«Il mare si sta mangiando tutto...»: viaggio a Baratti dove l'erosione divora la costa e mette in crisi il turismo
Frana dopo frana, il materiale argilloso che costituisce la falesia del gioiello della costa piombinese è sempre più precario. I ristoratori e gli imprenditori chiedono interventi: «Le ultime mareggiate hanno peggiorato la situazione»
PIOMBINO. “Pericolo caduta massi” è la scritta che si legge sul cartello che accoglie chi scende in spiaggia a Baratti. Esattamente, all’altezza del locale “La Perla”, uno dei dieci locali della costa di Baratti, nel lembo di spiaggia che guarda verso la Villa del Barone. Il motivo del cartello è chiaro, ed è noto da anni, a tutti gli abitanti della Val di Cornia. Baratti sta crollando. Frana dopo frana, il materiale argilloso che costituisce la falesia del gioiello della costa piombinese è sempre più precario. E, di conseguenza, i lembi di spiaggia che compongono Baratti, così come le strade che portano al mare, oltre che a Populonia, sono sempre meno sicure per chi frequenta la zona. Solo negli ultimi vent’anni, la costa di Baratti ha perso 20 metri di profondità. L’ultimo punto in cui la falesia si è visivamente sgretolata è la zona immediatamente sotto la chiesina di San Cerbone, una decina di giorni fa.
Il Tirreno ha visitato il Golfo di Baratti insieme a degli imprenditori che l’estate gestiscono qua la loro attività economica. «Il mare si sta mangiando anche le scale», dice uno dei ristoratori, indicando le scalinata in legno che, appena sotto la pizzeria La Perla, è visivamente maciullata. A pezzi, anche questa. «L’inverno l’erosione del mare fa dei danni incredibili alla costa di Baratti – continua l’imprenditore –. Alcuni dei locali che sono presenti sulla costa da anni, e che sono sempre in sicurezza, oggi non li farebbero costruire. Con questa erosione, niente è più al sicuro». È all’altezza di Casa Esagono, l’opera architettonica disegnata da Vittorio Giorgini, che la roccia si fa sempre più corrosa. «In questa parte di spiaggia, l’estate ci sono delle corde legate a dei paletti che la rendono inaccessibile – continua l’imprenditore –. Ma non è più una zona sicura, dato che la spiaggia si sta riducendo sempre di più. Le ultime mareggiate non hanno fatto che peggiorare questo stato di cose. Per fortuna che le radici degli arbusti riescono a tenere la parete ancora unita».
Non più rosea la situazione per la striscia di spiaggia che guarda verso il porticciolo, in particolare davanti alla famosa Baracchina di Baratti, conosciuta anche come la “baracchina di Bernardo”. Qua vicino si trova la chiesina di San Cerbone, sotto la quale si è verificato l’ultimo crollo, in ordine temporale, della falesia. E qui parla anche l’altro ristoratore. «Abbiamo un bacino enorme di turisti ogni anno, ma Piombino, e in particolare Baratti, non è ancora pronta». Quello che chiede l’imprenditore è «che l’amministrazione spenda più soldi per Baratti rispetto a quanto fa oggi – dice –. Abbiamo il parcheggio che è arrivato quest’anno a quasi tre euro all’ora, ma dove sono i soldi riscossi? Cosa ci fa il Comune?». Un’altra cosa che l’impresario sottolinea è che «non siamo mai coinvolti nelle decisioni dell’amministrazione. Il Comune qua non chiede niente a nessuno». I turisti arrivano da tutta Italia, e anche «dalla Germania, dall’Olanda, e vengono americani – va avanti l’imprenditore –. Oltre a mettere in sicurezza Baratti, servono anche dei nuovi servizi, come delle nuove doccette per i piedi. E soprattutto, si devono sistemare le strade che portano a Baratti, che non sono all’altezza di un posto turistico».
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