne sarebbe tornato indietro. Purtroppo, però, per cause che gli inquirenti stanno cercando di appurare, la pressa del braccio-gru si è allungata al massimo della corsa e lo ha colpito alla testa, uccidendolo sul colpo.

La ricostruzione

È una tragedia che ha sconvolto tutti quella avvenuta alle 9 di ieri mattina, venerdì 23 gennaio, nel quartiere nord di Livorno. La vittima si chiama Federico Ricci: è un livornese. Ironia della sorte, per anni, ha abitato proprio a poche centinaia di metri dal luogo dove ha perso la vita, in via della Bastia, nella stessa zona della città. Poi, nel 2004, si è trasferito alle Melorie di Ponsacco, in provincia di Pisa. Sposato con la moglie Francesca e padre di un ragazzo di 18 anni, Alessio, era un operaio del negozio specializzato in forniture edilizie fondato dagli imprenditori Ida Casarosa (di cui porta ancora la ragione sociale) e Piero Salvadori, e oggi portato avanti da Enzo Morelli e Daniela Salvadori.

Il cinquantenne, con un lungo passato da autotrasportatore, era arrivato a destinazione da non molto per la consegna della merce: aveva appena scaricato qualche bancale, poi – non è chiaro se per un malfunzionamento del braccio meccanico o per una manovra errata – è stato colpito.

I soccorsi

Il suo corpo è stato trovato fra due bancali poggiati sul resto del carico che restava da tirar giù dal cassone. «Abbiamo sentito delle urla, ci siamo tutti spaventati», raccontano alcuni abitanti delle vie limitrofe. Immediati i soccorsi. Sul posto due ambulanze della Svs, oltre all’automedica dell’Asl con a bordo il medico e l’infermiere del 118 e ai vigili del fuoco. Purtroppo, però, per Ricci è stato inutile ogni tentativo di rianimazione.

Un lavoratore coetaneo del magazzino è stato invece portato in ospedale sotto choc. Poi, in via Piombanti, sono arrivati i poliziotti della Squadra volante, i colleghi della “Mobile” con il vicequestore aggiunto Riccardo Signorelli e il personale della prevenzione e sicurezza sui luoghi di lavoro dell’Asl Toscana nord ovest, a cui è stata delegata l’inchiesta. Subito prima dell’arrivo dei familiari, a scopo precauzionale, l’automedica è stata fatta tornare fuori dal luogo della tragedia nel caso in cui i familiari di Federico, in quel momento prossimi all’arrivo, avessero avuto bisogno di assistenza sanitaria.

Le indagini

Il pubblico ministero Daniele Rosa, che coordina l’inchiesta, ha immediatamente disposto il sequestro del mezzo (recintato con il tradizionale nastro bianco e rosso insieme ai bancali da scaricare e già scaricati) e della salma, sulla quale verrà con ogni probabilità disposta l’autopsia per stabilire con esattezza le cause del decesso. Nel primo pomeriggio di ieri è stata trasferita al cimitero comunale dei Lupi dai dipendenti delle onoranze funebri della Misericordia di via Verdi. Il sostituto procuratore attende ora l’informativa per decidere se, eventualmente, iscrivere uno o più soggetti nel registro degli indagati.

I ricordi

«Era una bellissima persona, molto buona: ci mancherà moltissimo». A parlare, in lacrime, è il cognato della vittima, il livornese Andrea Magni. È il marito di Romina, la sorella di Federico, che ieri mattina è accorsa subito fuori dal deposito dove era appena morto il fratello per riuscire a capire di più sulla tragedia che ha sconvolto per sempre la sua famiglia. Con lei c’erano diversi lavoratori del punto vendita specializzato in forniture edili di via del Nugolaio: «Siamo tutti sotto choc», le loro parole.

A Livorno abitano anche i suoi genitori Mario Ricci e Daniela Bertolini, di 83 e 77 anni, molto conosciuti nel quartiere popolare della Rosa. Il presidente della Pallavolo Cascina, Luca Tremolanti, lo ricorda con affetto. «Siamo distrutti, abbiamo il cuore spezzato – commenta con la voce rotta – Federico (che faceva anche da accompagnatore ndr) era una persona eccezionale, una risorsa preziosissima per la società e per tutti noi».

Le reazioni

La morte di Ricci, autotrasportatore per una vita e da qualche mese assunto da “BigMat”, ha suscitato moltissime reazioni sia politiche che dei sindacati. «Quanto accaduto rappresenta un fatto inaccettabile e ci impone di proseguire con il massimo impegno a tutela della dignità e della sicurezza di chi lavora», le parole del presidente della Regione Eugenio Giani e dell’assessore regionale al lavoro, Alberto Lenzi. «Il cordoglio non basta più», l’urlo di rabbia della Cgil e della consigliera regionale del Movimento 5 stelle, Irene Galletti. Il sindacato, in particolare, parla «dell’ennesimo “operaicidio”». «Livorno – conclude – è la provincia toscana con la più alta incidenza di infortuni mortali rispetto al numero di occupati».

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