Natale a scuola senza Gesù «nel nome della laicità»: cambiato il testo della canzone, scoppia la polemica
Grosseto, la scelta alle primarie dell’istituto comprensivo Civinini. La segnalazione dei genitori che si sono accorti che era stato tolto il riferimento religioso dal canto delle festività
MAGLIANO IN TOSCANA. È ormai una vicenda che ha travalicato i confini della Maremma quella che ha coinvolto l’istituto comprensivo “Civinini”, che comprende i plessi di Albinia, Magliano in Toscana, Fonteblanda, nella zona sud della provincia di Grosseto. Le maestre della scuola elementare di Magliano, con l’avallo della dirigente scolastica Laura Fois, hanno deciso di eliminare il nome di Gesù nel brano Jingle Bells, inserito in un spettacolo di Natale in programma il prossimo 17 dicembre ad Albinia.
I cinquanta studenti delle cinque classi da qualche giorno stanno studiando una versione in italiano di uno dei canti di Natale più conosciuti al mondo. Ma al termine della seconda strofa è stata sostituita la parola Gesù con Natale. Tanto per far capire meglio, la traduzione originale di “E dalle Alpi al mar i bimbi di quaggiù aspettano quei doni/ che regala il buon Gesù”, è stata trasformata in “E dalle Alpi al mar i bimbi di quaggiù aspettano quei doni/ che regala il buon Natale”. La dirigente scolastica, nonostante il tentativo di contattarla da parte del “Tirreno”, non ha fornito spiegazioni. Ma la scelta, molto probabilmente motivata con la necessità di rispettare i tanti bambini stranieri e di altre religioni, ha alzato un putiferio.
A evidenziare la cancellazione della parola Gesù nella canzone sono state alcune mamme della quarta, che hanno contestato immediatamente la decisione. «Me ne sono accorta – racconta la portavoce della quarta classe, che con il passare delle ore è diventata la paladina di tutto il plesso – perché mio figlio ha chiesto di aiutarlo a imparare la canzoncina di Natale e ho notato subito l’errore, anche perché nella frase non c’era la rima. Pensavo sinceramente fosse un errore ma dopo essermi confrontata con gli altri nove genitori, ho capito che era stata fatta deliberatamente. Una grandissima scorrettezza che non poteva passare sotto silenzio. Abbiamo provato a chiedere – prosegue – di inserire nella recita una canzone laica, la stessa Jingle Bells in inglese, ma le maestre, pur dispiaciute del clamore provocato, sono andate avanti».
Il primo a sostenere la protesta delle mamme è stato il sindaco di Magliano in Toscana, Gabriele Fusini, che si è conquistato i ringraziamenti bipartisan, per aver avuto il coraggio di dirlo chiaramente: la laicità non si difende attraverso la censura delle tradizioni, ma attraverso il rispetto. «Pur rispettando l’autonomia della scuola e delle insegnanti in queste scelte – scrive Gabriele Fusini, Pd, sindaco di Magliano in Toscana – e lungi da compiere ingerenze, non posso che dichiararmi contrario. La scuola, così come tutte le istituzioni pubbliche sono laiche, ma non è certo cancellando le tradizioni che si preserva e si mette in atto la laicità. Natale è un’occasione per promuovere la conoscenza, parlare delle differenze, ribadire il rispetto delle fedi e le tradizioni religiose. Ognuno si approccia al Natale come meglio crede, ma quando si parla di laicità, le azioni da compiere devono essere altre. Si garantisce la laicità quando non si fanno discriminazioni, quando la scuola dà servizi, quando aiuta le famiglie, rispetta il diritto all’istruzione – aggiunge Fusini – La nostra amministrazione, nel ricco programma di eventi, non aveva in programma di fare un presepe. Dopo questa notizia, però, abbiamo deciso di dare vita anche a un bel presepe, che sarà posto in un luogo ben visibile e apprezzabile e che metterà al centro la figura di Gesù; una figura che può essere presa a modello proprio per la sua forza simbolica: l’attenzione per i più deboli, per le minoranze, il rispetto delle differenze, l’impegno per la pace e l’armonia».
Duro anche il commento del deputato grossetano di Fratelli d’Italia Fabrizio Rossi: «Siamo di fronte all’ennesimo tentativo di annacquare la nostra identità in nome di un’idea distorta di inclusione – afferma Rossi. – Non si educa al rispetto cancellando la propria cultura, né si tutela la laicità censurando ciò che dà origine alla tradizione natalizia. Il Natale esiste perché celebra la nascita di Gesù: rimuoverlo dai canti dei bambini non ha alcuna logica, né sul piano culturale né su quello educativo. È un abuso di autorità da parte della dirigente scolastica, che impone la cultura del niente rispetto alla cultura, alla storia e alla religione dello Stato che tra l’altro le paga lo stipendio». «Altro che scuola laica: questa è una scuola miope».
È netta la posizione del consigliere regionale Luca Minucci e della responsabile provinciale istruzione di Fratelli d’Italia Guendalina Amati: «Cancellare il nome di Gesù non tutela nessuno. Non è una parola che offende, non è un pregiudizio, non è una discriminazione. È la verità storica e culturale di ciò che celebriamo. Fingere che il Natale non abbia origini religiose è un errore educativo: ai bambini dobbiamo insegnare il significato autentico delle cose, non proporre versioni annacquate per paura delle polemiche. Inclusione significa spiegare, non censurare; conoscere, non cancellare; rispettare tutti senza rinnegare ciò che siamo».
