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Livorno, è ancora caos al pronto soccorso: paziente urla e sputa in sala d’attesa

di Stefano Taglione
Due pattuglie dei carabinieri fuori dal pronto soccorso (foto d'archivio)
Due pattuglie dei carabinieri fuori dal pronto soccorso (foto d'archivio)

Per placare il quarantaquattrenne livornese sono intervenuti le guardie giurate di stanza nel presidio e i carabinieri

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LIVORNO. Prima ha dato in escandescenze in casa, terrorizzando la madre. Poi, trasportato in ambulanza al pronto soccorso per essere visitato, ha proseguito nel suo comportamento folle sputando ovunque e urlando frasi senza senso. Ancora una nottata complicata al triage di viale Vittorio Alfieri, dove esasperato dalla situazione, il personale sanitario di turno non ha potuto far altro che avvertire prima la vigilanza interna, con le guardie giurate del Worsp Security Group prontamente intervenute, poi il 112.

L’arrivo dei carabinieri

Il paziente – un quarantaquattrenne livornese, nella cui abitazione i poliziotti erano intervenuti qualche giorno fa su richiesta della madre proprio perché il figlio, fuori di sé, stava facendo confusione e danneggiando arredi e pareti – proprio non ne voleva sapere di calmarsi. Ci hanno pensato i carabinieri, sopraggiunti all’accettazione con una pattuglia del nucleo operativo e radiomobile dopo la richiesta di aiuto alla centrale unica delle emergenze, a placare la sua ira. Dopodiché, sedato, è stato visitato da un medico. Tranquillizzatosi, il quarantaquattrenne è stato poi dimesso attorno alle 7 di mattina di lunedì 29 giugno, quando è tornato a casa.

I precedenti

Purtroppo non è affatto la prima volta, nel recente passato, che il personale sanitario si trova di fronte ai pazienti violenti. Nella maggior delle volte, per fortuna, non si verificano aggressioni fisiche a medici, infermieri od operatori socio-sanitari, ma offese e mancanze di rispetto sono di fatto quotidiane. Nel gennaio scorso un trentenne venne denunciato dalla polizia per aver sfondato con un estintore l’ingresso del pronto soccorso, mentre negli stessi giorni un operatore sanitario venne preso a schiaffi. L’Asl Toscana nord ovest, proprio lì, ha installato i pulsanti di emergenza che fanno intervenire vigilanza privata e poi forze dell’ordine e telecamere che servono sia per la sicurezza di pazienti e lavoratori, che per la tutela dei beni aziendali, molto spesso danneggiati da persone con problemi psichiatrici. Non più tardi di tre anni e mezzo fa venne aggredito perfino il primario, Luca Dallatomasina, picchiato da un paziente che chiedeva una Tac per il figlio: «Certi episodi non dovrebbero mai succedere, figurarsi dove salviamo le vite», furono le sue parole all’indomani dell’accaduto.

I rimedi

Sul caso delle aggressioni in ospedale si era mosso anche il prefetto Giancarlo Dionisi, convocando un comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica e predisponendo un protocollo di attuazione. L’Asl, più recentemente, ha stretto una convenzione sperimentale con l’Associazione nazionale che non sostituisce le misure di sicurezza già esistenti – come il posto fisso della polizia – ma punta a rafforzare il presidio ospedaliero. Due volontari, infatti, sono presenti tre giorni a settimana, dalle 7 alle 13, nelle aree esterne e interne. Forniscono informazioni agli utenti, segnalano soste irregolari nei parcheggi, promuovono il rispetto delle regole e possono riferire eventuali criticità alla direzione medica e al servizio di vigilanza. Senza svolgere funzioni di ordine pubblico, hanno un ruolo di supporto e deterrenza.

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