Il Tirreno

Pisa

Una città cresciuta in verticale che arrivò a contare 10mila torri

Sergio Costanzo
Una città cresciuta in verticale che arrivò a contare 10mila torri

Segno di ostentazione economica e di carenza di spazi La “decapitazione” arrivò con l’insediamento dei fiorentini

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Sergio Costanzo

La nostra città annovera nel suo tessuto urbano costruzioni antiche, alcune antichissime, sacre e profane. Potremmo riferirci a chiese, tutte assai conosciute e palazzi, noti finché si tratta di quelli sui lungarni, ma per il resto, addentrandosi in borgo o in Carraia San Gilio, l’attuale Corso Italia, già le idee si confondono. Non è scopo di questa chiacchierata tracciare la mappa dei palazzi, quanto invece puntare l’attenzione sulle trasformazioni che Pisa ha subito attraverso i secoli.

Prima che fossero iniziate le mura dette di Cocco Griffi, quelle che attualmente ammiriamo, l’abitato urbano era quasi ristretto esclusivamente al settore di tramontana della città e segnatamente in un quadrilatero compreso tra le attuali direttrici di via Contessa Matilde, via Santa Maria, lungarno Pacinotti, Borgo Stretto-Borgo Largo-via sant’Anna. Da ricordare (sempre), che Pisa fino almeno al X secolo aveva una geomorfologia completamente diversa da ora. Nata su un sistema di terre emerse e canali, deputava la sua sicurezza all’essere circondata naturalmente da acque. Per dare un’idea, la nostra Cattedrale sorge in un luogo che in antichità si chiamava Ponte, ovvero un’isola alla quale si poteva accedere soltanto attraversando ponti o giungendo in barca. La prosperità di Pisa richiamava mercanti, armatori, notabili, traduttori, studiosi di ogni parte dell’ecumene e in molti prendevano alloggio permanente.

La città dunque crebbe, non in ampiezza, ma in altezza. Per una serie di motivi, tra cui l’ostentazione economica, ma anche per ragioni di utilizzo razionale del poco spazio, l’unità abitativa denominata Casa Torre, ebbe nella Pisa medievale uno sviluppo incredibile. Sorgevano le une accanto alle altre. Dalle finestre si sporgevano bertesche e terrazzi e non era infrequente che i ballatoi di case adiacenti, si sfiorassero, si unissero. Ad una città a terra se ne sovrapponeva un’altra aerea dove era possibile circolare, saltando da una balaustra all’altra al netto di problemi di convivenza, intimità, o privacy. Il vero nemico di questa prossimità era il fuoco. Le cucine di solito erano allocate al piano più alto, così se mai un incendio si dipartiva dal focolare, poteva incendiarsi solo un piano e non tutta la casa anche se il fuoco poteva propagarsi a case adiacenti, consumando terrazzi e altane.

In più, nella turbolenta Pisa dove non erano infrequenti le lotte e le faide fra famiglie, le Case Torri subirono un adattamento agli scopi difensivi e furono create feritoie per gli arcieri e tramezzi da difesa. Già Daiberto con il Lodo delle Torri del 1088, stabilì che si riducessero le altezze delle Torri e fossero demoliti i piani in eccesso. Da questa disposizione furono esentati i Visconti e gli Albizzoni, famiglie potentissime di origine germanica. Per capire come fosse Pisa, vi invito ad andare nella chiesa di San Nicola e osservare il dipinto anonimo che ritrae San Nicola da Tolentino che protegge Pisa, mirabolante ed esaustivo esempio. Ricordo che il rabbino ispanico Beniamino da Tudela passando per la nostra città, contò nel 1167 più di 10.000 torri. Tracciare la storia di ogni singola Casa Torre è qui impossibile, tutte subirono un guasto dopo di che i fiorentini entrarono in Pisa con l’inganno. Firenze dispose che fossero abbattuti i piani alti, fossero accorpate a costituire palazzi, fossero intonacate per far scomparire la fierezza delle pietre. Oggi se ne possono ammirare resti, scampoli, monconi inglobati in corpi di fabbrica più ampi. Da un dipinto ex-voto del 1542, si evince per esempio che laddove sorge ora l’Hotel Vittoria, era presente un’alta torre che incastonava un orologio meccanico del XV secolo. La torre, fu poi abbattuta come le altre e oggi, dal retro dell’albergo è possibile ammirarne una buona porzione. Rimarco che, data la follia devastatrice fiorentina, tutte le case torri furono decapitate ed unite. L’attuale hotel Vittoria infatti incorpora anche un’altra e meno visibile torre, detta dei Vinajoli o della Sapienza. Dalla locanda medievale nomata Alla Vittoria, forse perché prospiciente a quella Porta Aurea dove le truppe pisane vincitrici di innumeri battaglie rientravano in città, originò poi l’attività imprenditoriale che è arrivata fino a noi. L’Hotel Vittoria, come avuto modo di dire tempo fa, ospitò anche il prigioniero Garibaldi, venuto a Pisa per farsi togliere la palla d’Aspromonte. Pisa, città di tesori e storie nascoste, anche nelle mura che, ignari, sfioriamo ogni giorno. —

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