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Santa Croce, ora il keu diventa un materiale anti-inquinamento

di Nilo Di Modica
Una veduta del consorzio Aquarno di Santa Croce
Una veduta del consorzio Aquarno di Santa Croce

Sperimentazione ad Aquarno per utilizzare il materiale nel ciclo conciario

13 ottobre 2023
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SANTA CROCE. Utilizzare un rifiuto come il keu – il materiale al centro dell’inchiesta della magistratura – per “filtrare” un altro rifiuto, dandogli nuova vita e rendendolo potenzialmente riutilizzabile più volte. È il centro di un progetto sperimentale nominato “ReVocaLife” presentato ieri mattina al Consorzio Aquarno di Santa Croce. A partecipare alla sperimentazione, che durerà fino al 2025 e porterà anche alla costruzione di un prototipo nel piazzale del depuratore, sono anche l’Università di Pisa, varie aziende ed enti di ricerca privati quali Sime, Bcn Concerie, Compolab e la torinese Iris, grazie anche a finanziamenti dell’Unione Europea per 1,8 milioni su un totale di 3,3 milioni. «L’obiettivo è incrementare la sostenibilità dei processi produttivi, in questo caso concerie – spiega l’ingegner Andrea Giachi, direttore tecnico di Aquarno – permettendo di ridurre le emissioni di composti organici volatili, impiegando allo stesso tempo dei prodotti di scarto come i fanghi di depurazione o oli esausti. Siamo circa a metà del nostro percorso».

L’idea è trovare un nuovo materiale, ricavato da un prodotto di scarto, da porre nei filtri utilizzati nelle concerie a valle delle camere di verniciatura delle pelli. Tali camere rappresentano una delle fasi più delicate della produzione della pelle. Si spruzzano solventi che producono una gran quantità di composti organici volatili (Cov), che rappresentano un doppio problema: inquinamento dell’aria e alto consumo di acqua. «Il nostro ruolo è stato quello di supportare il resto del partenariato nella valutazione di quelle che sono le capacità assorbenti del Keu nonché quelle di emulsioni olio e acqua che vengono utilizzate in questa sperimentazione per l’abbattimento dei solventi – spiega la professoressa Maurizia Seggiani, del Dipartimento di Ingegneria civile e industriale dell’Università di Pisa –. Per quanto riguarda il Keu, abbiamo visto che dopo un ulteriore trattamento di pirolisi, raddoppia la sua area superficiale e questo ne migliora le capacità assorbenti nei confronti dei Cov».

Questi solventi sono un problema da gestire non da poco. Le emissioni di questi composti nel solo distretto conciario di Santa Croce sono stimate in circa 5 tonnellate l’anno. «A cose normali, per impedire a queste sostanze di disperdersi totalmente nell’aria, si utilizzano dei “sorbenti” (materiali all’interno dei filtri, ndc) a base di carboni attivi – aggiunge Giacomo Pacchi, responsabile progetti ricerca di Bcn Concerie –. La scommessa di questo progetto è quella di utilizzare il keu, adeguatamente trattato, al posto dei carboni attivi». Proprio la Bcn ha ospitato la realizzazione di un piccolo modello di quello che gli artefici di questo progetto chiamano “forno”, una camera di pirolizzazione in cui in particolari condizioni avviene un processo di decomposizione termochimica del keu per renderlo utile a questa nuova funzione. Modello “in piccolo” che sarà realizzato a dimensioni maggiori proprio ad Aquarno.

«Abbiamo ospitato il prototipo e i primi risultati sono confortanti – continua Pacchi –. Nella fase acqua avviene un abbattimento delle sostanze volatili: già solo intervenendo in questa fase si riesce a rendere più efficiente il processo. Per un distretto industriale come questo i risultati ci stanno indicando che il progetto potrebbe essere un punto di svolta, realizzando anche un obiettivo di economia circolare».

Vere scommesse saranno quantificare il bilancio energetico del processo, caratterizzare quantità e qualità delle sostanze in uscita dalla pirolizzazione (il “forno”) per la generazione e rigenerazione del keu, ma anche comprendere che quantità di keu possa essere investita nella produzione di questo “nuovo” materiale per filtri. «Potrà essere utilizzato anche in altri ambiti produttivi – aggiunge Bacchi –. Come quelli della verniciatura nell’automotive, nella lavorazione del legno e del trattamento termico dei rifiuti».

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