Duplice omicidio di Camaiore, «il movente omofobo? Non è stato la causa scatenante» – Nuovi dettagli sul caso
Il comandante provinciale dei carabinieri: «Sequestrata una dose di cocaina trovata nella custodia del cellulare del figlio. L’arrestato ha anche ricaricato il fucile dopo i primi colpi»
CAMAIORE. Non ci sarebbe il movente omofobo alla base del duplice omicidio di Pieve di Camaiore. Dove Piero Moriconi, muratore 63enne, ha ucciso a colpi di fucile la moglie Kety Andreoni e il figlio Mirko, dichiaratamente omosessuale che, dopo il coming out avvenuto nel 2024, aveva denunciato la non accettazione da parte del padre riportando frasi agghiaccianti: «Mi ha detto: meglio morto che gay» aveva scritto sui social network.
«Non il motivo scatenante»
Secondo il comandante provinciale dei carabinieri di Lucca Michele Lastella invece la spinta omofoba, innegabilmente presente, «può avere inciso nel contesto di particolare complessità di quella famiglia – sottolinea – ma dai primi riscontri che abbiamo sarebbe altra la causa che avrebbe portato l’uomo arrestato per l’omicidio a compiere questo terribile gesto. Può rappresentare una concausa – spiega – non il motivo scatenante».
I dettagli
Per la prima volta dal giorno del duplice omicidio gli inquirenti hanno rivelato alcuni dettagli relativi all’indagine su Piero Moriconi. A partire dalla conferma dell’arma del delitto – un fucile da caccia calibro 12 regolarmente registrato dal 63enne, appassionato cacciatore – fino al numero di colpi andati a segno. «Cinque colpi – rivela Lastella – non abbiamo ancora conferma effettiva della spartizione tra madre e figlio, ma dovrebbero essere tre contro la donna e due contro il 24enne ucciso. Se ha ricaricato? Posso confermarlo – dichiara il comandante provinciale dell’Arma – l’arrestato ha anche ricaricato il fucile dopo i primi colpi e ha poi continuato a sparare per finire le due vittime». Sulle motivazioni del gesto di Moriconi i carabinieri non si sbilanciano.
Le motivazioni?
«Possiamo soltanto dire – conferma Lastella – che l’arrestato ha raccontato di una situazione molto complessa legata alla tossicodipendenza del figlio, e di questo abbiamo avuto riscontri effettivi». Nello specifico, come già aveva dichiarato l’avvocato Giacomo Fabbri (legale d’ufficio assegnato all’omicida), «abbiamo trovato e sequestrato una dose di cocaina, almeno così è emerso dal narco-test rapido che è stato eseguito, nascosta nella custodia del cellulare del figlio ucciso».
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