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Tentato omicidio a Livorno, Cifariello: «I sanitari mi hanno chiesto aiuto». Verifiche sulle procedure

di Stefano Taglione
I momenti del caos al pronto soccorso
I momenti del caos al pronto soccorso

Il quarantottenne arrestato ha spiegato al giudice di essere intervenuto perché sollecitato dalle infermiere del pronto soccorso molestate dal crocierista

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LIVORNO. «Mi hanno chiesto aiuto, sono state loro a chiamarmi perché quel paziente le molestava sessualmente». Lo ha ripetuto più volte in tribunale Salvatore Cifariello, il quarantottenne arrestato al pronto soccorso per tentato omicidio, rapina, lesioni e interruzione di pubblico servizio per aver sparato con una pistola scarica a un crocierista siciliano di circa 60 anni che aveva dato in escandescenze e stava umiliando le infermiere con frasi del tipo: «Andiamo sulla barella che così ti sc...”».

Le procedure

Quanto accaduto risulta anche da varie testimonianze, oltre che dalle parole di Cifariello al giudice, che per lui ha convalidato l’arresto disponendo la custodia cautelare in carcere. Se questa ricostruzione dovesse essere confermata, che cosa avrebbero dovuto fare le infermiere? Perché hanno chiesto aiuto al quarantottenne, un paziente con 150 accessi impropri al triage nel corso dell’ultimo anno e che nel recente passato ha creato ai sanitari una marea di problemi? L’Asl, su sollecitazione dei sindacati, ha installato anche a Livorno i pulsanti anti-aggressione. Lì ce ne sono due. La guardia giurata è sì intervenuta, ma durante la lite fra Cifariello e il crocierista. Dopo, quindi. Sarebbe dovuta arrivare – se ne fosse stata ravvisata la necessità e fosse stata chiamata – per placare l’ira del turista, poi ricoverato in psichiatria. Invece per limitarne l’aggressività, peggiorando la situazione, è sopraggiunto il quarantottenne. Con la vicenda che si sarebbe potuta concludere con un omicidio. La vigilante, per fortuna, prevedendo ciò che sarebbe potuto accadere aveva sostituito il caricatore con uno vuoto, così quando Cifariello è riuscito a sfilare l’arma, non ha sparato alcun colpo.

Le telecamere e le indagini

Fondamentali per ricostruire la vicenda saranno le nuove telecamere. Sono state installate lì da un mese, l’Asl ci ha investito molto e servono a proteggere l’incolumità dei dipendenti e i beni aziendali. Hanno ripreso tutto e gli inquirenti ne hanno già la piena disponibilità. La polizia, intervenuta con le volanti, sta proseguendo le indagini con gli agenti della Squadra mobile.

La consapevolezza

Cifariello al giudice ha raccontato di non voler uccidere il crocierista e di sapere che l’arma fosse scarica. «Volevo solo spaventarlo», le sue parole. Ma come faceva a saperlo? «Me lo ha detto la guardia giurata». La vigilante glielo avrebbe urlato subito dopo, appena il quarantottenne era riuscito a sfilarle la pistola dalla fondina dopo averla aggredita. Lui nel frattempo aveva già tentato di fare fuoco? Aveva già assimilato quelle parole? Dovranno stabilirlo gli inquirenti. Da questo aspetto dipende l’accusa più grave, quella del tentato omicidio per il quale il clochard – difeso dall’avvocata Barbara Luceri – è ora alle Sughere.

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