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Chi è davvero Angelo Simionato, la vita sull'Amiata e gli scontri di Torino: «Sensibile alle ingiustizie, non può averlo fatto»

di Ivan Zambelli

	L'aggressione al poliziotto a Torino e il 22enne arrestato, Angelo Simionato
L'aggressione al poliziotto a Torino e il 22enne arrestato, Angelo Simionato

Viaggio a Montelaterone, dove è cresciuto il 22enne arrestato: «Lo conosciamo da quando era bambino, una persona sensibile e molto intelligente»

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ARCIDOSSO. A Montelaterone, quando si parla di Angelo Simionato, la prima cosa che viene in mente non sono gli scontri di Torino, per i quali il 22enne è stato arrestato. Semmai è quella di un bambino sul palco, che recita la parte di un angioletto durante uno degli spettacoli organizzati dal teatro Schabernack.

Una scena rimasta impressa nella mente degli abitanti della piccola frazione del Comune di Arcidosso, ma anche sulle pareti della sede dell’associazione culturale Melquiades, dove è esposta una foto da bambino del 22enne arrestato in flagranza differita. Un evento improvviso, che ha scosso quella piccola comunità da sì e no 150 anime. Dove tutti si conoscono, e dove il nome di Simionato viene associato a tutt’altro. Sicuramente non alla violenza.

Un paese attonito

È da qui che parte il racconto di un paese praticamente sbigottito, che sulle cronache ha letto di un ragazzo completamente diverso da quello che si ricordava. Dal teatro cittadino arriva la difesa più netta. E a farla sono i coniugi Angelika Georg e Jorg Fisher, una coppia di origine tedesca che da più di 40 anni vive in quel paesino, contribuendo alla promozione culturale tra grandi e piccoli. Loro, raccontano, nel 2016 hanno aperto all’interno dell’ala sinistra dell’ex scuola elementare l’associazione culturale Melquiades, che promuove eventi teatrali, corsi di clown e tanto altro. E tra i tanti bambini o giovani ragazzi che hanno partecipato alle loro iniziative c’era anche Angelo Simionato.

Le testimonianze

«Lo conosco da quando era un bambino», racconta Angelika Georg, indicando una grande foto appena fuori da un’aula, e che ritrae il volto di quando Simionato aveva circa 10 anni. «Il ricordo che ho di lui è quello di un ragazzo d’oro, molto intelligente e sensibile. Forse proprio quella sensibilità gli ha fatto sentire maggiormente le ingiustizie che ci circondano, provando a fare qualcosa per cambiare. Certo – precisa – ciò non significa che si possa picchiare un poliziotto, ma per come l’abbiamo conosciuto non possiamo immaginare che sia arrivato a fare una cosa del genere».

Questo perché secondo i due consorti Angelo Simionato «viene da una famiglia per bene, che partecipa attivamente alle nostre iniziative». La signora Georg ci tiene a far vedere le aule della sede della sua associazione, tappezzata di foto di tanti giovani passati di lì. E tra queste foto c’è anche quella della sorella, anche lei quando era ancora una bambina, oppure alcuni cartelloni scritti dalla madre di Simionato e che riportavano alcuni aforismi. «Noi li conosciamo da sempre. Pensi – racconta – che un anno durante una recita Angelo ha partecipato vestito proprio come angelo. Questa cosa è molto emozionante perché rappresenta quello che è per noi: un angelo. E un angelo – insiste Angelika Georg – non può essere violento». Un dubbio che anche il compagno Jorg Fisher nutre: «Trovo molto strano che Angelo possa aver fatto una cosa del genere, perché non ha mai avuto pulsioni violente, di alcun tipo. E posso dirlo perché l’abbiamo visto crescere tra queste mura, insieme alla sorella ed altri ragazzi».

