Il Tirreno

Freddi, solitari, strani Oscar La notte senza lustrini incorona la Zhao e Hopkins

FRANCESCA LENZI
Freddi, solitari, strani Oscar La notte senza lustrini incorona la Zhao e Hopkins

La notte di Hollywood in epoca Covid: nuova sede alla Union Station e interviste a distanza Frances McDormand miglior attrice, «Nomadland» della regista cinese fa il pieno di consensi 

27 aprile 2021
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FRANCESCA LENZI

Questi Oscar s’avevano da fare e alla fine si son fatti. Posticipati a fine aprile – in ritardo di un paio di mesi rispetto alla tradizione – sono andati in scena in una veste del tutto rinnovata e adeguata ai tempi che corrono. Trattati come un film, con tanto di copione e riprese ad hoc, in un’atmosfera sicuramente più intima, hanno cercato comunque di emozionare, nonostante i limiti della pandemia.

NUOVA LOCATION

La prima novità è la location. Non più (o almeno, non solo) il Dolby Theatre di Los Angeles, ma l’Union Station dove si è tenuta a tutti gli effetti la cerimonia, con svariati collegamenti, dallo stesso Dolby, e da città come Londra, Seul, Roma, e via dicendo. Nessun pubblico entusiasta ad aspettare le star sul red carpet, e pochi giornalisti a raccontare la serata che, comunque, ha vissuto un azzeccato pre-show, “Into the Spotlight”, con le consuete interviste, ma a distanza, in una sorta di esteso ed esclusivo, party hollywoodiano.

MUSICA e poco altro

L’altra novità riuscita riguarda le canzoni, tirate fuori dalla cerimonia, realizzate con qualche ora di anticipo e presentate nel corso del pre-show. Le cose positive di questi Oscar numero 93 finiscono qui. Siamo troppo severi? Può darsi, ma la sensazione percepita è quella di un’occasione mancata, spesso lenta e povera di emozioni, fiacca e lontana dalla magia di un evento che è soprattutto spettacolo.
Non erano nemmeno partiti male questi Oscar, con l’ingresso alla Union Station di Regina King, ripresa con un unico e ravvicinato piano sequenza. Fino all’ingresso nella sala della cerimonia. Una roba, qui, molto americana che ricorda tanto quelle feste allestite da un’azienda per premiare il dipendente dell’anno. Pochi posti a sedere, tavoli posizionati a distanza, luci e colori per rendere caldo un ambiente che, tuttavia e inevitabilmente, sfigura di fronte al caro vecchio Dolby Theatre.

Viene da chiedersi, a un certo punto, come avrebbe fatto Roberto Benigni se nel 1999, invece che al Dorothy Chandler Pavilion di Los Angeles, si fosse trovato all’Union Station. Sarebbe mancata quella corsa un po’ folle sulle poltroncine con il pubblico in piedi ad applaudire l’artista di Vergaio. D’altra parte c’è la pandemia. E si sente ogni minuto di questi Oscar.

L’EPIDEMIOLOGO

Nel pre-show un’epidemiologa in abito da sera dà i consigli, ormai noti, per difendersi dal virus: mascherina, distanziamento e gel, oltre a promuovere il vaccino. Nella stessa direzione va il premio umanitario consegnato al comico Tyler Perry per aver distribuito pasti a migliaia di persone durante la pandemia. Anche Regina King, apripista dell’edizione 2021, introduce lo spettatore all’interno di una bolla: «Siamo 200 attori che hanno fatto tamponi, vaccini e controlli», ricordando le tante vite perse per colpa del virus. E, a proposito, di chi non c’è, non è mancato il momento “In memoriam” con cui l’Academy ricorda coloro che sono scomparsi nell’ultimo anno. Fra i tantissimi citati – con una musica fuori contesto e ritmo troppo veloce – anche gli italiani Ennio Morricone, Giuseppe Rotunno e Alberto Grimaldi. Dimenticato, invece, il truccatore ed effettista Giannetto De Rossi.

LE PREMIAZIONI

A ogni modo, le star si avvicendano anche stavolta sul palco. Il valzer delle premiazioni si apre con le migliori sceneggiature: vince per l’originale Emerald Fennell per Una donna promettente, la coppia Hampton e Zeller per quella non originale per The father. In un’edizione equilibrata, non si registra il film acchiappatutto, ma sicuramente ne esce da vincitrice la cinese Chloé Zhao per Nomadland (miglior regia e miglior film), seconda regista donna dopo Kathryn Bigelow e prima regista asiatica ad ottenere l’Oscar. «Nomadland è stato un viaggio folle – le parole di Zhao – Ho sempre trovato della bontà nelle persone, in ogni parte del mondo». Nomadland vince anche per l’attrice protagonista con Frances McDormand (accompagnata dal marito Joel Coen), alla terza statuetta dopo Fargo e Tre manifesti a Ebbing, Missouri. Discorso stringato per lei che, tuttavia, si lascia andare a una sentita preghiera: «Guardate i film sullo schermo più grande. Tornate al cinema». In ordine sparso, Oscar per Soul (animazione e colonna sonora), Sound of metal (montaggio e sonoro), Mank (scenografia e fotografia), Tenet (effetti speciali), Ma Rainey’s Black Bottom (costumi, trucco), Judas and the Black Messiah (canzone), My octopus teacher (documentario), Colette (corto documentario), Two distant strangers (corto), If anything happens I love you (corto d’animazione). Thomas Vinterberg (che dedica l’Oscar alla figlia scomparsa) vince il premio per il film straniero con Un altro giro, presentato da Laura Dern che cita La strada di Fellini, ricordando l’interpretazione di Giulietta Masina, mentre nel roster degli attori non protagonisti conquistano la statuetta Daniel Kaluuya (Judas and the Black Messiah) e Yuh-Jung Youn (Minari). Chiude fra le premiazioni l’attore protagonista, presentato da Joaquin Phoenix. Le previsioni alla vigilia parlavano di un riconoscimento postumo a Chadwick Boseman per Ma Rainey’s Black Bottom. A sorpresa, ha invece vinto Anthony Hopkins, alla seconda statuetta dopo quella ottenuta per Il silenzio degli innocenti. Hopkins, diventato a 83 anni l’attore più anziano a vincere un Oscar, non è presente a Los Angeles, e neppure in collegamento, e la cerimonia sui generis 2021 si chiude senza protagonista. Ieri mattina, con un video, Hopkins chiarisce l’assenza: «Eccomi nella mia patria, in Galles – dice l’attore – A 83 anni non mi aspettavo di ottenere questo premio. Voglio rendere omaggio a Chadwick Boseman che ci è stato portato via troppo presto». —

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