Omicidio di Montecalvoli, trovata la pistola che ha ucciso Kevin: ma il movente è tutto da chiarire
Indagini serrate sulla morte del 25enne freddato in strada all’alba di San Valentino. Con il giovane accusato di aver premuto il grilletto e poi fermato ci sarebbe stata un’altra persona
SANTA MARIA A MONTE. La lite nel locale tra due gruppetti di giovani. Qualcuno di loro si conosce, tanto da avere i rispettivi numeri di telefono. Poi le chiamate per darsi appuntamento a Santa Croce sull’Arno e regolare i conti. Il Range Rover Evoque grigio di Renato Xyke arriva all’appuntamento. Ma il Fiat Doblò bianco su cui viaggia Kevin Muharremi, sul sedile del passeggero con il cugino seduto dietro e un amico alla guida non c’è.
Così ci sono altre telefonate e l’incontro mortale in via della Repubblica a Montecalvoli, una frazione del comune di Santa Maria a Monte dove abita Xyke. Cinque, forse sei colpi di pistola esplosi a distanza ravvicinata di cui almeno tre centrano Muharremi togliendogli la vita. I colpi vengono esplosi con una pistola che, secondo quanto appreso, sarebbe stata ritrovata dai carabinieri nella casa dove Xyke vive coi genitori e la sorella. Il giorno dopo l’omicidio, avvenuto all’alba di San Valentino, emergono ulteriori dettagli di una vicenda che ha profondamente colpito questa zona della Toscana a cavallo tra le province di Pisa e Firenze. Dove economia e immigrazione vanno a braccetto, legate dalla presenza di numerose concerie e aziende del settore calzaturiero.
La nottata
Una brutta storia che ha distrutto due famiglie di origini albanesi, quella della vittima, e quella di colui che, al momento, è il presunto killer. Kevin Muharremi aveva 25 anni e viveva con il fratello a Fucecchio. Insieme gestivano da circa un anno un autolavaggio lungo la strada che porta a Santa Croce. La mamma e la sorella della vittima si trovavano in Albania, ma sono rientrate in Italia non appena appresa la notizia.
Renato Xyke, 20 anni – figlio di un muratore e di una dipendente di un calzaturificio – disoccupato dopo aver fatto lavoretti saltuari e già noto alle forze dell’ordine, è stato fermato dalla polizia stradale di Bettolle sulla A1 mentre viaggiava col padre, la madre e la sorella in direzione sud proprio sulla stessa auto che poche ore prima si è fermata nella strada principale della frazione santamariamontese.
Per ora è sottoposto a fermo di indiziato di delitto con l’accusa di omicidio volontario. Nelle prossime ore la sua posizione verrà vagliata dalla procura di Arezzo. Questi gli elementi certi di una vicenda su cui c’è ancora molto da chiarire. Come, per esempio, il motivo della lite che ha generato la tragedia. In base a una ricostruzione, si pensa a uno sguardo di troppo all’interno del locale tra due dei gruppetti di giovani coinvolti. Poi qualche spintone, un accenno di rissa all’esterno e la promessa di regolare i conti in un altro posto. Ma tra chi indaga c’è la convinzione che ci fosse anche altro, visto l’epilogo a colpi di pistola. Troppo gravi le conseguenze per parlare solo dei classici futili motivi. Accertato che, nel momento degli spari, con Renato Xyke ci fosse un amico seduto sul sedile anteriore del passeggero, i carabinieri dovranno capire se il 20enne avesse con sé o meno la pistola durante la serata. O se l’abbia presa a casa per poi andare all’appuntamento in via della Repubblica.
Il puzzle
Molti i lati oscuri su cui stanno lavorando i militari dell’Arma della compagnia di San Miniato e del comando provinciale di Pisa, coordinati dal sostituto procuratore Fabio Pelosi, che stanno procedendo sotto traccia avendo comunque già ottenuto numerosi pezzi del puzzle. Alcuni elementi importanti arriveranno dall’autopsia che verrà eseguita a Medicina legale nei prossimi giorni.
C’è da capire quanti colpi di pistola hanno raggiunto la vittima e quali, eventualmente, sono stati quelli mortali, dopo che in strada i volontari della vicina Misericordia di Montecalvoli hanno praticato a lungo le manovre del caso per provare a salvare la vita a Kevin Muharremi. Mentre gli amici urlavano che il 25enne era stato ammazzato e il vicinato osservava impaurito. Ma dalle testimonianze che sono state raccolte finora dai carabinieri, il quadro comincia a delinearsi, anche se non del tutto. Fondamentale sarà la versione dei fatti che fornirà il giovane di 20 anni fermato con la famiglia in autostrada nell’Aretino. A poche ore dal delitto che ha sconvolto il comprensorio del Cuoio.
