Livorno, arrestato il rapinatore con le protesi: stava colpendo per la quarta volta
I poliziotti lo hanno fermato in via Solferino, nel minimarket “New Asian”. L’ultimo assalto col coltello la scorsa notte: ha lanciato bottiglie e pestato il titolare, distruggendo la cassa del negozio. Fondamentale l'intervento di tre cittadini che hanno difeso il commerciante Hosan Md Jafor, nell'ultimo finito per tre volte all'ospedale
LIVORNO. Per la quarta volta in meno di un mese ha rapinato Hosan Md Jafor, il titolare del minimarket “New Asian” di via Solferino, sul Pontino. Gli ha mostrato un coltello, lanciandolo verso il muro e colpendo il commerciante con una bottiglia di birra appena rubata. Poi, grazie all’intervento di tre cittadini di passaggio e all’arrivo della polizia, è stato fermato.
Il trentacinquenne livornese Nicolò Lubrani, il cosiddetto «rapinatore con le protesi», è stato arrestato dalla Squadra volante della questura. Gli agenti dell’ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico di viale Boccaccio, guidati dal commissario capo Gabriele Nasca, lo hanno bloccato all’esterno del negozio, prima che potesse fuggire. Ora è ai domiciliari: le sue condizioni di salute, infatti, lo rendono incompatibile con la detenzione in carcere, come disposto dalla pubblico ministero Sabrina Carmazzi. Nei prossimi giorni si terrà l’udienza di convalida.
Il giovane, da metà agosto e fino al 10 settembre, ha colpito per ben quattro volte il negozio di vicinato, mandando all’ospedale l’imprenditore bengalese per ben tre volte (tutte tranne la prima). L’ultima attorno alla mezzanotte fra mercoledì 9 e 10. «Sto male – racconta Md Jafor subito dopo essere stato visitato dai medici – ma sono molto rinfrancato dall’arresto, ringrazio la polizia per questo. Ho il timore che mi uccida, ora spero che non torni più». Il negoziante, nella mattinata di giovedì 10 settembre, è stato dimesso da viale Vittorio Alfieri: al pronto soccorso lo hanno curato a causa di una ferita a un occhio. E dopo poche ore era già dietro al bancone, dove lavora da solo, per scaricare le immagini del circuito di videosorveglianza interno da consegnare agli investigatori.
Alla vigilia di Ferragosto, lo ricordiamo, a seguito del secondo assalto era stato dimesso dal triage per una lesione a una mano, visto che Lubrani, fuggendo dopo la seconda rapina nel giro di poche ore aveva danneggiato la vetrata della porta, spaccandola e ferendolo indirettamente con i frammenti. In quell’occasione, Md Jafor, aveva cercato di chiuderlo dentro per prendere tempo e chiamare le forze dell’ordine, ma Lubrani era riuscito a spaccare tutto. «Nonostante le protesi, è fortissimo», erano state le parole al Tirreno della vittima.
Fondamentale ai fini dell’arresto di mercoledì sera l’azione di tre cittadini che, di fronte al sopruso, hanno deciso di non voltarsi dall’altra parte. Oltre a due uomini originari del Lazio, per la precisione della provincia di Latina, a entrare in azione in difesa dell’imprenditore bengalese è stato il livornese Ruggero Guiggi, l’uomo che per primo ha chiamato il 112. Lo ha fatto prima che Lubrani si palesasse nell’attività commerciale, vedendo la sua foto sull’articolo pubblicato dal Tirreno in merito alla terza rapina (ora sono quattro) nel giro di un mese. Memore dell’immagine pubblicata, lo ha riconosciuto, mentre era seduto su una panchina sul Pontino, soffermandosi sulle protesi.
«L’ho notato vicino al negozio – le parole del cittadino labronico, che abita in zona e ha poi fornito la sua testimonianza in questura – e ricordando l’immagine vista sul Tirreno ho subito allertato la polizia di Stato, dicendo che era lì. Poi sono andato da Hosan, nel minimarket, avvertendolo che si trovava nelle vicinanze. Lui all’inizio non capiva ciò che gli stavo dicendo, poi ha compreso e quando se ne è reso conto, da via Santo Stefano, il rapinatore ha fatto capolino. È entrato, ha preso tre birre e, siccome non voleva pagarle, gliene ha tirata una addosso. Poi gli ha mostrato un coltello, lanciandolo su una parete. Hosan ha provato a difendersi con un bastone, poi insieme agli altri due passanti lo abbiamo aiutato, consentendo agli agenti delle volanti di fermarlo».
I tre hanno rischiato a loro volta di essere aggrediti, vista l’arma bianca in possesso del trentacinquenne. Lubrani non ha opposto resistenza ed è stato poi accompagnato in questura per essere identificato e su disposizione della pubblico ministero di turno Sabrina Carmazzi è stato arrestato in flagranza di reato. Ora l’imprenditore bengalese spera di poter tornare a lavorare serenamente, visto che al Tirreno aveva più volte ripetuto di temere per la sua incolumità.
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