Il referendum sulla giustizia può slittare: gli scenari dopo la decisione del Tar
La decisione del Consiglio dei ministri del 12 gennaio rientra pienamente nei limiti normativi ma la situazione potrebbe cambiare
Il 27 gennaio potrebbe diventare una data chiave per il percorso del referendum confermativo sulla riforma della Giustizia. In quel giorno il TAR del Lazio esaminerà il ricorso presentato dal gruppo di quindici giuristi guidati dall’avvocato Carlo Guglielmi, che contesta la decisione del governo di fissare la consultazione popolare per il 22 e 23 marzo. La richiesta dei ricorrenti è quella di sospendere in via cautelare il decreto di indizione, ritenuto troppo anticipato rispetto ai tempi della raccolta firme promossa dal comitato per il No.
Le firme
Nel frattempo, l’iniziativa popolare ha superato il traguardo delle 500mila sottoscrizioni, raggiungendo l’obiettivo con largo anticipo. Un risultato che apre nuovi interrogativi sulla tempistica scelta dall’esecutivo: la legge del 1970 impone al governo di fissare la data del voto entro 60 giorni dall’ordinanza della Cassazione che ammette il referendum richiesto dai parlamentari, e da questo punto di vista la decisione del Consiglio dei ministri del 12 gennaio rientra pienamente nei limiti normativi. Tuttavia, dal 2001 in poi tutti i governi avevano atteso la conclusione dei tre mesi previsti dalla Costituzione per la raccolta firme di iniziativa popolare, una prassi consolidata che questa volta è stata superata.
La contestazione dei comitati per il No
Il comitato contrario alla riforma, impegnato nella raccolta firme per un quesito alternativo, ha raggiunto il numero necessario prima della scadenza del 30 gennaio. La scelta del governo di anticipare la data del voto è stata interpretata come una compressione degli spazi di partecipazione, oltre che come un tentativo di ridurre la durata della campagna referendaria. Una mossa giudicata politicamente discutibile, pur non configurando alcuna violazione formale. Ora che le firme sono state raccolte, il comitato potrà depositare la richiesta in Cassazione, che avrà 30 giorni per valutarla. La legge prevede poi che il referendum si svolga in una domenica compresa tra il 50° e il 70° giorno successivo al decreto di indizione. Per ora la data fissata resta quella del 22 e 23 marzo, ma il quadro potrebbe cambiare in base alla decisione del TAR.
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