Il Tirreno

Grosseto

Dopo lo schianto

Tre mesi fa l’incidente, poi il coma: «E ora il miracolo della rinascita»

di Elisabetta Giorgi
Tre mesi fa l’incidente, poi il coma: «E ora il miracolo della rinascita»

Grosseto, Simone De Amicis sbandò con la moto in via Mascagni. Il padre: «Sta tornando alla vita»

31 gennaio 2024
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GROSSETO. Tornare alla vita dopo un incidente drammatico e un mese di coma è stato meraviglioso. «Un vero miracolo», racconta suo padre riavvolgendo il filo della storia.

È l’alba del 12 ottobre quando Simone De Amicis, 31enne graduato scelto del Savoia, torna da una serata trascorsa con gli amici in un locale. Sono le 5 quando lui percorre viale Mascagni a Grosseto in sella alla sua Harley Davidson, comprata poco prima della missione in Libano, e perde il controllo del mezzo per cause mai chiarite. La moto allarga la traiettoria e colpisce il bordo dello spartitraffico: in quella rotta impazzita dove scivola via ogni coordinata spaziale, Simone viene sbalzato dalla sella e precipita al suolo. Nella traiettoria incontra un lampione che viene strappato via, un albero, un cartello stradale che crolla a terra. Un punto maledetto – quello – nel quale anni prima aveva trovato la morte Suljman Hazdovic, altro motociclista.

In memoria della tragedia resta una croce.

Anche quel giorno le condizioni di De Amicis paiono critiche e si teme il peggio, il giovane ha lesioni in parecchie parti del corpo e partono i soccorsi. Il giovane viene intubato e caricato a bordo di un elisoccorso, che parte alla volta di Siena dove però non riesce ad atterrare per via della nebbia. Il velivolo deve fare marcia indietro, sembra una congiura del destino, ma i medici fanno il possibile. Il corpo torna a Grosseto, riparte in ambulanza per Siena. E stavolta ce la fa, arriva alle Scotte. Il 31enne viene ricoverato: partono le cure.

Il padre Francesco, 52enne poliziotto delle Volanti a Pescara, abita a Montesilvano (un paese “attaccato” alla città abruzzese) con la moglie Simona, poliziotta municipale, e gli altri due figli di 22 e 13 anni. Oggi può tirare un sospiro di sollievo.

Simone (il più grande) dopo l’incidente è stato in coma farmacologico a Siena dal 13 ottobre fino a metà novembre: alle Scotte ha subito un intervento chirurgico alla schiena e un altro maxillo facciale alla mandibola fratturata, poi il 28 dicembre è stato spostato all’ospedale di riabilitazione di Montecatone (Imola) dove si trova tuttora ricoverato.

Come sta? «Sta facendo riabilitazione e sta andando tutto bene – racconta il padre emozionato – Si sta riprendendo: sta bene dal punto di vista neurologico e ha recuperato bene anche alle gambe: cammina. Dovrà però essere operato al braccio destro, e qui il recupero sarà un po’ più lungo, ma aspettiamo fiduciosi, finirà anche qui».

Orientativamente, verso la fine di marzo o i primi di aprile Simone dovrebbe concludere il suo percorso riabilitativo e tornare a Grosseto, dove ha messo radici (ha casa e lavoro) e lo aspettano tante persone.

Per il padre si è trattato di un vero e proprio «ritorno alla vita, una sorta di miracolo. I medici all’inizio non si erano sbilanciati più di tanto, anzi». Prudenza era d’obbligo, il quadro era grave. Appena arrivato a Siena le condizioni erano critiche, poi la storia ha preso la piega che tutti speravano. In ospedale a Siena il ragazzo è stato operato alla schiena dal dottor Oliveri (Giuseppe, direttore della Uoc Neurochirurgia delle Scotte) il quale – racconta il babbo di Simone – «è una persona di grande bravura e umanità, anche molto modesta. Poi è stato operato alla mandibola: le operazioni sono andate bene. Siamo tutti felici adesso, e concordi sul fatto che Simone sia vivo grazie alle cure ricevute ma anche a una sua prestanza fisica e muscolare che lo ha aiutato»

Ricostruire cosa sia successo quella mattina alle 5 resterà forse un mistero. «Nessuna telecamera in zona, nessun testimone che abbia visto l’incidente. E anche mio figlio – racconta Francesco De Amicis – non ricorda nulla di quel momento, ha il buio. L’unica certezza è che l’incidente è successo sulla via di casa ma poi più niente, nessuna traccia di frenata, non siamo riusciti a ricostruire nulla...».

A colmare tanti vuoti ci ha pensato l’affetto arrivato dal Savoia. «I suoi colleghi e amici ci sono stati così vicini in questi mesi, sono venuti a trovarlo in ospedale, i contatti sono stati costanti anche con il comandante. E ringraziamo tutti loro – chiude il padre – Quando Simone ha iniziato a riprendersi gradualmente e ha cominciato a rivedere volti amici è stata un’emozione indescrivibile. Per lui, e per tutti noi, è una splendida rinascita. Adesso la più grande preoccupazione di mio figlio è quella di tornare presto a Grosseto dove sono i suoi amici, dove ha la casa». E dove probabilmente lo aspetterà una grande, bellissima festa.

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