Concessioni balneari, rinviato il bando per le gare: l’ultimo scontro e cosa può succedere adesso
Il braccio di ferro tra Governo e Regioni (e Comuni) sta nella questione della “scarsità della risorsa”. E intanto cresce l'incertezza
VIAREGGIO. Sembrava già un annuncio destinato a rivelarsi come l’ennesima promessa. Ma visto che lo aveva fatto un ministro, almeno gli si concedeva il beneficio del dubbio. E invece ieri, giovedì 22, è arrivata la conferma: è slittato a data da destinarsi, ancora una volta, il bando unico di gara per l’assegnazione delle concessioni balneari.
Concessioni balneari, rinviato il bando per le gare
Stiamo parlando della guida che il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti deve fornire sulle future “aste” delle spiagge, a beneficio delle amministrazioni locali. Il testo doveva essere presentato ufficialmente ieri mattina nella Conferenza Stato-Regioni per l’approvazione. Ma così non è stato, nonostante fosse uno dei punti all’ordine del giorno. E il motivo sta in uno scontro che apparentemente è su una questione tecnica, ma in realtà c’entra – come sempre – la strategia politica.
Governo e Regioni divisi sulla scarsità delle spiagge
Il braccio di ferro tra Governo e Regioni (e Comuni) sta nella questione della “scarsità della risorsa”. In termini più comprensibili, è il principio secondo cui se la spiaggia non è un bene pubblico scarso o poco disponibile, e ci sono ancora tante porzioni di litorale da poter dare in concessione, allora non è necessario procedere con l’assegnazione tramite gara a evidenza pubblica.
È chiaro che per i balneari questo cambia tutto. Ma questo principio, che il Governo aveva già cercato di dimostrare con una “mappatura” dei litorali dati in concessione ai privati, non sta passando. L’Unione Europea, infatti, ritiene che non sia stato dimostrato, precisando che, per una valutazione di questo genere, bisogna combinare dati nazionali, regionali e locali sulle concessioni.
Il nodo dei dati regionali e lo scontro sulle responsabilità
A questo punto il Governo ha pensato di scaricare sulle Regioni l’onere della prova: se saranno loro a dover dimostrare la scarsità o meno delle spiagge, a loro resterà il cerino in mano quando le “aste” saranno considerate inevitabili. Da qui la proposta di inserire la verifica dei dati a livello regionale.
Dalla controparte, però, si risponde picche. Ecco perché non c’è ancora un accordo e quindi il testo non può passare, anche se il Governo potrebbe pubblicarlo formalmente senza il consenso degli altri enti.
Bando balneari, l'annuncio del 22 ottobre è saltato
Nonostante l’annuncio del ministro del Turismo Gianmarco Mazzi, che di fronte all’assemblea dei balneari a Rimini aveva fissato nel 22 ottobre il D-day del bando, già nella serata di mercoledì – con il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini a Milano per altre questioni – era apparso chiaro che il documento non sarebbe arrivato alla riunione di ieri mattina.
«Lo slittamento dell'approvazione del bando tipo nella seduta odierna della Conferenza delle Regioni attiene, a quanto sembra, a questioni puramente procedurali – commenta Stefania Frandi, responsabile giuridica del sindacato Sib Confcommercio –. Confidiamo che il parere della Conferenza sia acquisito a breve termine, in modo da fornire un quadro disciplinatorio maggiormente completo. Abbiamo già accolto con favore l'approvazione delle Linee guida dei dottori commercialisti in ordine alle modalità di calcolo e quantificazione dell’indennizzo. Non resta che attendere i prossimi passaggi».
Concessioni balneari in scadenza nel 2027: cresce l'incertezza
Il tempo stringe, le concessioni scadono a settembre 2027: meno si trova la quadra, e più i balneari rischiano di essere travolti dalle “aste”. Specialmente se mancheranno criteri chiari sulle gare.
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