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Il caso

Il clochard che ha scelto l’ospedale di Livorno come rifugio per dormire e lavarsi: «Un'emergenza»

di Stefano Taglione
La macchinetta del caffè del pronto soccorso ko
La macchinetta del caffè del pronto soccorso ko

Ha effettuato 150 accessi impropri al triage: «Vive tra pronto soccorso e nono padiglione». I sanitari denunciano la sua aggressività «Fora le gomme delle auto, infastidisce tutti e minaccia»

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LIVORNO. Da mesi sarebbe diventato una presenza fissa fra il pronto soccorso e i padiglioni dell’ospedale, al punto da aver fatto ben 150 accessi impropri al triage “solo” nel corso dell’ultimo anno. Un italiano di 45 anni, più volte identificato e denunciato dalle forze dell’ordine, è al centro di numerose segnalazioni all’Asl che parlano di danneggiamenti, gomme delle auto bucate, intrusioni notturne e comportamenti aggressivi ai danni del personale e degli utenti. Le relazioni raccolte dalla vigilanza privata e dagli operatori sanitari descrivono una situazione che negli ultimi tempi si sarebbe fatta sempre più difficile.

Secondo quanto riferito, l’uomo – originario di Napoli e residente in città – ogni volta si sarebbe recato all’accettazione del pronto soccorso pur non avendo alcun problema di salute al solo scopo di dormire nella sala d’attesa. Il copione, stando alle testimonianze, sarebbe quasi sempre lo stesso: ingresso al triage, permanenza per alcune ore e poi lo spostamento verso altri locali dell’ospedale, in particolare il nono padiglione. In più occasioni il personale lo avrebbe trovato a dormire negli spogliatoi o in stanze di servizio, talvolta dopo essersi introdotto forzando finestre o manomettendo maniglie.

L’ultimo episodio segnalato risale a pochi giorni fa, quando alle prime ore del mattino gli addetti alle pulizie si sarebbero imbattuti in lui all’interno di una stanza riservata ai dipendenti. Non solo. Diverse lamentele riguardano presunti danneggiamenti ai distributori automatici di bevande e snack. Secondo le ricostruzioni, l’uomo avrebbe introdotto corpi estranei nelle gettoniere per impedire la caduta delle monete, provocando l’accumulo nel caricatore interno e tentando poi di recuperarle colpendo la copertura esterna delle macchinette. Un comportamento che, oltre a causare guasti e costi di riparazione, avrebbe impedito la regolare erogazione dei prodotti. In più di un caso sarebbe stato visto aggirarsi vicino ai distributori chiedendo denaro o merendine. Lo avrebbero visto anche con in mano coltelli o taglierini. Circostanze che avrebbero spinto la vigilanza privata e le forze di polizia a intervenire ripetutamente.

Solo nel gennaio scorso si contano diversi allontanamenti dai padiglioni, oltre a un’identificazione formale al posto fisso della polizia di Stato. Il personale sanitario riferisce di sentirsi esasperato. «Non ci sentiamo più sicuri», sarebbe il commento ricorrente raccolto tra infermieri e operatori socio-sanitari, che lamentano intrusioni negli spogliatoi e atteggiamenti intimidatori tali da scoraggiare l’uso di alcuni locali durante il turno di lavoro. In un’occasione l’uomo sarebbe stato trovato a riposare su una sedia dopo essersi fatto una doccia in un’area riservata ai pazienti della dialisi e alla richiesta di andar via avrebbe reagito con insulti, per poi dirigersi nuovamente al pronto soccorso.

Le segnalazioni non sono nuove. Già lo scorso anno, sempre secondo quanto riferito, il caso sarebbe stato portato all’attenzione della prefettura per una serie di danneggiamenti interni ed esterni. Il nodo, spiegano fonti vicine all’azienda sanitaria, sarebbe legato anche alla difficoltà di intervenire in modo risolutivo nei confronti di persone che si presentano al pronto soccorso chiedendo assistenza. L’accesso alle cure, infatti, garantisce tutele che rendono complesso un allontanamento definitivo, soprattutto in assenza di misure restrittive disposte dall’autorità giudiziaria. Resta il conto dei danni, che secondo stime interne ammonterebbe a diverse migliaia di euro tra vetri rotti, porte danneggiate e distributori fuori uso. Ma soprattutto resta un clima di tensione che pesa su operatori e utenti. È probabile che nelle prossime settimane il caso venga nuovamente sottoposto alle autorità per valutare eventuali provvedimenti. Nel frattempo, la vigilanza continua a monitorare i padiglioni più esposti, con l’obiettivo di garantire la sicurezza di chi in ospedale lavora e di chi vi si reca per curarsi. Di sicuro, gli addetti pulizie, ormai hanno paura ad avventurarsi dove lui di solito dorme, a volte in compagnia di altre persone che lo raggiungono. Fra i corridoi dell’ospedale, insomma, la sensazione è che così non si possa andare avanti ancora a lungo in questa situazione. Perché ormai, il personale, ha paura.

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