Gerfalco, viaggio nel borgo toscano dove vive il silenzio: cosa vedere nel paese che fu dei minatori
Durante l’estate questo angolo della Maremma si ripopola: tornano i gerfalchini di un tempo, i figli e i nipoti, arrivano villeggianti e turisti
A Gerfalco non si passa per caso: ci si arriva perché lo si è scelto, oppure perché si è sbagliato strada. La provinciale sale tra i boschi delle Colline Metallifere, raggiunge il paese e lì, in qualche modo, finisce; si gira intorno al borgo e poi si torna indietro: oltre non si va. Dentro, poi, le auto quasi scompaiono. Le vie sono troppo strette, le scale tante e le case addossate alla montagna impediscono a una macchina di entrare.
La prima lezione del borgo
È forse questa la prima lezione di Gerfalco: qui si va più piano. A 774 metri di quota, alle pendici delle Cornate, il rilievo più alto delle Colline Metallifere, questo borgo medievale della Maremma grossetana è fatto di vicoli di pietra, archi, scalinate, case aggrappate al monte e boschi da ogni parte. Si sale a piedi fino alla chiesa di San Biagio, in cima al paese, e intanto il rumore si abbassa.
Il vantaggio dell’estate
D’estate, quando la pianura e le città toscane diventano roventi, Gerfalco ha un vantaggio che, con le estati di questi anni, conta sempre di più: qualche grado in meno durante il giorno e di notte anche una differenza vicina ai dieci gradi. Non è poco. E non servono piscine a sfioro o resort: basta aprire una finestra.
Un paese non perfetto
Il paese non è un paradiso, sarebbe sbagliato raccontarlo così. Ha poche decine di residenti in inverno, servizi limitati e una riqualificazione ancora da completare. Resta, per esempio, la via di mezzo e la grande scalinata centrale di accesso, costruita all’inizio degli anni Settanta e ormai fatiscente: nell’agosto dello scorso anno il sindaco Nicola Verruzzi aveva annunciato che il progetto era pronto per andare in gara, ma i lavori non sono ancora partiti.
Cosa offre davvero Gerfalco
Per il resto Gerfalco non promette troppo. Offre silenzio, aria fresca, boschi, sentieri, tavoli dove mangiare bene e una comunità che continua a tenersi insieme. E offre anche qualcosa che nelle città è diventato più che raro: bambini che possono ancora correre liberi per il paese, salire e scendere le scale, inventarsi giochi semplici e stare fuori fino a sera. A patto, naturalmente, che qualcuno riesca prima a togliere loro di mano il cellulare.
Il ritorno dell’estate
In estate il borgo si ripopola: tornano i gerfalchini di un tempo, i figli e i nipoti, arrivano villeggianti e turisti. Ci sono ristoranti, il Circolo storico e, sul finire di agosto, la musica raffinata del Festival delle Viole (23-30 agosto), dedicato alla viola da gamba e quest’anno giunto alla XVI edizione. Poco sopra il paese comincia la Riserva naturale Cornate e Fosini, oltre mille ettari di boschi, prati e rocce da percorrere a piedi. E il mare, nonostante la sensazione di essere lontani da tutto, è a poco più di mezz’ora di macchina. In trenta minuti si raggiungono alcuni dei tratti più belli della costa toscana: un tempo che, in una città di medie dimensioni, spesso non basta nemmeno per attraversarla da una parte all’altra.
La storia e il futuro
Gerfalco è stato castello e paese di minatori. La sua storia è legata all’argento, ai metalli e alle generazioni che hanno lavorato nelle miniere del territorio di Montieri. Oggi potrebbe avere un altro futuro, meno rumoroso: diventare uno di quei luoghi che non chiedono di essere trasformati, ma soltanto abitati con rispetto. Perché la cosa più preziosa, qui, non è ciò che si può aggiungere, è piuttosto ciò che è rimasto: la semplicità. Quella di una sera fresca d’agosto, di una scala di pietra, di una porta lasciata aperta, di due parole scambiate al Circolo. Gerfalco non promette la perfezione, ma la possibilità, almeno per qualche giorno, di vivere con meno.
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