Il Tirreno

Versilia

L’economia del litorale

Spiagge all’asta e indennizzi: adesso i balneari ricorrono alla Corte dei diritti dell’uomo. La decisione parte dalla Toscana

di Matteo Tuccini

	Uno scorcio del litorale
Uno scorcio del litorale

Nel Comune ligure di Spotorno, intanto, è stato tolto ai privati il 40% degli arenili ed è partita la polemica: «Ma non è questa la soluzione»

3 MINUTI DI LETTURA





VIAREGGIO. I balneari sono pronti a tutto pur di non mollare la partita degli indennizzi. Cioè i risarcimenti richiesti per chi perde lo stabilimento nella gara pubblica, detta popolarmente “asta” (ma non è un’asta) della spiaggia.

Di cosa parliamo

I concessionari sono determinati a voler promuovere una serie di ricorsi – una causa collettiva non è ammessa – alla Corte europea dei diritti dell’uomo. Al momento è l’Associazione balneari di Viareggio, con la consulenza degli avvocati di riferimento, a farsi promotrice di questa iniziativa. Che ha l’obiettivo di scongiurare la prospettiva attuale: perdere la gestione della spiaggia ricevendo in cambio poco o nulla, anzi vedendo incamerate – e quindi acquisite a titolo gratuito – le strutture da parte dello Stato. Un bagno di sangue economico che, secondo i balneari, significherebbe la violazione del diritto di proprietà. Per questo è stato deciso di provare la strada della Corte Ue, insistendo sulla natura di esproprio che verrebbe commesso ai danni degli imprenditori balneari.

Che la situazione dei balneari sia molto complicata non è più un segreto per nessuno. Date ormai per scontate le aste delle spiagge, che in questo momento stanno partendo su vari litorali d’Italia, sono gli indennizzi la questione chiave per evitare il collasso delle loro attività familiari. Non tutti sanno che la proprietà delle strutture costruite sulla spiaggia è privata e in mano ai balneari: se il risultato della gara assegnasse la concessione a un’altra impresa, il balneare potrebbe perdere queste proprietà in cambio di pochi euro. Oppure potrebbe perderle a zero, nel caso in cui lo Stato applicasse subito l’articolo 49 del Codice della navigazione: alla fine della concessione le strutture non rimovibili passano in mano pubblica, senza alcuna contropartita economica.

Il decreto

Ecco perché diventa determinante il decreto che il ministro Matteo Salvini sta elaborando, con tempi lunghi e annunci finora non seguiti dai fatti. Il decreto deve disciplinare gli indennizzi per i balneari, dopo la riforma approvata dal governo Meloni: inoltre, è stata promessa l’abolizione dell’articolo 49 del Codice della navigazione, che come detto rappresenta la lunga mano dello Stato su bar, ristoranti, appartamenti e tutto quanto è stato edificato sulla spiaggia in un centinaio di anni di turismo sulla costa.

Il caso Spotorno

Oltretutto, è scoppiato il “caso Spotorno”. Nel Comune ligure è stato deciso di rendere spiaggia libera il 40% del litorale, prendendo la palla al balzo delle “aste” per togliere molte concessioni ai privati. Ovviamente è partita la polemica. E i balneari temono che altre amministrazioni comunali prendano esempio.

«Il dibattito in corso sul caso Spotorno – accusa Fabrizio Licordari, presidente di Assobalneari Confindustria – sta mostrando con chiarezza una frattura profonda tra chi osserva il tema delle spiagge da una prospettiva ideologica e distante dalla realtà di tutti i giorni, e chi, invece, vive quotidianamente il territorio e ne sostiene l’economia reale. Le posizioni che ricevono il plauso di ambienti lontani dalla realtà locale trovano consenso in contesti che nulla hanno a che vedere con la vita economica e sociale di comuni come Spotorno. Non trovano invece riscontro nella società civile ed economica locale, quella che rende vivi i nostri paesi tutto l’anno. Gli stabilimenti balneari non sono un interesse isolato di pochi concessionari, ma il perno di un intero ecosistema economico che coinvolge strutture alberghiere e ricettive, attività commerciali, imprese edili e artigiane, lavoratori stagionali e famiglie».

Assobalneari

«Smantellare o indebolire questo sistema, attraverso un’espansione ideologica e non pianificata delle spiagge libere – prosegue Fabrizio Licordari – significa svalutare il turismo, ridurre la qualità dell’offerta e compromettere l’attrattività di territori che oggi competono in un mercato internazionale sempre più esigente. Il turismo contemporaneo non cerca abbandono o improvvisazione, ma spiagge attrezzate, pulite, sicure e dotate di servizi. È questa – conclude – la domanda reale dei visitatori e delle famiglie, ed è su questa domanda che negli anni si sono basati investimenti, lavoro e sviluppo».

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Primo piano
Meteo

Maltempo in Toscana, nuova ondata di piogge: temporali e neve fino a 1000 metri – L’ultima previsione

di Redazione web
Speciale Scuola 2030