Blocco dei Tir, primi effetti in Toscana: a Pistoia spazi vuoti sui banchi del mercato ortofrutticolo all’ingrosso
I prodotti più carenti sono l'uva, i pomodorini e le mozzarelle di bufala ma se la protesta continua sono a rischio anche arance e mandarini
PISTOIA. Si incominciano a vedere anche in città i primi segnali della grande protesta che sta coinvolgendo gli autotrasportatori del sud Italia, anche se al momento il ricorso alla filiera corta, insieme alla possibilità di approvvigionamento per frutta, verdura e pollame in zone limitrofe sta risparmiando a Pistoia la triste visione di banchi e scaffali vuoti. Sono piccoli segnali scrivevamo, rappresentati al momento dalla difficoltà a trovare alcuni prodotti specifici, anche se, attualmente, la loro carenza è mascherata dall’abbondanza di colori e odori degli altri alimenti. Ma se la soluzione non arriverà, alcuni di quei colori potrebbero sparire, a partire dall’arancione simbolo della città.
Il punto di riferimento per Pistoia è il mercato ortofrutticolo all’ingrosso che, pur non essendo di grandi dimensioni, è una meta obbligata non solo per i negozianti al dettaglio e gli ambulanti, ma anche per alcuni importanti supermercati cittadini che si avvalgono di quella struttura per l’acquisto e per il confezionamento di frutta e verdura. Se dunque la stragrande maggioranza dei prodotti risponde “presente” all’appello degli acquirenti, si inizia però a notare un forte diradamento nell’offerta di mozzarella di bufala, di pomodori datterini e piccadilly (molto gettonati negli ultimi tempi), ma anche di uva da tavola. Nubi all’orizzonte iniziano però ad addensarsi anche su arance e mandarini, non certo quelli provenienti dalla Spagna o dal Cile, ma quelli raccolti negli agrumeti calabresi e siciliani che, se la situazione non si sbloccherà definitivamente, potrebbero avere grandi difficoltà a raggiungere i consumatori del centro e nel nord della penisola.
«In questa burrasca dovuta sia a fattori interni che internazionali Pistoia è un po’ un’isola felice, perché gran parte dei rifornimenti di frutta e verdura che affluiscono in città provengono dall’Emila Romagna, dalla Versilia, dalla Valdicornia o dalla Valdichiana» spiega Giovanni Girolami responsabile provinciale della Fiesa, la federazione di Confesercenti che si occupa di vendita e distribuzione alimentare. Una marcia in più è rappresentata dal ricorso sempre più accentuato ai prodotti della filiera corta, quella a chilometro zero, che a Pistoia sta riscuotendo sempre più successo. «Questo fenomeno lo avverto anche io nel mio negozio in via della Provvidenza – prosegue Girolami – perché i clienti sono sempre più attratti non solo dalla frutta e verdura proveniente dagli orti della zona ma anche da pasta e salumi prodotti a Pistoia o nelle immediate vicinanze».
Serena al momento anche la Fida, la federazione di Confcommercio che riunisce a dà voce ai dettaglianti alimentari: «Le uniche difficoltà – affermano i suoi responsabili – le abbiamo riscontrate per pochissimi prodotti dell’ortofrutta e per le mozzarelle dei caseifici meridionali. I latticini in generale invece non mancano perché i gruppi della grande distribuzione attingono direttamente ai grandi stabilimenti del nord Italia». Allo stesso modo non sono toccati dagli scioperi pane e carne bovina: «I panificatori e i macellai aderenti alla nostra associazione – afferma Confcommercio Pistoia – non riscontrano alcun tipo di difficoltà anche perché né la farina né la carne provengono dalle regioni italiane colpite dagli scioperi degli autotrasportatori».
Resta da capire però come evolverà la situazione, sotto molti punti di vista. Intanto occorre capire se la protesta degli autotrasportatori del sud rientrerà o se, invece di placarsi, si estenderà coinvolgendo i colleghi di altre regioni d’Italia. E, in ogni caso, ci saranno da valutare fino in fondo gli effetti futuri del caro carburante. E questo non riguarda solo la capacità di portare i prodotti dalle stalle e dai campi fino agli scaffali, ma anche sulla capacità di produrli, visto che non sono solo i camionisti a protestare. Ci sono anche gli agricoltori e gli allevatori, perché il gasolio serve sì a far muovere i camion, ma anche i trattori, e il caro carburanti sta rendendo sempre più antieconomico il loro lavoro.
Per tacer del fatto che, anche se si riusciranno a riempire gli scaffali, quei maggiori costi rischieranno inevitabilmente di far lievitare i prezzi. Insomma, se attualmente la situazione è relativamente tranquilla, e addirittura può dare il là a effetti benefici come lo sviluppo della filiera corta, il futuro al momento appare incerto, tra prospettive di scaffali vuoti o costi alle stelle.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
LEGGI ANCHE – Blocco dei Tir, Coop: «Scorte in esaurimento, non sostituiremo i prodotti mancanti con acquisti dall’estero»
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
