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Livorno, il coltello in tasca e l’identità fasulla: una rapina degenerata in omicidio?

di Stefano Taglione
A sinistra Francesco Lassi, a destra la polizia nel palazzo dove si è consumato il delitto (foto Stick)
A sinistra Francesco Lassi, a destra la polizia nel palazzo dove si è consumato il delitto (foto Stick)

La lamina d'oro da 14mila euro, motivo dell’incontro finito in tragedia nello studio dei commercialisti di via Grande, è stata però trovata nella stessa stanza

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LIVORNO. Il coltello da cucina infilato dietro ai pantaloni. L’appuntamento con il rappresentante dei preziosi chiesto attraverso Nicola Sardi, il gioielliere che aveva conosciuto nel negozio sotto casa in via Grande, e l’identità fasulla con la quale si era presentatoLuigi Cuzzovaglia – ed era stato anche registrato nella stessa oreficeria quando si presentò per far aggiustare alcuni monili. C’è anche la pista della rapina finita in tragedia fra le ipotesi su cui stanno lavorando gli inquirenti per spiegare l’omicidio costato la vita a Francesco Lassi, l’agente di commercio di 55 anni ucciso giovedì 26 febbraio con due coltellate in una stanza dello studio del commercialista Massimo Galli. In carcere, con l’accusa di omicidio volontario aggravato, c’è Luigi Amirante, ex collaboratore di giustizia napoletano di 47 anni, un passato da «broker» della cocaina con un cumulo di condanne a 14 anni di reclusione, principalmente per essere stato preso insieme a un’altra persona con oltre cinque tonnellate di “polvere bianca”, droga che apparteneva al mondo della criminalità camorristica, a cui all’epoca era legato.

Cosa sappiamo

La procura, con il pubblico ministero Niccolò Volpe, sta cercando di approfondire ogni aspetto del delitto che ha sconvolto la città e spezzato la vita dell’agente di commercio, già candidato nel 2022 alle Comunali di Pistoia con il Movimento 5 stelle. È chiaro che, nella stanza dello studio contabile, il cinquantacinquenne c’è andato per vendere l’oro. Con sé aveva quantomeno una lamina di un etto, dal valore di circa 14mila euro, secondo gli investigatori il movente dell’omicidio. Non si sa se ne avesse altro: i poliziotti della Squadra mobile diretti dal vicequestore Riccardo Signorelli, insieme ai colleghi della scientifica, accanto al cadavere hanno trovato solo quel lingotto da cento grammi, il cui valore potrebbe comunque giustificare la pianificazione di una rapina. Sappiamo anche che a chiedere l’appuntamento era stato Amirante, e non viceversa, e che a Sardi si era spacciato per Luigi Cuzzovaglia, senza fornire il suo vero nome, probabilmente per impedire eventuali ricerche su Internet che avrebbero restituito come risultato il suo passato al fianco dei clan. Stando a quanto appurato attraverso le testimonianze di chi si trovava nelle vicinanze, inoltre, in quella stanza prima dell’accoltellamento mortale è scoppiata una lite. L’omicida, infatti, aveva addosso lievi ferite. Prima di avvalersi della facoltà di non rispondere, sia di fronte al pm che davanti al giudice, ai poliziotti ha informalmente raccontato di aver agito per difendersi. Da cosa, non si sa, visto che Lassi non era certo armato.

Gli interrogativi

Se Amirante aveva pianificato una rapina, perché allora agire in quel modo? A volto scoperto, in uno studio contabile, uccidendo poi l’agente di commercio e lasciando la lamina d’oro da 14mila euro – secondo i poliziotti il movente del delitto – accanto al cadavere? Interrogativi ai quali gli inquirenti stanno cercando di rispondere, senza l’aiuto di Amirante il cui fermo è stato convalidato e si è chiuso nel silenzio. Hanno ascoltato Nicola Sardi, dipendente della “Sardi Silver”, la società per la quale la vittima aveva un mandato per vendere e comprare oro, ma che in quel momento stava agendo autonomamente, per altri, in quanto mandatario per varie aziende orafe. Il gioielliere livornese, infatti, ha fatto solo da tramite per l’appuntamento. Non sapeva molto di quella trattativa, ha visto Lassi e Amirante entrare nella stanza – che il cinquantacinquenne poteva usare anche per affari in proprio – e poi se ne è disinteressato fino a quando, insieme allo zio Massimo Galli, non ha sentito le urla e ha visto il cadavere del suo amico. Con l’omicida, se lo è trovato davanti il titolare dello studio, in fuga dall’ufficio con il coltello da cucina insanguinato.

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