Omicidio a Livorno, chi era Amirante: l'ex «broker della cocaina»
Il quarantasettenne fermato per aver ucciso a coltellate l'agente di commercio Francesco Lassi era stato condannato a 14 anni, poi è diventato un collaboratore di giustizia. Era stato accusato della detenzione di cinque tonnellate di "polvere bianca"
LIVORNO. Gli inquirenti, analizzando il suo passato, lo descrivono come un «broker». Un intermediario d’affari attivo nel traffico internazionale di cocaina. Luigi Amirante, il quarantasettenne napoletano fermato per aver ucciso a coltellate l’agente di commercio pistoiese di 55 anni Francesco Lassi, prima di intraprendere il percorso (ora concluso) di testimone di giustizia era legato, ma non affiliato, ad alcuni clan camorristici. Abitava in via Grande, a poco più di cento metri da dove si è consumato il delitto, con moglie e figlia. «Quantomeno dal 2022», ha spiegato illustrando l’operazione di polizia appena conclusa il dirigente della Squadra mobile labronica, il vicequestore Riccardo Signorelli. Appassionato di animali, la famiglia ha un bulldog francese, da un anno e mezzo lavorava come operaio addetto alla movimentazione delle auto da immatricolare che sbarcano dalle navi in porto per la cooperativa “Porto mediceo”. Una persona che, a detta dei colleghi, non aveva mai creato alcun problema.
Le condanne
La corte d’appello di Napoli, nel 2021, lo aveva condannato a cinque anni di reclusione e 18.000 euro di multa, in concorso con un’altra persona, per aver «detenuto ai fini di cessione cocaina per un peso di 5.232,21 chili, con una quantità di principio attivo idoneo al confezionamento di 24.915 dosi medie singole, nonché tre pani di cocaina con una quantità di principio attivo idoneo al confezionamento di 13.736 dosi medie singole, unitamente a sostanza del tipo caffeina e lidocaina (quest’ultimo un anestetico locale di tipo ammidico e un antiaritmico ndr)», si legge nella sentenza. Una pronuncia che è poi passata in giudicato, dato che la Cassazione ha respinto il ricorso presentato dalla sua avvocata, disponendo per lui tre anni fa il pagamento delle spese processuali e il versamento di tremila euro alla cassa delle ammende. Sempre la corte d’appello di Napoli, il 4 marzo del 2022, lo aveva condannato per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, «riducendo a 14 anni di reclusione la pena inflitta in primo grado quale rideterminazione del complessivo trattamento sanzionatorio riferito anche ad ulteriori reati in materia di stupefacenti, giudicati con un’altra sentenza irrevocabile, ritenuti avvinti dalla continuazione con quelli “sub iudice”». Anche in questo caso, il 29 febbraio del 2024, c’era stata la conferma della Cassazione.
Il passato
Napoletano, ma nato a Torino il 28 giugno del 1978, gli investigatori stanno cercando di capire perché (e quando) Amirante sia sbarcato con la famiglia a Livorno. Nelle varie pronunce della Cassazione, in merito alla sua collaborazione con la giustizia, emerge come «le sue dichiarazioni siano state sempre riconosciute attendibili, univoche e precise». «Un proficuo apporto conoscitivo», quello da lui offerto agli inquirenti secondo i giudici supremi. «L’imputato ha tenuto un comportamento immune da censure durante la detenzione, manifestando una reale volontà dissociativa dalle logiche criminali», si legge ancora. Voleva, insomma, prendere le distanze da quel passato oscuro che lo aveva visto protagonista e che – secondo l’accusa – ora è tornato prepotentemente attuale con l’omicidio volontario aggravato dall’uso dell’arma di cui è accusato e per il quale è stato fermato dalla polizia in via Mastacchi come persona gravemente indiziata di delitto. A bloccarlo, dopo appena due ore dal delitto, sono stati gli agenti delle Uopi, le unità operative di primo intervento, le squadre specializzate della questura che intervengono nelle emergenze ad alto rischio, come le minacce terroristiche o gli atti di criminalità violenta. Lo stavano cercando, come tutte le forze dell’ordine. Ed era lì, sulla sua Toyota Yaris, con altri vestiti ma quelli vecchi, sporchi di sangue, ancora nell’abitacolo.
La casa in Calabria
Fra Napoli e Livorno, nel suo passato, emerge anche un periodo in Calabria. A Scalea, in provincia di Cosenza, dove insieme ad altri è proprietario di una casa. Ha vissuto anche qui, forse prima di trasferirsi in via Grande. Ora, invece, è in stato di fermo. Dove, visto che è un ex collaboratore di giustizia, gli inquirenti non lo rendono noto per la sua sicurezza.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
