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Il teorico dello “sport popolare” in Bundesliga: «Andate avanti, Livorno sia apripista per l’Italia»

di Alessandro Lazzerini
Il teorico dello “sport popolare” in Bundesliga: «Andate avanti, Livorno sia apripista per l’Italia»<br type="_moz" />

Markus Niederwieser è stato consulente degli assetti tifosi-proprietà in Germania. Secondo lui la proposta può comunque rappresentare una svolta per tutto il sistema

29 maggio 2024
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Livorno Il progetto “Livorno siamo noi” adesso è davanti a un bivio. La risposta negativa di Esciua è quello che il gruppo Locatelli non si augurava. C’è dire che in giornata a spingere il progetto lanciato dall’ex uomo di Infront era arrivato anche un assist importante. Quello di Markus Niederwieser, membro dell’SLC, la società che venti anni fa fece da consulente alla Bundesliga per creare il modello del 50%+1 da cui ha preso spunto Locatelli e oggi rimane il consulente più importante della stessa lega e dei club tedeschi. «Un anno e mezzo fa ci fu un summit a Prato su questo tema – esordisce Niederweiser che vive in Romagna -. Un confronto da cui venne fuori come in Italia ci fosse bisogno id un cambiamento drastico. In Germania ci sono strutture societarie diverse, con un regolamento ben preciso e bilanci virtuosi».

Un mondo a cui si ispira il progetto di Locatelli.

«Esatto. E secondo me l’idea che si sviluppa intorno al Livorno è interessante e può esserlo anche per il calcio italiano. Conoscendo entrambi i mondi penso che sia impossibile replicare quello che viene fatto in Germania anche perché ci sono ormai 20 anni d’anticipo e una cultura diversa, ma la strada è quella giusta».

Qual è il segreto del modello tedesco?

«Che la società va avanti a tutto. Costruire una struttura importante poi fa arrivare anche i risultati, di conseguenza. C’è la voglia di costruire una struttura solida che si autofinanzia per arrivare ai risultati. Il marketing, il settore giovanile e tanti altri aspetti vengono sviluppati ai loro massimi e sono fondamentali, ma la passione del tifoso è al centro e si manifesta attraverso la sua partecipazione diretta alla gestione del “suo” club».

Un modello diverso da quello del “padrone”.

«È un modello più solido e futuribile. Pensate al Sassuolo. Il Sassuolo era Squinzi. Oggi sono curioso di vedere come andrà a finire. Con un modello del genere eviti che quando il grande imprenditore si stanca perché contestato per risultati negativi o non può più finanziare certe cifre rischi la fine».

A livello di tifosi-soci, quale obiettivo potrebbe porsi il Livorno?

«Ho visto che c’è stato un ottimo inizio con 900 pre-adesioni. La presentazione che ho seguito del Goldoni è stata sia professionale che appassionante. Possono dirvi che il Bayern è partito con meno di 40mila soci e oggi ne ha 380mila. Le persone si affiliano nel momento in cui vedono che la società è seria e lavora bene. E nel gruppo Locatelli le competenze e i valori giusti non mancano».

Esciua però ha declinato.

«È un peccato, ma non dovrà sembrare una sconfitta, perché il percorso secondo me dovrà andare avanti per essere pronto nel momento in cui possa presentarsi l’occasione in una piazza così adatta a questo tipo di progetto».

Su “Livorno siamo noi” ci sono anche le attenzioni delle istituzioni.

«Potrebbe essere un modello per tutto il calcio italiano. Le istituzioni vanno coinvolte per sviluppare al meglio il modello tedesco con tutte le particolarità che però ci sono in Italia. Un processo di “italianizzarlo” un po’. Da un piccolo fuoco come potrebbe essere Livorno, con le giuste strategie questa potrebbe essere la svolta per il futuro del calcio in Italia. Soprattutto per tante nobili piazze decadute».

Come Livorno.

«Precisamente. Livorno è una piazza che merita altre categorie e questo può essere il progetto giusto per tornare lì dove le compete, costruendo però qualcosa di unico. Io guardo a “Livorno siamo noi” con interesse e simpatia. E se dovesse andare a buon fine, magari un giorno ci vedremo al Picchi». l

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