Michele Brogi morto a 29 anni, l'autopsia poi l’ultimo saluto: «Sono distrutto, per me era come un figlio»
Grosseto, il decesso a causa del rigetto del cuore che gli era stato trapiantato nove anni fa. Mauro Tarsi (marito della madre del giovane): «Un ragazzo dall’animo puro e generoso»
GROSSETO. Saranno celebrati martedì 8 aprile alle 15,30 nella chiesa del Santissimo Crocifisso in via Spartaco Lavagnini i funerali di Michele Brogi, il 29enne morto nella notte tra giovedì e venerdì all’ospedale delle Scotte di Siena per il rigetto del cuore che gli era stato trapiantato nove anni fa nel nosocomio senese.
Lunedì mattina l’autopsia. Nel pomeriggio la salma verrà portata all’obitorio del Misericordia in cui sarà allestita la camera ardente, per chi voglia dare l’ultimo saluto al giovane. «Michele lo conoscevo fin dalla sua nascita – dice Mauro Tarsi, il marito di Francesca Brogi, scomparsa nell’agosto 2024 – posso dire che gli ho fatto da padre, l’ho sempre considerato mio figlio. Io c’ero sempre per lui: io e sua sorella Ilaria siamo devastati dal dolore». Nel 2014 Michele si è sentito male e gli è stata diagnostica una cardiopatia dilatativa, stessa patologia che ha portato alla morte la mamma Francesca nel giro di tre mesi. `«Per due anni – prosegue – Michele è riuscito ad andare avanti, poi è stato necessario il trapianto. In questi dieci anni ha vissuto con la spada di Damocle che questo cuore sarebbe andato in calando e questo lo terrorizzava, aveva i demoni dentro. La situazione è precipitata quando è morta Francesca. Nei giorni scorsi c’è stato un inizio di rigetto, ma poi è tutto rientrato, fino alla crisi dell’altra notte, alla quale non ha resistito».
Mauro Tarsi non ama i social, ma dal profondo del cuore ha pubblicato un post su Facebook, nel quale ha voluto ricordare dal suo punto di vista Michele Brogi. «Spesso eri un rompiscatole – scrive con affetto Mauro Tarsi sui social – Questo traspariva in pubblico. Ma eri soprattutto un ragazzo fragile, ipersensibile, generoso, in conflitto perenne con i mille demoni e fantasmi che avevi dentro. A sedici anni la malattia ti ha preso e non l’hai mai accettata. La morte di mamma ti ha svuotato definitivamente. Ci stavamo provando a scacciare i demoni e a vedere il sole. Non ce l’abbiamo fatta. Scusa se non sono stato più in grado di aiutarti. Ci ho provato e lo sai. Scrivo questo perché voglio che la gente ti ricordi non solo come un rompicoglioni ma soprattutto come un ragazzo semplice, buono e generoso. Lato di te che faticava a farsi vedere. Ci lasci un vuoto grande e voglio pensare che finalmente tu abbia raggiunto la pace dentro che non hai mai trovato. Ti vogliamo bene. Ilaria e Mauro». Tarsi ha seguito passo passo la vita di Michele, dalla perdita di nonno Alfonso, fino alla tragedia della scomparsa della madre. «Con tutte le difficoltà del caso – conclude Mauro – cercava di fare la vita di un ragazzo della sua età. Aveva la passione del gioco della carte, del calcio, tifosissimo dell’Inter. Adorava le carte da collezione. Il suo era un cuore grande».
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