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Basket Livorno, condannati in tre per la bancarotta

di Claudia Guarino

	Nella foto datata 2008 Fabio Del Nista (ex assessore al bilancio) assolto, accanto a Valterio Castelli (condannato), e Antonio Tamalio (assolto)
Nella foto datata 2008 Fabio Del Nista (ex assessore al bilancio) assolto, accanto a Valterio Castelli (condannato), e Antonio Tamalio (assolto)

A Castelli, Innocenti e Salvi 1 anno e 8 mesi. Riconosciuta una sola delle contestazioni. Assolti gli altri tra cui l’ex assessore Del Nista perché i fatti ascritti non costituiscono reato

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LIVORNO. Diciannove anni dopo i fatti contestati, a sei anni dalla disposizione del rinvio a giudizio e a cinque dall’apertura del dibattimento, arriva la parola fine al processo per bancarotta fraudolenta aperto nei confronti di 11 persone, tra manager e professionisti, legati al mondo della società Basket Livorno, fallita nel 2014. I giudici della sezione penale del tribunale di Livorno hanno condannato per bancarotta fraudolenta a un anno e otto mesi di reclusione, con sospensione condizionale della pena, l’ultimo presidente di Bielle Valerio Castelli e i due allora membri del collegio sindacale Massimo Innocenti e Cristiana Salvi. Assolti, in quanto i fatti a loro ascritti non costituiscono reato, tutti gli altri imputati: l’ex assessore Fabio del Nista, gli allora componenti del consiglio di amministrazione Antonio Tamalio e Vasco Suggi e gli altri membri del collegio sindacale Stefano Fantoni, Paolo e Tommaso Freschi e Fabrizio Giusti e la liquidatrice Annalisa Mazzola.

I fatti

I fatti contestati a quelli che erano undici imputati risalgono all’inizio degli anni Duemila. Secondo l’accusa, nello specifico, per tre anni consecutivi (2007, 2008 e 2009) chi amministrava la società di pallacanestro Basket Livorno (di cui il Comune aveva una quota attraverso la Livorno Sport) avrebbe alterato i bilanci con fatture sprovviste dei requisiti facendo così lievitare i debiti. Il tutto per coprire le perdite della società evitando ai soci maggiori esborsi per ripianare il debito milionario facendo risultare perdite di poco meno di 400mila euro. Per quanto riguarda il 2007, l’accusa ha fatto riferimento a una fattura di 100mila euro emessa alla Ecla spa, società che ha ristrutturato il “Palazzo di Vetro”; la seconda di poco meno di 60mila euro alla ForumNet spa che all’epoca gestiva quello che oggi è il PalaModigliani, e l’ultima di una cifra simile emessa a Unicoop Tirreno. L’anno successivo sempre l’accusa ha parlato di fatture farlocche emesse nei confronti della Delta spa per 250mila euro, della Td Group Spa per 150mila euro, nonché per le fatture da emettere per 360mila euro. Per quanto riguarda l’anno 2009 al centro del processo c’è stata l’operazione effettuata dal cda di Bielle, che ha deliberato la cessione dei diritti di immagine alla Master Segnaletica Srl che a sua volta ha stipulato un contratto con Unicoop Tirreno per 180mila euro di sponsorizzazione. Poi Master Segnaletica ha effettuato un bonifico alla Egc Company srl (socia di Bielle) di 140mila euro. Dopodiché un assegno della stessa cifra dalla Egc sarebbe finito nelle casse di Basket Livorno. Tutto questo, sempre secondo la posizione dell’accusa, sarebbe stato fatto al fine di nascondere le perdite.

La sentenza

Castelli, Innocenti e Salvi sono stati giudicati colpevoli del reato di bancarotta fraudolenta a loro contestato in relazione al bilancio approvato il 15 dicembre 2008 (non anche per gli altri episodi contestati) e condannati a un anno e otto mesi di reclusione (pena sospesa) oltre al pagamento delle spese processuali. Sono d’altra parte state riconosciute loro le attenuanti generiche e quella prevista dalla legge fallimentare (nel caso in cui i fatti indicati hanno provocato un danno patrimoniale di speciale tenuità, le pene sono ridotte fino al terzo). Il tribunale ha poi disposto le pene accessorie dell’inabilitazione all’esercizio di un’impresa commerciale e dell’incapacità ad esercitare uffici direttivi di un’impresa per tutta la durata della pena principale. Assolti gli altri, implicati a vario titolo nell’inchiesta per bancarotta fraudolenta, in quanto secondo i giudici i fatti non costituiscono reato. «Finalmente, dopo un lungo calvario, i miei assistiti possono tornare alla loro professione», commenta l’avvocato Marco Talini, legale di Fantoni e Giusti.

I tempi

È in data 23 gennaio 2026 che il giudice del tribunale Ottavio Mosti ha letto il dispositivo relativo a un’inchiesta che verte su fatti risalenti al lontano 2007 la cui richiesta di rinvio a giudizio risale al 2017 e la successiva apertura del dibattimento al 2021. Quasi vent’anni dopo, insomma. Il deposito della sentenza e, dunque, delle motivazioni è d’altra parte atteso nell’arco di 90 giorni.

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