Il Tirreno

Il racconto

Il primo vaccinato a Massa Carrara, un anno dopo: «Capisco le remore, ma è sicuro»

Manuela D'Angelo
Guido Bianchini mentre viene vaccinato dalla moglie Laura Dell'Amico
Guido Bianchini mentre viene vaccinato dalla moglie Laura Dell'Amico

Guido Bianchini, responsabile del reparto Covid dell'Ospedale delle Apuane, torna a parlare e traccia un bilancio. A somministrargli il siero fu la moglie, Laura Dell'Amico

29 dicembre 2021
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MASSA. Fu il primo cittadino-dottore a vaccinarsi il 27 dicembre del 2020 (fu la moglie, Laura Dell’Amico, a somministrargli il siero) e dopo un anno di pandemia, dura e dolorosa, Guido Bianchini, responsabile del reparto Covid del Noa di Massa, torna a parlare del virus e traccia un bilancio di questa esperienza.

«Non ho mai smesso di lavorare con il mio team nel reparto Covid dell’ospedale di Massa –; racconta –;. È stato un anno lunghissimo, faticoso; alcuni della mia squadra hanno chiesto di poter essere sostituiti, sfiancati dal lavoro estenuante contro il virus; altri sono rimasti pieni di entusiasmo come il primo giorno e ai nuovi che sono arrivati abbiamo trasmesso il desiderio di dare il massimo, per superare i momenti più critici. Feci per primo la prima dose di vaccino anti Covid – continua Bianchini –; e quel giorno di un anno fa mi sentii orgoglioso, speranzoso, non un super uomo, ma un privilegiato, perché avevo potuto vaccinarmi subito e avrei tenuto me e i miei cari più lontani dal virus. Ho perso amici nella pandemia – continua – colleghi amatissimi come Marco Morale, che era stato sul campo in questa guerra insieme a noi senza mai mollare; ho visto pazienti gravissimi andarsene dopo settimane di agonia; abbiamo avuto paura di non farcela, di non avere posti letto disponibili, poi c’è stata una tregua, la campagna di vaccinazione che ha preso piede, e le estati con meno contagi. Se devo essere sincero, a un anno dall’inizio della pandemia, speravo di poter dire che avevamo superato tutto. Non è così, ma anche se continuiamo a contagiarci e troppo in fretta, rispetto al 2020 il quadro è molto diverso, è straordinariamente migliore e questo grazie ai vaccini. Non ci sono paragoni: un anno fa morivamo a centinaia al giorno, oggi no; il virus muta e ci infetta ancora, ma i suoi effetti sulle persone vaccinate sono molto più lievi e la tendenza al mutamento la teniamo sotto controllo».

Bianchini dice che c’è un altro aspetto di questo anno di pandemia che ricorda con «molto dolore»: ed è il numero dei decessi, «che ancora oggi ci fa risultare la provincia con il maggior indice di mortalità per Covid di tutta la Toscana. Noi un anno fa, con la prima ondata di contagi, abbiamo affrontato una guerra molto più dura rispetto ad altri territori del centro Italia, penalizzati dalla nostra posizione-cerniera a contatto con le zone del nord più colpite dal virus, e la nostra popolazione, la più anziana della Toscana e quella con il maggior numero di ricoverati nella Rsa, 2500 nella sola Lunigiana, ha pagato un prezzo altissimo. Il nostro tessuto sociale, così debole, non ha retto al coronavirus e le perdite sono state enormi». Ma lui continua ad avere speranza, come quel giorno di un anno fa, quando per primo si vaccinò e iniziò a diffondere la cultura del vaccino. «Mi meraviglio perché ho a che fare con cittadini no vax che accettano di farsi curare altre patologie attraverso terapie molto meno sperimentali dei vaccini anti Covid. Capisco le remore, ma i vaccini oggi sono sicuri e il livello di sicurezza è molto superiore ad alcuni farmaci con cui curiamo le polmoniti, ad esempio. Per questo continuerò ad appellarmi alla popolazione apuana affinché si vaccini, se ancora non lo ha fatto, e faccia la terza dose appena possibile, se invece ha già concluso il primo ciclo. È davvero il solo modo per superare la pandemia». 

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