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Carnevale di Viareggio, i politici italiani restano giù dai carri: «Perché non contano niente»

di Simone Pierotti

	il carro “Gran Casino” con i potenti del mondo raffigurati attorno a una roulette (foto Iacopo Giannini)
il carro “Gran Casino” con i potenti del mondo raffigurati attorno a una roulette (foto Iacopo Giannini)

Lo sberleffo dei progettisti: «Nell’ordine mondiale i potenti sono altri»

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Prendendo in prestito due tormentoni della trasmissione radiofonica “La Zanzara”, il punto fondamentale - se state dalla parte del Crux - oppure il tema - se invece formate la maggioranza silenziosa - del Carnevale di Viareggio appena iniziato è questo: i mascheroni con i politici italiani sono scesi dal carro.

Dalle costruzioni alte come palazzi di tre piani alle piccole sculture trainate con i carrelli, non vi è traccia di Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Elly Schlein o Giuseppe Conte. Non che manchi la satira politica a Viareggio, anzi: i carri prendono di mira soprattutto Donald Trump, ma anche Xi Jinping, Vladimir Putin e Ursula von der Leyen. Ma i bersagli sono loro, appunto. L’Italia non ha rappresentanza, proprio al Carnevale italiano più irriverente per antonomasia.

«L’abbiamo spiegato proprio alla sfilata a un bambino che ci chiedeva come mai non ci fosse la Meloni sul nostro carro – spiega Elodie Lebigre, in gara in prima categoria – semplicemente, non conta niente: alla guida dell’Europa c’è la von der Leyen che per rialzare l’economia dell’Ue punta sul riarmo». E l’Italia che fa? «Segue passivamente gli eventi, non alza né abbassa la voce, ma l’ha sempre fatto: siamo allineati, e non siamo i protagonisti. Anzi, il fatto che non ci siano politici italiani forse è pure un bel segnale».

Nel loro carro, la famiglia Lebigre-Roger rappresenta Trump, Xi Jinping, Putin, Netanyahu e von der Leyen che giocano alla roulette, con il diavolo nelle vesti di croupier: «Se parliamo di potenti e se guardiamo le cronache internazionali degli ultimi mesi, questa è la fotografia della situazione: noi credevamo davvero all’idea di un’Europa unita, ora è diventata solo un organo economico. È la globalizzazione, baby».

Anche Alessandro Avanzini, il più titolato tra i costruttori di prima categoria con nove vittorie, ha preso di mira la presidente della Commissione europea, paragonandola a una gallina dalle uova d’oro bionica che genera strumenti di morte. «La politica italiana non conta più nulla – ribatte lui – lo scorso anno feci un carro contro la Meloni in cui le diedi apertamente della fascista, io che vengo da una famiglia antifascista: è chiaro che in questo momento l’Europa è rappresentata dalla von der Leyen e dal suo piano di riarmo, gli altri sono dei sudditi e contano zero sul piano della geopolitica». Guardando all’Italia, secondo Avanzini il problema non è solo il governo Meloni: «In questo momento ha poco senso fare satira sulla classe politica del nostro Paese perché non esiste un’opposizione forte, e nessuno stimola la riflessione. La partita si gioca molto di più sul fronte internazionale: la Meloni vale qualcosa solo per gli italiani, Berlusconi all’estero era preso in giro da tutti e qua era considerato un idolo».

Marialina Marcucci, dal 2016 presidente della Fondazione Carnevale di Viareggio, è sempre super partes quando si tratta di commentare le singole costruzioni. Se si tratta di commentare l’assenza totale della politica italiani dai carri, tuttavia, anche lei dice la sua: «Lo scorso anno il carro di Avanzini sulla Meloni finì pure sul New York Times: c’era nel momento in cui doveva esserci, ora forse non c’è più niente da dire e nei notiziari ce la infilano proprio perché ci va messa. Ma il tg del Carnevale, storicamente, racconta sempre in anticipo la realtà». Marcucci sottolinea infatti che «i maestri del Carnevale di Viareggio sono noti per il loro tempismo: pur dovendo presentare a giugno i progetti dei carri che sfileranno sei mesi dopo, hanno sempre anticipato i tempi. Quest’anno ci dicono che chi conta è qualcun altro e questa è l’essenza del Carnevale: la rappresentazione dei personaggi non viene mai dopo certi eventi, ma prima, e i carristi raccontano e denunciano ciò che conta davvero».

Il carrista di seconda categoria Fabrizio Galli si è guadagnato anche in passato parecchie copertine, e non solo in Italia, prendendo di mira Trump: «Tutto dipende dal soggetto che si vuole rappresentare, ma ogni anno è una storia a sé: l’anno scorso, ad esempio, la Meloni fu presa di mira su diverse costruzioni. Però di anno in anno bisogna anche cambiare bersaglio». Nel caso di Trump «le fa talmente grosse che non puoi ignorarlo, dice tutto e il contrario di tutto, è fuori dalle logiche degli ultimi anni. La Meloni, invece, sta ferma: non fa azioni eclatanti». Non solo lei, comunque: «No, Trump ha messo in difficoltà tutti: gli unici che hanno alzato la voce sono il premier spagnolo Sánchez e quello canadese Carney, gli altri sono tutti burattini senza autonomia di pensiero».


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