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Terremoto in Lunigiana, il geologo: «È una zona a rischio elevato, così gli edifici si sono salvati»

di Melania Carnevali

	La mappa mostra il rischio sismico dell'area in cui si è originato il terremoto, a dx il geologo dell'Ingv Carlo Meletti
La mappa mostra il rischio sismico dell'area in cui si è originato il terremoto, a dx il geologo dell'Ingv Carlo Meletti

Carlo Meletti, geologo dell’Ingv: «L'evento collegato alle strutture di faglia che corrono lungo il bordo settentrionale delle Alpi Apuane, per ridurre i rischi serve la prevenzione»

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MASSA-CARRARA. L’evento, dice riferendosi al terremoto di magnitudo 4 con epicentro in provincia di Massa Carrara di ieri mattina, «sembra collegato alle strutture di faglia che corrono lungo il bordo settentrionale delle Alpi Apuane». Cioè una delle quattro vene che scorrono sotto la Toscana: questa parte dalla Lunigiana, da Gragnola e Fivizzano, e poi tira dritto su verso nord ovest. «Si tratta di faglie trasversali all’Appennino che spiegano anche la particolare disposizione geografica tra Lunigiana e Garfagnana: le due aree hanno la stessa direzione ma risultano leggermente disallineate», spiega Carlo Meletti, geologo dell’Ingv, che da oltre 30 anni si occupa di sismologia storica, della valutazione della pericolosità sismica e della riduzione del rischio.

Meletti, possiamo fare previsioni?

«No. I terremoti sono bravissimi a smentirci quando facciamo previsioni. Sappiamo che dopo la prima scossa delle 8,13, sono state registrate alcune repliche di magnitudo minore, tra 1.2 e 1.4, concentrate nei circa 40 minuti successivi. Tuttavia non è possibile fare previsioni: la sismicità può manifestarsi con singole scosse isolate che durano mesi se non anni, oppure con sequenze di eventi che si esauriscono in pochi giorni. Non esiste al momento un modo per stabilirlo con certezza».

Nel corso degli anni si sono verificati diversi terremoti nella stessa area, anche di magnitudo più grande. Possiamo considerarla una zona a rischio?

«È sicuramente una zona a rischio elevato, anche se la magnitudo non è molto alta. Un precedente significativo risale al 10 ottobre 1995, quando si verificò un terremoto di magnitudo pari a 5 che provocò numerosi danni. Non molto distante, nel 2013, si registrò una sequenza più importante, con una scossa principale di magnitudo 5.2 seguita da numerose repliche, che però provocò danni minori rispetto a quello che ci si sarebbe aspettati guardando il precedente. E questo grazie alla prevenzione che venne fatta proprio dopo il sisma degli anni Novanta».

Sta parlando dell’edilizia?

«Sì, Protezione civile e Regione Toscana finanziarono contributi ai privati per opere di miglioramento sismico: fu una delle prime esperienze di questo tipo. Non si trattava di cifre elevate, ma gli interventi, come l’installazione di catene di ferro negli edifici, si rivelarono efficaci. Nel 2013, infatti, nonostante una magnitudo più alta, e alta a prescindere, i danni furono contenuti nelle abitazioni interessate da questi lavori. Un esempio che dimostra come anche azioni a basso costo possano ridurre i rischi».

Il fatto che, al momento, non siano stati registrati danni con quest’ultimo terremoto è dovuto quindi alla prevenzione?

«Un evento di magnitudo 4, come quello odierno, normalmente non produce danni agli edifici, a meno che non si tratti di costruzioni molto fragili. Sono terremoti avvertiti chiaramente dalla popolazione, generano paura e preoccupazione, ma in genere non causano effetti strutturali rilevanti. Resta l’auspicio che, come accadde dopo il 1995, negli ultimi anni siano stati realizzati interventi di prevenzione, anche attraverso strumenti come il Sisma bonus, per migliorare la resistenza degli edifici. Il territorio, inoltre, può contare su una Protezione civile ben organizzata e su associazioni di volontariato attive anche sul fronte dell’informazione alla popolazione».

Il sisma è stato provocato dalle faglie presenti sotto le Apuane?

«Dal punto di vista geologico è ancora presto per analisi definitive, ma l’evento, sì, sembra collegato alle strutture di faglia che corrono lungo il bordo settentrionale delle Alpi Apuane. Si tratta di un sistema con una sua attività sismica, come dimostrano gli eventi del 1995, del 2013 e altri episodi minori. Il terremoto più forte in assoluto nella zona resta comunque quello del 1920, di magnitudo 6.5, paragonabile a quello di Norcia che distrusse numerosi paesi e provocò circa 300 vittime».

Estendendo l’analisi al resto della Toscana, ci sono stati terremoti della stessa magnitudo nella regione negli ultimi anni?

«In Toscana, scosse di questa intensità, si sono registrate negli ultimi anni anche nel Mugello e nel Chianti fiorentino, che sono le zone con un rischio sismico più elevato. Ma diciamo che non sono frequenti». 

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