Camaiore, Piero Moriconi e gli spari mortali a moglie e figlio: la frase choc al cognato e quel post del 2022 – «Mi sono liberato di loro»
Una comunità sconvolta da un duplice omicidio maturato in un clima familiare segnato da tensioni profonde, con una dinamica che gli inquirenti stanno ricostruendo tra testimonianze, vecchi conflitti e un dramma consumato in pochi istanti
CAMAIORE. Quando sono accorsi sul posto dopo aver sentito gli spari lo hanno trovato seduto sul muretto vicino alla propria casa, in silenzio. Probabilmente sotto choc. «Mi sono liberato finalmente, li ho ammazzati tutti e due», ha mormorato Piero Moriconi, 63 anni di professione carpentiere in una ditta del posto (la Ceragioli Costruzioni), rivolto al cognato e al nipote. Accanto a lui, a pochi metri l’uno dall’altra, nella corte dove abitavano, i corpi straziati del figlio Mirko, 24 anni, e della moglie Kety Andreoni, 51 anni. Entrambi uccisi con un colpo di fucile a testa (l’arma, a quanto risulta, era regolarmente denunciata come fucile da caccia) che li avrebbe investiti all’addome. È questo lo scenario raccapricciante del duplice omicidio sui colli di Camaiore – nel pomeriggio di mercoledì 24 giugno – che ha sconvolto l’intera comunità versiliese.
Pomeriggio di sangue
A Pieve, frazione sulle colline camaioresi, c’è il silenzio tipico dell’estate più calda, quello interrotto solo dal frinire delle cicale appostate sugli alberi che circondano il nugolo di case che compongono l’abitato arroccato sul colle. Un luogo idilliaco, per chi ci abita e anche per chi arriva in villeggiatura per le vacanze. Poi, intorno alle 14,30, due boati. Due colpi di fucile squarciano la pace, stracciando via l’atmosfera da sogno. E trasformando un pomeriggio estivo in una tragica giornata di sangue. Nessuno, in un primo momento, immagina cosa possa essere realmente accaduto. Ma la provenienza è chiara: la corte di case in cima a via della Costa.
È lì che Giovanni Mallegni e il figlio corrono, temendo il peggio: sono rispettivamente cognato e nipote di Piero Moriconi, ed entrambi sono a conoscenza di una situazione famigliare tutt’altro che semplice. Continui litigi che da tempo si protraggono all’interno di quella famiglia per problemi sia tra i due coniugi (in crisi da diversi anni) che tra padre e figlio (che da alcuni anni aveva dichiarato la propria omosessualità, notizia che non era stata ben accolta proprio dal padre). Ciò che si trovano davanti i due parenti è una scena straziante. I corpi di Kety e Mirko sono a terra, chiaramente già privi di ogni speranza di essere salvati. I colpi di fucile, presumibilmente sparati a distanza ravvicinata, non hanno lasciato scampo. Piero è seduto sul muretto, quasi rassegnato all’idea di ciò che ha fatto. Immediatamente viene chiamato il numero unico per le emergenze 112: oltre ai carabinieri della compagnia di Viareggio, al reparto scientifico della polizia di Stato e alla polizia locale di Camaiore, in un primo momento si precipitano sul posto anche l’automedica e l’ambulanza della Misericordia di Camaiore e Lido così come l’elicottero Pegaso, ma è chiaro a tutti che i soccorsi in questo caso sono del tutto inutili. Piero Moriconi viene preso in custodia dai carabinieri che procedono ad analizzare la scena del crimine trincerando l’intera corte e bloccando il traffico lungo via della Costa anche per i residenti che tentano di raggiungere le proprie case. Nemmeno un paio d’ore dopo il duplice omicidio, l’uomo viene condotto dai militari alla caserma dei carabinieri di Viareggio dove in serata viene raggiunto dalla pubblico ministero di Lucca Elena Leone, incaricata dell’inchiesta, e dal comandante provinciale dei carabinieri Michele Lastella per un primo interrogatorio lampo. Sul posto, a lungo, restano invece gli agenti della scientifica insieme al medico legale Stefano Pierotti, impegnati a ricostruire una dinamica sconcertante.
La prima ricostruzione
Per chiarire la dinamica del duplice omicidio bisognerà attendere l’esito dell’interrogatorio a cui gli inquirenti hanno sottoposto Piero Moriconi nella serata di mercoledì 24 giugno. Da quanto è stato possibile ricostruire Mirko Moriconi era infatti andato a pranzo dagli zii, a poche decine di metri da casa, come faceva spesso, mentre i genitori hanno pranzato insieme nella loro casa in cima a via della Costa. Poi, passate da poco le 14, il 24enne è tornato a piedi a casa. Da lì, poche decine di minuti in cui nessuno ha saputo niente di quanto accaduto tra le mura domestiche della famiglia Moriconi. Fino ai due colpi di fucile. I carabinieri parlano dell’ennesimo litigio tra la coppia e tra padre e figlio. Non una novità per chi viveva nelle vicinanze: per quanto da tutti Piero sia descritto come «una pasta d’uomo», i rapporti in famiglia erano tutt’altro che idilliaci. Tesi da molto tempo sia con la moglie che con il figlio. Proprio Mirko, nel 2022, sui social aveva pubblicato una serie di video in cui raccontava il suo coming out con la famiglia.
E la reazione tutt’altro che felice del padre. «Una settimana fa mi sono dichiarato gay in casa: mi è stato detto meglio morto che gay, che sono la pecora nera della famiglia. Ragazzi – scrive nei suoi post Mirko – è brutto pensare che un padre ti preferisce morto che gay». Soprattutto nell’ultimo periodo la situazione nella casa e queste continue tensioni avrebbero vissuto un’escalation sia sotto il profilo coniugale che nei rapporti con il 24enne, molto legato alla madre e appunto in forte contrasto con il padre per la propria omosessualità che il genitore non sembrava accettare. L’ennesima litigata sarebbe stata il detonatore di una violenza inaudita: Piero avrebbe impugnato il fucile, che negli ultimi tempi teneva inutilizzato in casa non essendo più andato a caccia (una delle sue passioni) e avrebbe sparato colpendo in pieno addome la moglie e il figlio. Due colpi, pochi istanti di follia omicida. E due vite spezzate in maniera efferata.
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