Viareggio, ustionato allo stadio fa causa a società sportiva e Comune: condannato a pagare 35mila euro
Durante una grigliata al campo sportivo fu avvolto dalle fiamme dopo che uno aveva spruzzato alcol sul braciere
VIAREGGIO. Un torneo di calcio giovanile, la grigliata in preparazione per allietare la festa con un picnic. È quello che doveva essere il programma di una giornata di sport e aggregazione. La cronaca andò diversamente con uno dei tesserati per una società sportiva trasformato in una torcia umana. Lui, all’epoca 30enne, di Torre del Lago, era l’addetto al barbecue, nonché allenatore di una delle formazioni in campo. Era dietro a uno dei due bracieri quando ci fu chi ebbe la sciagurata idea di prendere una bottiglia di alcol e spruzzarla sul barbecue. In una frazione di secondo la fiammata investì il tecnico e il canniccio che era alle sue spalle. Soccorso alla meglio con bottiglie d’acqua e messo sotto una fontana, con la tuta che non aiutò a spegnere il fuoco, venne trasferito con Pegaso al centro grandi ustionati di Genova. Era il 14 aprile 2013. Un dramma sfiorato al centro sportivo di via Filzi dove si teneva il “Torneo piccoli amici 2013”.
Dopo aver fatto causa al presidente del Campo di Aviazione e aver perso due volte, il protagonista dell’episodio ha citato altri soggetti per la stessa vicenda, ritenendoli responsabili, ciascuno per il proprio ruolo, delle ustioni provocate dalle fiamme. La Corte d’Appello di Firenze ha dichiarato inammissibile il ricorso condannando l’uomo a pagare circa 35mila euro di spese legali a chi aveva portato in aula.
Chiuso il fronte penale con una sentenza di non doversi procedere per intervenuta prescrizione, il tecnico aveva fatto causa all’Asd Campo di Aviazione ricevendo due no di fila dal Tribunale di Lucca e dalla Corte d’Appello. Nel 2022 ci ha riprovato citando in giudizio l’allora presidente della Asd Campo d'Aviazione, chi aveva organizzato l’evento, chi aveva gettato il liquido infiammabile sul braciere e pure chi aveva lasciato la bottiglia incustodita e, infine, anche il Comune, proprietario degli impianti sportivi. E anche in questo secondo round non ha avuto le risposte che voleva. Anzi, dovrà sborsare decine di migliaia di euro.
La ricostruzione di quel giorno
Quella mattina di aprile di 12 anni fa il primo ad intervenire era stato Luigi Beccaria, allenatore del Cgc, l’altra formazione rimasta al termine del torneo. «Avevamo deciso di rimanere al campo a mangiare tutti insieme – disse al Tirreno – come fosse una specie di “terzo tempo”, quando improvvisamente mi sono reso conto di quello che era accaduto. L’ho sentito urlare, ho visto le fiamme ai capelli e poi ha preso fuoco la tuta, procurandogli ustioni sul corpo. Insieme ad alcuni genitori e al gestore del centro sportivo abbiamo prima preso delle bottiglie d’acqua che erano sul tavolo e con queste abbiamo cercato di spegnere le fiamme. Ma non ci siamo riusciti. Allora gli abbiamo tolto la tuta. Lo abbiamo messo poi sotto una fontana con l’acqua e le fiamme si sono spente in attesa che arrivasse l’ambulanza. Correva da una parte all’altra per il dolore che sicuramente avvertiva. Per fortuna i ragazzi stavano giocando in un campetto di calcetto e non hanno assistito alla scena».
