Il Tirreno

Pastorizia

Transumanza in Toscana, Carolina avvia la stagione: storia di un rito che apre le porte al turismo esperienziale

di Francesca Bandinelli

	Carolina Leonardi
Carolina Leonardi

La pastora laureata si sposta negli alti pascoli di Stazzema: il suo viaggio inizia la mattina presto dalla stalla in pianura, a Pietrasanta

31 maggio 2024
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La transumanza come stile di vita, una prolunga che mette in connessione vecchi mestieri e modernità, territorio ed enogastronomia, tendendo la mano anche ad un turismo esperienziale che sta diventando sempre più un punto di riferimento, un antidoto alla frenesia dello scorrere del tempo. Carolina, per esempio, 31 anni, laureata in Scienze agrarie a Pisa, aprirà domani la stagione delle migrazioni del bestiame in Toscana.

Lascerà il suo rifugio sul mare, a Pietrasanta, per raggiungere i freschi pascoli di Pian del Lago, al Passo della Croce, nel Comune di Stazzema, a mille metri di altitudine. Daniela figlia e nipoti di pastori, si muoverà con tutta la sua famiglia durante la prima settimana di giugno: dal Melo di Cutignano, sulla Montagna Pistoiese, raggiungerà la malga nell’Anfiteatro del Paradiso, ai piedi della cima Tauffi, una delle tre creste della Valle del Libro Aperto. È, invece, una storia fuori dal tempo, quella di Giancarlo Boschetti, 57 anni, che partirà per il suo viaggio nella prima settimana di luglio, diretto al Parco dei Cento Laghi nella Valditacca, sul versante parmense, percorrendo una trentina di chilometri in un paio di giorni. Il suo tesoro conta più o meno 200 pecore e 30 capre: «Avevo dieci anni quando ho percorso la mia prima transumanza insieme a mio padre. Per 45 anni abbiamo camminato fianco a fianco – racconta -. Dormo dentro una roulotte per quasi quattro mesi. Il nostro tempo, lassù, è scandito dalla natura. Vivo per questo mestiere: è letteralmente la mia vita, non lo cambierei per niente». I pastori-transumanti, che conducono in alpeggio le greggi e le mandrie senza ausilio di mezzi di trasporto, dormendo nei ricoveri e lavorando il formaggio a mano come una volta, raccontano così di un tempo destinato a non passare mai.

Una storia atipica

Il percorso di Carolina Leonardi è qualcosa di atipico in un mondo ancestrale dove l’esser pastore è quasi sempre qualcosa che si tramanda. I pastori sanno essere dinastia, ma c’è anche chi, come lei, in questo mondo ha saputo calarsi con delicatezza. Carolina ha imparato da sola prendersi cura del proprio gregge: è partita da 40 capi per arrivare, oggi, ad averne oltre 100. Titolare dell’azienda agricola e agrituristica “Le Coppelle Latteria Belato Nero”, nel cuore del parco delle Alpi Apuane, produce formaggi destinati alla vendita diretta e all’attività di ristorazione tipica dell’agriturismo. Il suo viaggio inizia la mattina presto dalla stalla in pianura, a Pietrasanta, transitando attraverso Ruosina e Terrinca, nell’Alta Versilia, tra borghi, boschi e mulattiere, dove, ad accogliere l’arrivo del gregge l’attendono sempre balli popolare e folklore. È da qui che turisti e curiosi, potranno aggregarsi verso l’alpeggio di Pian di Lago con una passeggiata di un’ora a cui poi seguirà il pranzo in agriturismo.

La sesta generazione

Daniela e il marito Valter mettono insieme sei generazioni di pastori. Per Daniela, quello alle porte sarà il 42esimo viaggio. «È una festa cui si uniscono tante famiglie e amici. La camminata dura tra le 2 e le 3 ore, tra campi e pascoli. La mia prima transumanza risale all’età di 6 anni. I miei genitori non sapevano a chi lasciarmi e decisero di portarmi con loro. Stavo in coda al gregge. È durante uno di questi percorsi che, quando avevo 18 anni, ho conosciuto mio marito. La nostra famiglia nasce nell’alpeggio». Questione di sensazioni e sensibilità che portano a mettere in connessione agricoltori, vecchi mestrieri, didattica, territorio e enogastronomia, trasformandosi in una freccia nell’arco del turismo fatto di esperienze uniche che sta alla base del successo dell’offerta rurale regionale che, nel 2023, ha fatto registrare 5 milioni di presenze sul territorio. Di questo ne è certo Coldiretti Toscana. «Le aziende zootecniche hanno compreso le potenzialità turistiche di questa pratica arcaica – spiega Letizia Cesani, presidente di Coldiretti Toscana –. È un’occasione per rianimare i borghi, far vivere ai turisti un’esperienza vera, a contatto con la natura e promuovere produzioni di qualità come formaggi, yogurt e gelati. A minacciare la migrazione stagionale è la presenza dei predatori, dalla notte dei tempi compagni discreti dei viaggi dei pastori, ma mai così penalizzanti il settore. Le predazioni sono la principale causa di chiusura delle stalle sp0ecie in alcune aree della regione dove le mattanze sono all’ordine del giorno».


 

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