Alluvione a Livorno, entro fine anno per Nogarin è attesa la sentenza della corte d'appello
La prossima udienza a Firenze il 29 ottobre, ma la pronuncia potrebbe arrivare il 15 dicembre, la seconda data messa in calendario dai giudici. L'ex sindaco ha fatto ricorso contro la condanna a tre anni in primo grado per omicidio colposo plurimo
LIVORNO. A nove anni di distanza dalla terribile alluvione, che nella notte fra il 9 e il 10 settembre 2017 a Livorno seminò morte e distruzione, la corte d’appello di Firenze potrebbe concludere il giudizio di merito, con la sentenza di secondo grado. I giudici fiorentini hanno fissato per il 29 ottobre l’udienza, nella quale verrà discusso il ricorso presentato dalla difesa dell’ex primo cittadino del Movimento 5 stelle, Filippo Nogarin, contro la condanna a tre anni di reclusione per omicidio colposo plurimo. Le parti discuteranno ed è già stata messa in calendario una possibile seconda udienza, il 15 dicembre. Non è quindi escluso che il collegio possa arrivare alla decisione entro la fine dell’anno.
La condanna a tre anni
Il 14 ottobre di due anni fa il tribunale di Livorno, con il giudice Ottavio Mosti, aveva ritenuto Nogarin responsabile della morte di Gianfranco Tampucci, Roberto Vestuti, Martina Bechini, Raimondo Frattali, Glenda Garzelli, Simone, Filippo e Roberto Ramacciotti. Tre anni di reclusione, oltre alla condanna, insieme al Comune, al pagamento di una provvisionale complessiva di circa due milioni di euro ai familiari delle vittime, già corrisposta da palazzo civico attraverso l’assicurazione. Al centro della motivazione soprattutto la mancata attivazione dell’alert-system, il sistema attraverso il quale avrebbe potuto essere diramato un avviso alla popolazione sul rischio imminente. Secondo il tribunale, l’esondazione del rio Maggiore e del fosso dell’Ardenza era inevitabile, ma non lo sarebbe stata la morte delle otto persone. Secondo la pronuncia, se adeguatamente informate, le vittime avrebbero potuto lasciare i luoghi a rischio o trovare riparo prima che l’ondata di piena raggiungesse le abitazioni. Per il giudice, dunque, non fu l’evento meteorologico in sé a determinare inevitabilmente la tragedia, ma l’assenza di una corretta attività di prevenzione avrebbe avuto un ruolo decisivo. Nogarin, secondo il tribunale, avrebbe dovuto fare di più nella sua veste di autorità comunale di protezione civile. La gestione dell’emergenza, si legge nelle motivazioni, si sarebbe sostanzialmente esaurita in pochi messaggi con le persone che quella notte erano chiamate a occuparsi della situazione.
Il ricorso della difesa
È proprio su questo punto che si concentra l’appello presentato dall’avvocata dell’ex sindaco, Sabrina Franzone. La difesa contesta la ricostruzione del primo grado e attribuisce un peso decisivo a ciò che accadde all’interno della macchina della protezione civile nelle ore precedenti alla tragedia. In particolare, nel ricorso di 89 pagine viene sottolineato il ruolo di Luca Soriani, il tecnico reperibile quella notte. Per oltre nove ore Soriani non avrebbe informato né il dirigente della protezione civile Riccardo Pucciarelli né Nogarin del grave peggioramento delle condizioni meteorologiche e degli effetti sul territorio, pur avendo ricevuto informazioni allarmanti. Una circostanza che, stando alla tesi di Franzone, avrebbe impedito al sindaco di assumere quella posizione di direzione e coordinamento che il tribunale gli ha invece attribuito. La tesi della difesa è che Nogarin non avrebbe avuto gli elementi necessari per intervenire. Lo stesso ragionamento viene fatto sull’alert-system. Per l’avvocata, nessuno degli operatori della protezione civile coinvolti nella gestione dell’emergenza avrebbe percepito per tempo la possibilità che la situazione potesse precipitare. E quando il fenomeno era ormai avanzato, lo stesso Soriani avrebbe ritenuto addirittura pericoloso procedere con l’invio dell’allerta. Ora saranno i giudici della corte d’appello a stabilire se la ricostruzione del primo grado debba essere confermata oppure ribaltata.
