Incendio del Monte Faeta, colpo di scena: c’è un terzo indagato – Chi è e cosa vuole capire la Procura
La nuova iscrizione nel registro degli indagati apre un ulteriore fronte investigativo: gli inquirenti vogliono ricostruire ogni passaggio dell’abbruciamento nell’oliveta, verificare procedure, condizioni e responsabilità alla luce delle norme anti‑incendio e delle restrizioni in vigore quel giorno
SAN GIULIANO. C’è un terzo indagato nell’inchiesta sull’incendio scoppiato nel primo pomeriggio di martedì 28 aprile e che, nell’arco di cinque giorni, ha devastato l’area del Monte Faeta causando danni incalcolabili e mandato in fumo oltre 700 ettari di bosco Santa Maria del Giudice e Asciano Pisano con il comune di San Giuliano Terme che ha annunciato la costituzione di parte civile in un eventuale processo penale.
Il terzo indagato
La procura della Repubblica ha iscritto nel registro degli indagati anche il proprietario dell’oliveta – un commerciante lucchese – che aveva incaricato nella mattinata del 28 aprile i due giardinieri lucchesi – rispettivamente di 54 e 58 anni, titolari di altrettante ditte individuali di Lucca – di bruciare le sterpaglie e gli arbusti delle molteplici piante d’olivo sottoposte in precedenza a potatura. Il proprietario del terreno è accusato in concorso con i due giardinieri del medesimo reato: incendio boschivo colposo aggravato. Un reato commesso da chi cagiona involontariamente un incendio su boschi, foreste o vivai per negligenza, imprudenza o imperizia.
Gli interrogatori
Pure il terzo indagato sarà ascoltato a giorni, alla presenza del suo legale, dal sostituto procuratore Salvatore Giannino che il 24 giugno scorso ha già interrogato per 4 ore e mezzo (con annesso sopralluogo nel territorio dove si era sviluppato l’incendio partito dall’abbruciamento delle sterpaglie dell’oliveta) i due giardinieri lucchesi alla presenza del loro legale Cristiano Baroni e del consulente, l’agronomo Fabio Palazzo. Il magistrato vorrà capire dal proprietario del terreno se sono state messe in atto tutte le procedure necessarie per evitare il propagarsi di incendi in considerazione delle severe restrizioni del Comune di Lucca, ma anche della Regione, in relazione agli abbruciamenti e determinate dal rischio incendi estivo. E se ai due giardinieri è stato indicato di bruciare solo piccolo cumuli, fino a un massimo di tre metri per ettaro al giorno, se sono state rispettate le distanze legate alla prossimità dai boschi o dalla sede stradale e se, infine, al momento in cui è stato appiccato il fuoco c’era vento.
Il fascicolo del pm
Adesso il fascicolo del pubblico ministero – che ha nominato come consulente tecnico, l’ingegnere chimico Aldo Rebuffi – è composto dalla verbalizzazione degli interrogatori dei due giardinieri, dalle immagini dei 700 ettari di bosco distrutti riprese da un elicottero dei carabinieri, dal sequestro di mille metri di bosco nel punto esatto dov’è partito l’incendio, dai sopralluoghi del pm con la pg e dalle testimonianze degli abitanti.
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