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il caso

Lupi, attacchi agli allevamenti di Suvereto, l'associazione degli agricoltori: «È un bollettino di guerra»

Manolo Morandini
Alcuni dei capi sbranati di cui non mostriamo i dettagli
Alcuni dei capi sbranati di cui non mostriamo i dettagli

L’ultima aggressione in località Barbiconi: 14 ovini sbranati e altri 25 dispersi. Il presidente Cia: «Oltre un anno di attesa per il riconoscimento parziale del danno»

27 aprile 2021
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SUVERETO. Il bilancio della doppia strage di pecore in pieno giorno a opera di lupi per nulla intimoriti dalla presenza dei pastori a Suvereto è l’occasione per la Confederazione italiana agricoltori Cia di Livorno di tornare a segnalare lo stato di difficoltà del settore. L’ultimo attacco noto è accaduto in località Barbiconi, nei campi dell’azienda condotta da tanti anni dai fratelli Massimo, Antonello e Michele Deiola. Il bilancio è di 14 capi uccisi e lasciati sul posto, mentre ne sono spariti altri venticinque.

«È ormai un bollettino di guerra quello degli attacchi dei predatori agli allevamenti zootecnici, anche nella nostra provincia – dice il presidente Cia Livorno Pierpaolo Pasquini –. Uno stillicidio continuo. Ci sentiamo ripetere che dobbiamo abituarci, ma non può e non deve essere così».

La doppia incursione dei lupi di questi giorni a Suvereto ha causato gravi danni all’attività zootecnica sia in termini di capi persi che di calo della produzione del latte. Senza contare le spese da anticipare per lo smaltimento delle carcasse. Un attacco che allunga la fila delle predazioni a carico di allevamenti ovini, ma anche di animali domestici. Tanto che per la Cia i provvedimenti messi in atto dalle istituzioni per la prevenzione degli attacchi e la tutela degli allevamenti, si sono rivelati spesso inefficaci. Nel dettaglio, l’associazione evidenzia l’inadeguatezza delle coperture assicurative: «Ci sono franchigie, non vengono riconosciuti i danni indiretti ma solo il danno certificato dal veterinario, bandi della Regione con cadenza annuale, quando va bene, dove l’agricoltore deve attendere magari anche oltre 15 mesi prima di vedere riconosciuto almeno parzialmente il danno subito».

Risalgono alla fine degli ani Ottanta i primi fenomeni consistenti di predazioni nei confronti degli allevamenti zootecnici, principalmente di ovini. «Se in un primo momento il fenomeno era circoscritto ai territori della Comunità montana dell’Amiata, oggi le predazioni riguardano l’intero territorio regionale – rileva Pasquini –. Contemporaneamente all’evolversi di questa situazione, danni da ungulati e predatori, si è assistito a una progressiva diminuzione degli allevamenti». Che conclude: «L’attività economica viene messa fortemente in discussione. Mi domando se è chiaro a tutti, alle istituzioni e a coloro che devono prendere le decisioni, che l’allevatore merita il riconoscimento di entità economico-produttiva che contribuisce al mantenimento e salvaguardia dell’ambiente, ultima roccaforte di agricoltura nelle aree marginali e svantaggiate e che produce ricchezza per la collettività». –


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