I due milioni già pagati
Sul piano economico, intanto, una parte della partita si è già conclusa. Il Comune ha liquidato, con i soldi dell’assicurazione, due milioni e 50mila euro di provvisionali ai familiari delle otto vittime, somme immediatamente esecutive dopo la sentenza di primo grado. Si tratta però di importi provvisori. Il risarcimento definitivo dovrà eventualmente essere determinato in sede civile una volta che le responsabilità saranno stabilite in via definitiva. E proprio qui si inserisce Pucciarelli, l’ex comandante dei vigili e della protezione civile nel settembre del 2017 che, negli ultimi mesi, la cui storia giudiziaria negli stessi mesi è stata ribaltata.
La condanna civile
Ora in pensione, era stato assolto in primo grado dal giudice dell’udienza preliminare Marco Sacquegna. Una decisione arrivata il 14 gennaio 2022 con il rito abbreviato, che prevedeva in caso di condanna lo sconto automatico di un terzo della pena e la valutazione limitatamente al fascicolo del pubblico ministero, e diventata definitiva sul piano penale, perché la procura non ha impugnato l’assoluzione. Pucciarelli, quindi, non dovrà rispondere penalmente dell’accusa di omicidio colposo plurimo. Ma la storia non è finita sul piano dei possibili risarcimenti. Alcuni familiari delle vittime – Andrea Vestuti, Maria Luisa Matteini, Filippo Meschini, Alba e Mara Tampucci, Michela De Murtas, Alessandra Bechini, Paola Risi e Giorgio Ramacciotti, assistiti dagli avvocati Massimo Manfredini, Danilo Adoncecchi, Carlo Golda e Paola Bernardo – hanno infatti impugnato la sentenza limitatamente ai capi civili. La corte d’appello di Firenze ha accolto il ricorso e, ribaltando la decisione di primo grado per quanto riguarda questi aspetti, ha ritenuto Pucciarelli responsabile. In altre parole: nessun cambiamento sulla sua posizione penale, ormai definita, ma la possibilità che in un successivo giudizio civile gli venga attribuita una quota di responsabilità per i danni provocati dalla tragedia. Intanto deve pagare le spese processuali: 2.128 euro all’avvocato Massimo Manfredini, 1.419 euro al collega Danilo Adoncecchi, 2.128 euro al legale Carlo Golda e 2.128 euro all’avvocato Paola Bernardo. Un totale di 7.803 euro.
Le responsabilità
In sintesi, a nove anni dall’alluvione, sul piano giudiziario si è arrivati a una situazione articolata e non ancora definitiva: Nogarin è stato condannato in primo grado per omicidio colposo plurimo, ma attende il giudizio d’appello; Pucciarelli è stato assolto definitivamente sul piano penale, ma è stato riconosciuto responsabile ai soli effetti civili (la pronuncia deve comunque ancora passare in giudicato); il Comune, intanto, ha già pagato le provvisionali ai familiari. E se le responsabilità dovessero essere confermate in via definitiva, si aprirà la partita dei risarcimenti definitivi davanti al giudice civile. Il conto, insomma, in caso di conferme sarà molto più alto dei 2 milioni e 50mila euro già versati. Quella somma rappresenta infatti soltanto una provvisionale, non la quantificazione finale del danno. C’è poi un altro aspetto: Comune e assicurazione, in presenza delle condizioni previste, potrebbero rivalersi nei confronti delle persone eventualmente ritenute responsabili. Potenzialmente quindi Nogarin e Pucciarelli.
La prossima udienza
L’udienza più attesa è quella del 29 ottobre a Firenze. Potrebbe essere l’ultima, forse la penultima. Attualmente non si può sapere. Davanti alla corte d’appello, in ogni caso, si discuterà il ricorso di Nogarin. Potrebbe bastare una sola udienza per arrivare alla sentenza, ma la presenza in calendario di una seconda data, il 15 dicembre, lascia aperta l’ipotesi che il processo prosegua anche alle porte dell’inverno. La decisione di secondo grado, insomma, potrebbe quindi arrivare entro la fine dell’anno. Sarà l’ultimo giudizio di merito, ma non quello definitivo perché può esserci ancora il passaggio definitivo in Cassazione, quando sul processo dell’alluvione sarà scritta la parola fine. E i familiari, finalmente, potranno conoscere l’esito delle istruttorie dibattimentali.
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