Il Tirreno

Montecatini

Patrimonio da recuperare

Terme di Montecatini, aste di vendita entro fine febbraio. L’amministratore unico Quercioli: «Il privato ha grande credibilità» – Video

di Luca Signorini

	Una veduta col drone della Torretta (foto Nucci)
Una veduta col drone della Torretta (foto Nucci)

Sopralluogo alla Torretta in malora per fare il punto sulla procedura di concordato. Il Comune apre allo stralcio delle imposte non versate (Imu) dalla società

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MONTECATINI. La sorgente termale scorre a fiumi e a sfondo perduto nelle viscere della Torretta abbandonata e poi della città. Consiglieri e cronisti assaggiano la fonte miracolosa che sgorga da una cascatella e da due malconci rubinetti senza soluzione di continuità e senza che qualcuno ne sfrutti e usufruisca dei benefici per corpo e spirito che un tempo frotte di curisti si contendevano. Da 25 anni almeno queste proprietà curative sono un ricordo mentre lo stabilimento va in malora (ultimo uso: un pub-discoteca di gran classe).

Il sopralluogo della commissione consiliare di controllo sulle Partecipate scatta la fotografia di quello che si immagina e che deve essere ben presente al Comune di Montecatini, 1 milione e mezzo di soldi pubblici tramite l’accensione di un mutuo serviranno per rilevare all’asta questo bendiddio e poi ne dovranno essere aggiunti forse il triplo per rimetterlo in sesto. «Ma già un paio di mesi di lavoro per ripulire il parco potranno restituire un’immagine diversa», sostiene il dirigente ai lavori pubblici Claudio Gariboldi. Può essere un inizio di rinascita ma poi ti guardi intorno tra i rovi, i tetti sfondati, il loggiato crepato, il tempietto in bilico, lo scalone deturpato. La Torretta è quella messa peggio di tutto il patrimonio termale, «purtroppo ci sono situazioni critiche anche alle Leopoldine e al Grocco, alle ex bibite gratuite, persino alla Salute che in pochissimi anni di inutilizzo si è degradata molto», dice l’amministratore unico delle Terme spa Luca Quercioli, con parole che stroncano sul nascere un brivido di lieve entusiasmo che conviene ai più romantici.

L’acqua termale

Argomento vero affrontato dalla Partecipate su impulso del suo presidente Edoardo Fanucci, consigliere comunale di minoranza. «Tema in fase di studio ed elaborazione, da sfruttare al massimo per esempio la sorgente alle Leopoldine unita al Grocco», afferma l’au Quercioli. Prerogativa essenziale tra l’altro per quel Claudio Cardini e la sua Apt Terme che ha messo sul piatto 15 milioni di euro per partecipare all’asta (punta anche alle Redi, alla Salute, al circolo del tennis). Emerge poi il dubbio che l’acqua alle Leopoldine sia balneabile o che invece occorrano nuove analisi chimiche con conseguente allungamento dei tempi di utilizzo. Per un imprenditore la seconda circostanza non è tra quelle più favorevoli. Comunque, la concessione termale è in mano al Comune fino al 2037 con possibilità di proroga di ulteriori 25 anni se la richiesta proviene entro e non oltre 18 mesi dalla scadenza.

Resort alle Terme

L’attuale Regolamento urbanistico consente già 200 posti letto, norma inserita dalla precedente amministrazione e ribadita nell’occasione dall’ex sindaco Luca Baroncini. La recente mozione votata all’unanimità dal consiglio comunale «potrà ampliare la capacità ricettiva all’interno degli stabilimenti ma poi l’indirizzo dovrà tradursi concretamente nel Piano operativo», precisano Fanucci e Baroncini. Il presidente della Partecipate ribadisce: «Servono attenzione e razionalità sugli elementi cardine del piano di rilancio. Io non sarei d’accordo nel vedere alle Terme roulotte, camper, tende e bungalow. E poi ricordiamoci che non sarà più possibile ricorrere all’ex articolo 700 del Codice di procedura civile che ci fece riavere indietro la gestione e i beni al momento del crack del gruppo ascolano (erano i primi anni Duemila, ndr)».

La rottamazione

Una mano per ridurre un poco il maxi debito delle Terme di Montecatini spa (42 milioni di euro iniziali, adesso qualcosa di meno anche grazie alla vendita all’asta un anno fa della palazzina Presidenti sede della banca Fideuram) potrebbe arrivare ancora una volta dal Comune, che sta lavorando per accedere alla possibilità consentita dalla legge di bilancio di rottamare le cartelle esattoriali inevase dalle Terme nei confronti di viale Verdi. Si tratta di una cifra di 3 milioni di euro, perlopiù di Imu non pagata. Così l’assessore alle società partecipate e al bilancio Enrico Giannini, sollecitato sul punto: «Ci stiamo lavorando, è avviato il percorso tramite gli uffici. La rottamazione è su sanzioni e interessi, quindi il tributo rimane. Accogliamo la raccomandazione sull’attenzione e la vigilanze del Comune su tutta la procedura, ma è innegabile che abbiamo creato un contesto adatto che ha saputo attirare un interlocutore di un livello tale in grado di far ripartire questo importante comparto della città», sottolinea.

Le aste

Si sbilancia Quercioli: «Il bando di vendita cosiddetto a “spezzatino” è in fase di predisposizione, dovrebbe essere pubblicato entro il mese di febbraio, poi ci saranno 90 giorni per la convocazione delle aste. Leopoldine e Grocco saranno insieme, l’offerta irrevocabile d’acquisto del privato prevede questa soluzione». «Per chiudere il concordato e sanare i creditori serve necessariamente qualcuno che affianchi gli enti pubblici Regione, Comune e Fondazione Caript – aggiunge il commercialista fiorentino – io su quello che è stato definito “cavaliere bianco” ci sono dietro da mesi, non ci sono riserve su credibilità e solvibilità del gruppo a cui fa capo. Ma d’altro canto non ho mai detto che con questa offerta si risolvano tutti i problemi della città, sarà un piano industriale a step successivi. Certamente se dovesse rilevare Leopoldine, Salute e Redi sarebbe di grande rilevanza, in quanto pesano oltre il 50% sui conti della società». La restante metà del patrimonio è appannaggio di quelli che ora sono soci pubblici e poi diventeranno proprietari: la Torretta al Comune (1,5 milioni di euro), Tettuccio, Regina ed Exclesior alla Regione Toscana (17,5 milioni), le Tamerici in pineta alla Fondazione Cassa di risparmio di Pistoia e Pescia (1,3 milioni). 

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