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Montecatini, pino caduto sulla Baita di Babbo Natale. L’agronomo: «Ecco perché si indeboliscono»

di Tommaso Silvi

	Il pino caduto sulla Baita di Babbo Natale a Montecatini e l'agronomo Gianluca Burchi
Il pino caduto sulla Baita di Babbo Natale a Montecatini e l'agronomo Gianluca Burchi

Intervista a Gianluca Burchi dopo la caduta di un pino che ha provocato sette feriti: «Nella maggior parte dei casi la causa è nelle radici»

10 novembre 2023
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«Radici, tronco e chioma». Le cause della caduta di un pino sono da ricercare «sempre in uno di questi tre elementi». Perché una pianta «va toccata il meno possibile, cresce bene quando può farlo in totale libertà». Mentre invece «troppo spesso in città, i pini soprattutto vengono potati in modo scellerato, oppure mutilati per ciò che riguarda le radici. Con conseguenze che possono rivelarsi tragiche». A parlare è Gianluca Burchi, agronomo del consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria.

Tra quelle che ha elencato, qual è la causa più frequente della caduta dei pini in città? Sono diversi i casi, oltre al drammatico incidente di Montecatini.

«Quando cade un pino, nella maggior parte dei casi la causa sta nelle radici. Spesso per interventi ordinari nelle zone urbane, come scavi per linee telefoniche o installazione della fibra ottica, oppure asfaltature e opere di pavimentazione, accade che le radici superficiali vengano raschiate, o peggio ancora tagliate. Apparentemente sembra una pratica di poco impatto per la salute della pianta, ma nella realtà la rendono fragile, quindi a rischio caduta».

Questo perché le radici sono il sostegno dell’albero, nella fattispecie del pino. Giusto?

«Esatto. Ma non mi soffermerei soltanto sulle radici, perché ci sono manovre totalmente sbagliate che spesso vengono compiute su questo tipo di albero».


Quali?

«Per esempio in molti non sanno che quando vengono tagliati i rami nella parte bassa del tronco, il pino cresce in altezza. Crescendo in altezza, ce lo dice la fisica, aumenta il braccio di leva. Di riflesso diminuisce la capacità di “assorbire” il vento tipica di questa pianta».

Cosa intende quando dice che il pino ha la capacità di assorbire il vento?

«Il pioppo e l’eucalipto, per esempio, sono piante frangivento, estremamente flessibili, che proprio con la loro capacità di flettersi rispondono e resistono al vento forte. Il pino, invece, se la chioma non è stata potata in modo scellerato, come spesso accade nelle città, riesce ad assorbire il vento attraverso un movimento sussultorio. Non si flette il tronco, ma “ruota” la chioma smorzando l’effetto del vento».

I terreni saturi di pioggia possono essere una causa della caduta dei pini?

«Non la inserirei tra le cause più frequenti. I terreni zuppi d’acqua, però, possono accentuare eventuali problemi di salute già presenti nelle radici, come funghi o malattie che indeboliscono la base della pianta».

Si può dire quindi che piantare pini in zone urbane non è una buona idea?

«Mettiamola così. Indubbiamente in termini di praticità il pino in città non è la cosa migliore. Ma è anche vero che non c’è un albero migliore di altri da piantare nei centri urbani. Ogni realtà ha caratteristiche specifiche, e quindi ogni centro abitato ha la propria pianta preferita. Da decenni non vengono piantati pini nelle città, è una “moda” che risale ai tempi del fascismo, quando il pino era simbolo di grandezza. Questo significa che i pini nelle nostre città hanno quasi tutti attorno agli 80 anni. Anche l’età ha un peso quando si parla di stabilità della pianta». 


 

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