Se lo stupore serpeggia tra i coniugi, le cose non cambiano nel resto della frazione. Un ragazzo, poco più che 18enne, fermo a poca distanza dal teatro, in attesa di entrare dal medico che opera lì vicino, quando ha sentito i cronisti chiedere informazioni si è precipitato a fare altrettanto, spinto dalla curiosità. «Io di vista un po’ lo conosco – dice poi – abitava sotto di me. Certo abbiamo qualche anno di differenza, ma ci si conosceva di vista, ci salutavamo sempre. Ieri ( domenica, ndr) quando ho letto il nome ci sono un po’ rimasto, perché non pensavo fosse possibile». Tanto da chiedersi se quello con il cappotto rosso che si vede nel video del pestaggio del poliziotto Alessandro Calista fosse realmente Angelo.

Sicuramente questa è una brutta pagina per il piccolo borgo sul monte Amiata. Ne è sicura Stefania Cassani, della cooperativa di comunità Il Borgo, nata a Montelaterone nel 2018 proprio per tenere viva quella piccola frazione: «Siamo sempre stati in primo piano per belle cose, ma adesso invece abbiamo questa brutta parentesi che danneggia tutta la nostra comunità. In questi anni – racconta – abbiamo messo in moto una serie di attività ma oggi siamo alla ribalta per una situazione che non è nel nostro dna».

Montelaterone, tiene a dire più volte, «è una comunità tranquilla. Gli stessi genitori sono persone come tante altre, li conosciamo. Per questo dispiace sentire o leggere certe cose nei loro confronti, perché siamo convinti che loro non stanno vivendo bene questa situazione. Se noi viviamo un disagio forte, figuriamoci un genitore che vede arrestato il proprio figlio. Con questo – tiene a chiarire – se il ragazzo ha fatto qualcosa di sbagliato se ne assumerà le sue responsabilità, ma la famiglia non c’entra nulla. Così come Montelaterone. Siamo un paese tranquillo e questo vogliamo rimanere. In questi abbiamo dimostrato anche grazie alla nostra cooperativa che siamo tutt’altro che un covo di chissà quali personaggi». Cassani allora prova già a guardare già avanti. «Tra pochi giorni lanceremo il video promozionale dell’Urban trial, un percorso in bicicletta nel nostro programma di maggio. Speriamo di coprire dignitosamente questa parentesi che non ci meritiamo». 

L'arresto

Intanto è attesa per oggi la decisione del giudice sulle persone arrestate. Simionato compare nell’ormai noto video del violento pestaggio dell’agente di polizia Alessandro Calista. Lui lo si vede nelle retrovie, facilmente individuabile dalla giacca rossa, particolare che associato al volto scoperto ha comportato l’identificazione da parte delle forze dell’ordine. Simionato è stato trasferito nel carcere di Torino, dove resta in attesa della convalida. Ad aggravare la sua posizione, ci sono due denunce. La prima è per concorso in rapina in riferimento appunto al pestaggio del poliziotto, a cui i manifestanti avrebbero rubato degli strumenti in dotazione all’agente. La seconda denuncia si riferisce invece ad un altro episodio: Simionato sarebbe stato sorpreso a lanciare oggetti contundenti nei confronti dello schieramento delle forze dell’ordine, e per questo è stato denunciato per aggressione a pubblico ufficiale. Viene descritto come vicino ambienti anarchici toscani.

I genitori

Ricevuta la notizia dell’arresto del figlio, i genitori sono andati a visitarlo al carcere di Torino. Da parte loro solo poche parole rivolte ai cronisti che li attendevano fuori dall’istituto penitenziario: «Siamo brave persone, ci spiace molto per quello che è successo. Anche nostro figlio è un bravo ragazzo». Tornata nel loro paese di origine, la coppia si è chiusa dietro un profondo riserbo, circondata anche dalla discrezione degli altri abitanti del piccolo paese. All’arresto del 22enne originario di Montelaterone si aggiungono quelli di altre due persone, di 31 e 35 anni, indagate per analoghi motivi. Nel corso degli scontri che hanno fatto seguito al corteo di Askatasuna sono state bloccate e accompagnate in Questura altre 24 persone, identificate e denunciate a vario titolo per porto d’armi improprie, resistenza a pubblico ufficiale, travisamento e inottemperanza ai provvedimenti dell’autorità.

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