Il Tirreno

Firenze

L’urbanistica

Firenze, Giani contro il Cubo nero: “Figlio di un padre incerto”

di Mario Neri
Firenze, Giani contro il Cubo nero: “Figlio di un padre incerto”

Il governatore critica l’opera dalla masseria di Bruno Vespa: “Rigenerazione urbana infelice”. E il suo sembra un monito a chi ha gestito l’iter dell’ex Comunale. Salviamo Firenze: «Il responsabile facile da riconoscere». E il ministro Giuli attacca la giunta Funaro

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FIRENZE A Eugenio Giani non piace un tubo il Cubo. Per settimane è rimasto defilato, sornione, quasi spettatore di una polemica che divora Palazzo Vecchio e rimbalza tra procure e comitati. Ma alla fine dev’essere stato più forte di lui, di quest’uomo che cade in deliquio ad ogni mémoire su Firenze. Che della sua storia grande e minuta ha fatto un culto winckelmanniano. Così, a Saturnia, nella masseria di Bruno Vespa, il governatore ha rotto il silenzio: quella del dopo-Comunale è una «rigenerazione urbana che non è venuta felice», dice, il manufatto è «figlio di padre incerto». Parole scelte con lo scalpello del classicista. Note dure che in una Firenze già elettrica suonano come uno squillo di tromba.

Giani è uno che si nutre di araldica, di Cosimo e Lorenzo, di Caterina e dell’Elettrice Palatina. E lo skyline, per lui, non è un dettaglio ma un’epidermide urbana della grandezza che fu. Vedere quella roba lì stampata nel cielo - un parallelepipedo brunito, nero, deluxe, chiamatelo come volete - e piantato nel profilo cittadino, gli deve aver fatto l’effetto di una nota stonata in un madrigale. E così, mentre la procura indaga su 12 persone e passa al setaccio iter e verbali, il presidente mette un timbro politico che ha il sapore di un monito a chi ha gestito l’affair e a chi lo gestirà: più attenzione, più cura, più vigilanza sugli «step». La scossa arriva nel mezzo di un dibattito che ormai è diventato teatrale. Da una parte Salviamo Firenze, dall’altra la maggioranza che sostiene la sindaca Funaro, in mezzo una città che discute di ex Comunale, di San Gallo e di torri da 23 metri che tappano la vista e la luce ai residenti, di studentati deluxe che spuntano come funghi.

Per Massimo Torelli, portavoce del comitato Salviamo Firenze, il "padre incerto" del Cubo nero evocato da Giani è tutt’altro che un cubo di Rubik: «È facilmente riconoscibile. Anche lo zio e gli amici», punge. Riferimento, non casuale, «all’ex sindaco Dario Nardella». «In una sola battuta Giani ha affondato Nardella, Renzi e Casamonti», dice Torelli. Oppure si riferiva ad Andrea Pessina, l’allora soprintendente? Di certo, non solo. E Torelli rilancia: il governatore «si atteggia a sindaco de facto», dal traffico allo stadio fino al Cubo. «Ma chi governa davvero Firenze?».

Nel frattempo, nei corridoi di Palazzo Vecchio, Pd, Avs e Lista Funaro – ha rivelato Repubblica Firenze – lavorano a un documento che porta un titolo programmatico: una nuova «traiettoria urbanistica». La bozza, circolata tra i consiglieri, tenta una sterzata: social housing non più vincolato per 20 anni ma per sempre, ripensamento dell’area di via Mariti, più edilizia sociale nelle caserme dismesse, percorsi partecipativi sulle trasformazioni. Una mossa per uscire dall’angolo, per dire che la città non è solo rendita da magnati globali.

Ma come se non bastasse ecco che irrompe di nuovo Alessandro Giuli, per cui Firenze e la sinistra sono diventati ormai un pungiball intellettuale. Pochi giorni fa templare in Lunigiana, ora crociato contro il tempio del brutto. «A volte bisogna salvare i turisti da Firenze». Il Cubo, ricorda, è figlio di amministrazioni di centrosinistra. Poi si ferma, perché «la magistratura è sovrana».

E però la stoccata che davvero cambia il clima è quella del governatore. Perché Giani non è un commentatore: è il capo della Regione, è un pezzo di quella stessa filiera istituzionale che negli anni ha accompagnato le trasformazioni urbane. La sua uscita diventa un trend nelle chat degli assessori; tanto che alcuni, in fibrillazione, chiamano l’entourage gianiano.

Ché ormai il governatore (nei corridoi di palazzo non è più un segreto) viene vissuto come un’ombra di Banquo sul futuro della sindaca. In serata Sara Funaro chiama il presidente. Lui minimizza: la sua è solo un’opinione di gusto. Ma quando dice che quella rigenerazione «non è venuta felice», quando parla di «padre incerto», apre una crepa anche nella narrazione della giunta Funaro. È una scossa che percorre la schiena imbizzarrita di una città che da settimane dibatte, si divide, osserva lo scontro sulla propria metamorfosi. Che dopo aver cullato per secoli una cupola come icona mondiale, si arrovella su un cubo e i suoi spigoli.

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