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La mossa politica

Rigassificatore a Piombino, no di Giani alla firma della proroga: da commissario per Draghi a spina nel fianco per Meloni – Gli scenari

di Luca Centini

	Il ministro Pichetto Fratin con il presidente Eugenio Giani a Piombino (foto Paolo Barlettani 2023)
Il ministro Pichetto Fratin con il presidente Eugenio Giani a Piombino (foto Paolo Barlettani 2023)

L’esecutivo costretto a uscire allo scoperto: ecco tutti gli scenari

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PIOMBINO. Il presidente della Regione Toscana non sarà più l’esecutore della strategia del governo sul rigassificatore. Eugenio Giani lo ha spiegato in modo piuttosto chiaro annunciando la sua indisponibilità a firmare la proroga dell’autorizzazione unica, attraverso la quale Snam chiede di allungare i tempi di permanenza della Italis LNG sul porto di Piombino, almeno fino a quando le istituzioni e la società non concluderanno positivamente la ricerca di una sede alternativa per il terminal gas. Proviamo a immaginare gli scenari che si potranno delineare in seguito alla “rottura” tra Firenze e Roma consumata all’ombra del rigassificatore.

Il coniglio dal cilindro

Il primo scenario? L’indisponibilità a firmare la proroga da parte del commissario Giani è ininfluente. Il motivo? Lo stesso governo boccia l’istanza di Snam e, come un coniglio dal cilindro, chiude positivamente la ricerca di una sede alternativa. Un’ipotesi che era difficile fino a qualche mese fa, quasi impossibile adesso con i tempi sempre più stretti e gli eventuali progetti alternativi che, a meno di colpi di scena inattesi, non hanno prodotto progressi. «La nave? Quella non ce la leva nessuno!». Tanti piombinesi hanno pronunciato questa frase fin quando hanno visto l’ex Golar Tundra affacciarsi nello specchio acqueo del porto. Ecco, è sempre più difficile che abbiano preso una cantonata.

Il passo indietro

«La proroga non la firmo!». Rieccoci a Giani e al punto di partenza. E se la mancata disponibilità alla firma fosse l’anticamera di un passo indietro del presidente, che ha seguito la vicenda del rigassificatore fin da quando l’arrivo della nave era una mera ipotesi? «Non so cosa farò, lo deciderò in seguito», taglia corto il presidente contattato dal Tirreno. Un passo indietro costringerebbe il governo Meloni a nominare un commissario e uscire allo scoperto: cosa che fino ad oggi non ha fatto.

Commissario “di traverso”

Le dimissioni, certo, sono una possibilità. E se invece il commissario si mettesse “di traverso”, restando al proprio posto e decidendo di non firmare? A quel punto sarebbe il governo di centrodestra a dover consumare lo strappo finale, sollevando Giani dall’incarico commissariale e nominando un’altra persona al suo posto. Chi? Bella domanda. Magari lo stesso sindaco di Piombino Francesco Ferrari che nel giro di tre anni si troverebbe da essere leader della protesta a fianco dei comitati a commissario del governo. Fantascienza? Probabile, ma le sorprese non si possono escludere.

Il fattore compensazioni

Una partita delicata, insomma, che si intreccia necessariamente con il destino del terminal gas a Piombino e con la questione delle contropartite per la città. Il sindaco Ferrari non si è seduto al tavolo con Snam e con il governo prima dell’esito del ricorso al Tar del Lazio (battaglia persa dal Comune). Da tempo l’argomento è rimasto sullo sfondo. Non se ne sa nulla. Ora che la permanenza della nave sembra essere sempre meno in discussione, lo sguardo dei cittadini e della politica torna a puntare su questo. Se la nave resta, cosa ottiene Piombino? La domanda è lecita. E la risposta può essere determinante per scrivere il finale della storia.


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