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Versilia

La testimonianza

Camaiore, cosa ha fatto Piero Moriconi dopo aver ucciso moglie e figlio: il racconto di chi ha visto tutto – «I corpi a terra e lui seduto»

di Gabriele Buffoni

	A sinistra Mirko Moriconi e Kety Andreoni; a destra Piero Moriconi
A sinistra Mirko Moriconi e Kety Andreoni; a destra Piero Moriconi

Una comunità sconvolta da una tragedia familiare consumata in pochi istanti, con testimonianze che delineano un clima di tensioni crescenti e un dramma che ha lasciato attoniti parenti, vicini e soccorritori. Il cognato: «Gli ho detto subito: “Piero, ma che hai fatto?”»

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CAMAIORE. Giovanni Mallegni scuote il capo, gli occhi spalancati ancora per lo choc di essersi trovato di fronte a un orrore indicibile. I carabinieri trincerano la zona della corte di abitazioni dove i corpi di Kety Andreoni e del figlio Mirko Moriconi sono ancora a terra, in attesa che si concludano i rilievi medico-legali. Il suo sguardo – nel pomeriggio di mercoledì 24 giugno - corre un’ultima volta verso di loro, prima di allontanarsi e tornare a casa, dove la moglie Pierina (sorella di Piero Moriconi, che ha ucciso a colpi di fucile moglie e figlio) è ancora sotto choc e in lacrime in giardino. Lui e il figlio, nipote del 63enne, sono stati i primi a correre sul posto e a dare l’allarme.

Il racconto del cognato

«Abbiamo sentito dei colpi, ci siamo allarmati subito e siamo corsi a vedere – racconta, vincendo per un momento la disperazione – mio cognato era a sedere sul muretto accanto a casa. Abbiamo visto i corpi a terra, abbiamo capito subito che non c’era più niente da fare. Così gli abbiamo detto: o Piero, ma che hai fatto? E lui ci ha risposto semplicemente: mi sono liberato, li ho ammazzati tutti e due. Il fucile? No, non ce l’aveva con sé: probabilmente – spiega il cognato – l’aveva già riportato in casa, non saprei dirlo».

Il dolore dei parenti

Nel tratto di strada – poche decine di metri – tra la casa del cognato e la corte dove è avvenuto il duplice omicidio si affollano parenti e conoscenti del 63enne. «Non riesco a credere che sia accaduto, Mirko era una persona buonissima» mormora tra le lacrime una cuginetta del 24enne. A pochi passi, all’interno del giardino di casa, la sorella di Piero Moriconi, Pierina, è inconsolabile. Circondata dai parenti e appoggiata al muro del vialetto che conduce all’abitazione, non riesce a dare un senso a quanto accaduto. «Il mio Piero è un uomo buono, guarda che è andato a fare. Si è rovinato. Erano sposati da una trentina d’anni ormai – racconta – purtroppo la situazione era diventata sempre più insopportabile, soprattutto tra lui e la moglie i litigi erano continui e insieme evidentemente non funzionavano più. Con il figlio i rapporti erano diversi, altalenanti, e i litigi erano più passeggeri, anche perché spesso andava anche a prenderlo al lavoro visto che Mirko non aveva la patente. Piero ormai da un po’ di tempo era sempre più teso e triste soprattutto per la situazione con Kety, non era mai accettato bene. Era molto giù di corda, aveva avuto anche qualche problema medico ma era tornato anche a lavorare di recente. Non so spiegarmi davvero – conclude – perché all’improvviso abbia fatto una cosa del genere».

Lo sconcerto dei vicini

Sconcerto anche tra i vicini. «Piero lo conoscevo, veniamo da alcuni anni in vacanza qui a Pieve affittando la casa a fianco alla sua – racconta Damaris Cajacuri – l’ho sempre visto come un brav’uomo, di liti con la moglie o col figlio non ne ho sentite negli ultimi giorni. L’ho incrociato anche stamattina (mercoledì 24 giugno, ndr) perché voleva offrirmi delle zucchine, normali rapporti di vicinato. Mai mi sarei aspettata una cosa simile da lui».

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