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Meteo in Toscana, la previsione per l’estate: è l’anno del Super Niño – Perché non sarà una stagione “normale”

di Tommaso Silvi

	L'anomalia globale delle temperature superficiali degli oceani
L'anomalia globale delle temperature superficiali degli oceani

L’arrivo del fenomeno climatico globale modificherà piogge, temperature e stabilità atmosferica anche in Italia, con effetti che potrebbero farsi sentire già tra giugno e luglio secondo i climatologi

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Il clima globale si prepara a un nuovo scossone. I modelli internazionali indicano che nei prossimi mesi potrebbe svilupparsi un episodio di El Niño di intensità eccezionale, capace di influenzare temperature, precipitazioni ed eventi estremi in molte aree del pianeta. E quindi anche in Italia. Non si tratta di un fenomeno raro, ma questa volta le condizioni di partenza sono del tutto particolari: gli oceani sono già insolitamente caldi e questo potrebbe amplificare gli effetti del Niño, rendendo il 2026 un anno destinato a segnare nuovi record climatici. Per capire cosa sta accadendo, perché gli scienziati parlano di “Super El Niño” e quali conseguenze potremmo aspettarci anche in Europa, è necessario conoscere bene questo fenomeno, la cui origine è legata all’interazione tra i venti equatoriali e la circolazione atmosferica, un meccanismo noto ma che quest’anno appare amplificato da un contesto globale già segnato da temperature oceaniche insolitamente elevate.

Gli effetti attesi

Secondo gli esperti, il fenomeno potrebbe rafforzarsi già a luglio, innescando una serie di conseguenze su scala planetaria. In America Latina sono attesi cicloni tropicali e alluvioni, mentre in altre regioni del mondo potrebbero verificarsi ondate di caldo estremo, siccità prolungate, incendi in Indonesia e Australia e temperature anomale negli Stati Uniti. Tra agosto e settembre, gli effetti potrebbero raggiungere anche il Mediterraneo e l’Europa, con possibili ripercussioni sul regime delle piogge e sull’intensità delle ondate di calore. Un quadro che conferma la crescente estremizzazione meteorologica degli ultimi anni.

Cosa potrebbe succedere in Italia

A spiegare la portata del fenomeno è Giulio Betti, meteorologo del CNR LaMMA, intervenuto in un servizio della Rai. Betti ricorda che episodi di super El Niño si verificano «più o meno ogni dieci o vent’anni», ma sottolinea un elemento che rende questo caso diverso dai precedenti: gli oceani sono già molto più caldi del normale. Questa condizione, osserva, rende plausibile aspettarsi fasi di caldo anomalo più frequenti tra la fine dell’estate e l’autunno, insieme a fenomeni piovosi estremi. Un contesto che potrebbe accentuare ulteriormente la variabilità e la violenza degli eventi meteorologici.

Il 2026 verso un nuovo record globale

Alla luce di questi segnali, diversi centri di ricerca ritengono che il 2026 possa diventare l’anno più caldo mai registrato. Un primato che deriverebbe dalla combinazione tra il riscaldamento globale di origine antropica e un El Niño di intensità fuori scala.

Le origini del nome: dai pescatori sudamericani alla climatologia moderna

I primi a osservare questo comportamento anomalo dell’oceano furono i pescatori di Ecuador e Perù. Ogni anno, intorno a dicembre, notavano che l’acqua lungo le loro coste diventava più calda del normale, con un impatto immediato sulla pesca: meno pesce e maggiori difficoltà. Per descrivere questa corrente calda scelsero il nome “El Niño”, un riferimento al Bambino Gesù, poiché il fenomeno si manifestava proprio nel periodo natalizio. Quella semplice osservazione empirica è diventata, nei secoli, uno dei fenomeni climatici più studiati al mondo.

Come si definisce El Niño

Si parla di El Niño quando una vasta area del Pacifico equatoriale registra un aumento della temperatura superficiale di almeno 0,5°C rispetto alla media stagionale, mantenuto per cinque mesi consecutivi. Il fenomeno si presenta ogni 2-7 anni e modifica sia la circolazione atmosferica sia il clima di molte regioni. Il cambiamento più evidente riguarda gli alisei, i venti che contribuiscono a mantenere stabile la temperatura dell’oceano: quando si indeboliscono o si invertono, l’equilibrio termico si altera e l’intero sistema climatico ne risente.

Quando diventa “intenso”

Le conseguenze più gravi si verificano quando l’aumento della temperatura supera i 2°C, condizione che definisce un El Niño “intenso”. Tra gli episodi più forti mai registrati ci sono quello del 1997, con picchi di +5°C, e quello tra il 2015 e il 2016. Il termine Super El Niño, pur essendo più giornalistico che scientifico, è tornato d’attualità dopo le ultime proiezioni della NOAA, secondo cui c’è una probabilità del 61% che El Niño si sviluppi tra maggio e giugno 2026. Per il periodo novembre 2026 – febbraio 2027, i modelli indicano probabilità equivalenti (25% ciascuna) che il fenomeno assuma intensità molto forte, forte o moderata.

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