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Rapinato dall’uomo con le protesi: è il terzo agguato nel minimarket di Livorno

di Stefano Taglione
Il rapinatore con le protesi in fuga
Il rapinatore con le protesi in fuga

Un livornese disabile, «ma fortissimo», ha picchiato il titolare del "New Asian" di via Solferino derubandolo. Lo sfogo del commerciante: «Mi ha chiesto conto dell’articolo uscito sul Tirreno dopo i primi due episodi, ho paura di lavorare»

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LIVORNO. È stato rapinato (di nuovo) dal bandito con le protesi. Un livornese – «fortissimo, nonostante l’handicap», racconta la vittima – che lo ha preso a pugni rubandogli i soldi dal registratore di cassa. Terza rapina in un meno di un mese al minimarket “New Asian” di via Solferino, sul Pontino. Le prime due dell’estate erano avvenute nella tarda serata del 13 agosto scorso e nella mattinata della vigilia di Ferragosto, quando il malvivente si era presentato nel negozio armato di coltello.

La terza, invece, nella serata di domenica 6 settembre, con la lotta a mani nude. «Quando è entrato nel mio punto vendita – il racconto del titolare, il commerciante bengalese Hosan Md Jafor – mi ha chiesto conto dell’articolo uscito sul Tirreno riguardo i due episodi agostani, quando aveva fatto irruzione col coltello portando via il fondo cassa. Poi ha iniziato a mettermi le mani addosso, picchiandomi. Sono uscito e lui è scappato con i soldi del registratore di cassa, al quale ha tagliato pure il filo elettrico, e il mio cellulare. Mi ha provocato diversi danni. Non ne posso più, è un incubo».

Si tratta, quindi – almeno secondo la ricostruzione del negoziante – della stessa persona, inconfondibile perché indossa delle protesi sotto entrambe le ginocchia, che lo aveva rapinato a ridosso del Ferragosto per ben due volte in poche ore. In quel caso, l’imprenditore, era riuscito pure a scattargli delle foto, consegnandole immediatamente agli inquirenti e anche ai numerosi colleghi proprietari del negozi di vicinato bengalesi per metterli in guardia da questa persone, «che crea problemi alle nostre attività commerciali», spiegano altri negozianti asiatici che da tempo operano in città e sono molto apprezzati.

Alcuni colleghi di Md Jafor, ad esempio, una decina di giorni fa avevano sventato un furto su un’auto, bloccando il ladro in fuga all’incrocio fra via delle Galere e via Santa Barbara, consentendo agli agenti delle volanti di fermarlo, identificarlo e denunciarlo per danneggiamento aggravato. «Non capisco come mai quest’uomo sia ancora in giro – prosegue Md Jafor, tornando alla rapina da lui subita domenica 6 – speravo che lo arrestassero, io l’ho denunciato e le forze dell’ordine mi hanno esortato a continuare a sporgere querela. Ma cosa devo fare? Ho paura, non lavoro più in condizioni di sicurezza. Non è possibile stare dietro al bancone e rischiare, ogni volta, di essere aggredito da questa persona. Nonostante le protesi alle gambe è fortissimo, deve essere fermato».

Anche domenica 6 settembre, dopo l’agguato, il commerciante è stato accompagnato al pronto soccorso da un’ambulanza della Misericordia di via Verdi, così come accaduto alla vigilia di Ferragosto, quando per fortuna venne dimesso nel giro di poche ore senza particolari traumi. Anche nella notte fra domenica 6 e lunedì 7 settembre, dopo essersi fatto refertare al triage di viale Vittorio Alfieri, è stato poi rimandato a casa in condizioni per fortuna non preoccupanti. Il trasporto, infatti, era avvenuto in codice giallo, il secondo livello più alto dell’emergenza-urgenza sanitaria.

Per le indagini, invece, sono sopraggiunti i carabinieri della Compagnia di Livorno, comandati dalla maggiore Federica Burzio, con una pattuglia del nucleo operativo e radiomobile, mentre ad agosto il sopralluogo era toccato alla polizia di Stato, con le volanti dell’ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico di viale Boccaccio, guidato dal commissario capo Gabriele Nasca. A indagare sulle prime due rapine, invece, è la Squadra mobile della questura, coordinata dal vicequestore Riccardo Signorelli, visto che dopo la chiamata al 112 erano intervenuti appunto i colleghi della caserma “Vittorio Labate”.

Il commerciante bengalese chiede dunque di poter riaprire il negozio in sicurezza. Ora, comprensibilmente, ha paura: «Non sono ancora tornato in negozio – le sue parole ieri mattina, a quasi 48 ore dall’agguato, dopo che era riuscito a riattivare la scheda sim del suo telefonino – e non so neanche esattamente quanti soldi mi abbia sottratto, devo contarli. Ho timore di tornare a lavorare, ma non posso fare altrimenti, sennò come faccio a vivere?».

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