Monticello Amiata, il paese che sfida lo spopolamento: gli elementi-chiave della rinascita e un’estate 2026 da tutto esaurito
Piccoli paesi destinati a morte certa? Dal territorio comunale di Cinigiano un messaggio differente: fatto di turismo, cultura delle radici, aggregazione
Circa un anno fa il Piano strategico nazionale 2021-2027 dichiarò sostanzialmente le aree interne del nostro Paese “destinate a morte certa”. È proprio così? Monticello Amiata con il suo presente, sembra oggi la raffigurazione plastica di quanta frettolosità (interessata?) ci sia stata nell’elaborazione di quella “strategia”, contrapposta a una realtà che in provincia di Grosseto e non solo proprio negli ultimi anni racconta una gran voglia di sopravvivere. Anzi, di vivere un nuovo futuro. Ecco un viaggio nella realtà di Monticello.
GROSSETO. Se fosse entrata in vigore la “Strategia nazionale aree interne” o territori “a forte rischio di spopolamento” nella versione originaria, Monticello Amiata sarebbe stato uno dei 4000 “borghi” con «processo di spopolamento irreversibile», da avviare a un ineluttabile destino di abbandono, purché «socialmente dignitoso per chi vi abita».
Le contestazioni di amministratori ed esperti, tra cui i firmatari del “Manifesto per la salvaguardia e la rigenerazione dei paesi”, costrinsero il Governo a una correzione del Piano strategico nazionale 2021-2027 entrato in vigore nel luglio 2025, che però non prevede nessuna vera strategia di ripresa, né apprezza il valore di un modello di abitare diverso da quello della città, da allora in un processo crescente di crisi.
Dunque, per questo come per altri paesi – paesi, non borghi, scriveva lo storico Rossano Pazzagli – era inevitabile prevedere un destino di “eutanasia”.
Monticello Amiata, il paese alle pendici del Monte Amiata
«Monticello Amiata è situato a 734 metri sul livello del mare, lungo la strada che conduce verso il Monte Amiata e in prossimità della riserva naturale regionale di Poggio all’Olmo. L’agglomerato urbano conta circa 400 abitanti mentre la frazione ne conta circa 500».
Così il sito del suo Comune, Cinigiano, presenta l’unica area di montagna del territorio collinare. Quest’area che “segna il definitivo passaggio dalla collinare valle dell’Ombrone al Monte Amiata”, conserva i caratteri naturali che in un passato piuttosto lontano la identificavano come stazione turistica.
La sceglievano negli anni Cinquanta grossetani, in parte eredi di famiglie del luogo andate ad alimentare l’esplosione demografica del capoluogo Grosseto, in parte toscani, cui erano noti i boschi meta di cacciatori.
Nel frattempo, nel paese invecchiato le botteghe degli artigiani sono memoria, lungo le strade del paese alto molte finestre sono chiuse, ma non è escluso ipotizzare, in contrasto con l’ineluttabilità del declino, un nuovo inizio.
Turismo e nuove attività per rilanciare il paese
Se ne percepiscono chiaramente i segni, che si tratti di novità assolute o dell’iniezione di linfa nuova in esperienze avviate da tempo.
Il primo esempio di metamorfosi è il Camping Lucherino, antico nel toponimo – il lucherino è un fringuellide minuscolo definito “socievole” ed “errante” su spazi “a corto raggio” –, novecentesco nella trasformazione di un’area di castagni e frutteto in campeggio.
È del 1978 il progetto, all’epoca temerario, di creazione di un piccolo numero di piazzole in una superficie di bosco, con annesso un ristorante di buona cucina, sopravvissuto felicemente fino al 2025, anno d’inizio di un percorso innovativo.
Chi ha intuito che lo spazio neutro aveva le potenzialità per trasformarsi in luogo, per una interazione più stretta fra natura e quanti lo avrebbero scelto, riconoscendogli una vocazione che è riduttivo definire turistica, sono stati due giovani, Joanna e Mike, da anni in Italia al lavoro nel turismo balneare, lei da Cracovia, lui da una cittadina olandese, Nijmgen. «Per noi è stato un investimento importante, una scelta di vita. Abbiamo pensato di offrire con il campeggio un’esperienza di autentico rapporto con la natura», dice Mike.
Nel progetto c’è l’idea di una convivenza fra soggetti diversi per origine sociale, culturale e nazionale, come rivelano il parcheggio e i camper. Prevalgono visitatori dell’Europa centro-settentrionale, spesso per «un’abitudine alla prenotazione precocissima, necessaria se questo continuerà a essere il trend, visto che la stagione 2026 è stata di tutto esaurito».
Dalla piscina arrivano le voci dei bambini, unica rottura di un silenzio che è uno dei caratteri ambientali della vita in tenda o in camper, o nelle tende “glamping” o nella casa mobile.
Il legame tra campeggio e territorio
C’è una relazione con il territorio, a partire dal ristorante interno al campeggio gestito da persone del paese (i tortelli di Patrizia hanno guadagnato al Lucherino una speciale fama), con il paese e le varie aziende produttrici di cibo dei dintorni, dove si possono fare degustazioni e attività ricreative.
La riflessione conseguente: non si potrebbe immaginare innesto più fondato sulla relazione fra diversità di questo: una scelta di investire sul nuovo in un paese che mantiene faticosamente una scuola d’infanzia e primaria aperte solo grazie a qualche famiglia di immigrati integratisi nella società locale, ma che evidentemente è possibile guardare con altri occhi, senza lasciarsi scoraggiare da quel che manca.
Il Riccio, la pasticceria che rinnova la tradizione
Lungo il viale che unisce la parte bassa di Monticello, che chiamano “Serraglio” (qui l’origine del toponimo è da trovare) al Santuario della Madonna di Val di Prata c’è un altro segmento di vita fra vecchio e nuovo: il ristorante pasticceria bar Il Riccio è lì da decenni, ma i dolci di Anna sono nuovi, come la cucina, preferibilmente di pesce.
«Sono arrivata qui da Porto Santo Stefano grazie al matrimonio con un monticellese. Abbiamo rilevato Il Riccio pensando di portare qualcosa di diverso: cucina di pesce. Poi è venuta la passione per i dolci, tutto a conduzione familiare».
L’edicola-bazar e il commercio di prossimità
Accanto l’edicola: con i giornali tabaccheria e piante. Federica nel commercio è “figlia d’arte”: negozio di calzature il padre, la madre uno dei due forni, al tempo in cui Monticello aveva anche un mulino e un forno in ciascuna delle due aree – alta e bassa – del paese.
Della professione di famiglia conserva il piacere della conversazione con i clienti e una speciale cura per i lettori più esigenti, in tempi di avarizia dei distributori di giornali.
Monticello Amiata cerca una nuova vita
Questa piccola comunità ha le sue storie, più o meno antiche, più o meno belle, e conserva gli angoli che i meno giovani ricordano animati, perché la trasformazione urbanistica (non tutta felice) è avvenuta fuori.
Intanto quell’agglomerato di palazzine in zona “Volpaio”, che s’incontra venendo dalla provinciale per Castel del Piano, sta rinascendo a nuova vita, dopo un periodo di abbandono. Lo dicono balconi fioriti e finestre serrate fino a un anno fa.
C’è stata un’idea progettuale, anni fa: segnare laboratori e botteghe affidando ad artisti la creazione di installazioni, per rifuggire da malinconiche nostalgie, non facile da realizzare, ma chissà.
A proposito di Piano strategico nazionale, lo spirito sarebbe quello che aleggia ora: lo spazio della memoria con lo sguardo al futuro.
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