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Terremoto in Toscana, le bugie e i falsi miti da sfatare: la terra continua a tremare – Possiamo prevedere le scosse?

di Matteo Scardigli

	La mappa della scossa e Gilberto Saccorotti
La mappa della scossa e Gilberto Saccorotti

Parla Gilberto Saccorotti, dirigente di ricerca all’Ingv e sismologo: «Non si dovrebbe lesinare sugli investimenti in prevenzione in termini meramente economici, un euro in prevenzione consente di risparmiarne sette in ricostruzione»

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Mezza Toscana trema alle 10,15 di martedì 4 agosto. L’istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) rileva una scossa di magnitudo 4.3 a 7 chilometri a ovest di Pisa, nel cuore del Parco di San Rossore, a una profondità di 8,2 chilometri. È il terremoto, il più forte registrato nell’area in epoca moderna, i cui effetti vengono avvertiti anche a Bologna e Modena; treni in tilt alla stazione sotto la Torre pendente – raffica di cancellazioni, ritardi medi di 30 minuti, primi segnali di ripresa pochi minuti prima delle 16 – e centinaia di segnalazioni pervenute da mezza Toscana: «Un boato fortissimo, poi la scossa». La terra trema di nuovo alle 13,04. E trema ancora: dieci scosse nella notte tra martedì 4 e mercoledì 5 agosto con la più forte di magnitudo 1.7 alle 2,24

La spiegazione dell’Ingv

Spiega Gilberto Saccorotti, dirigente di ricerca all’Ingv e sismologo. «In termini tecnici questa zona è caratterizzata da un regime tettonico distensivo tipico delle zone appennininiche e periappenniniche: la crosta è soggetta a uno stiramento che, quando viene superato il limite di resistenza delle rocce, porta a un fenomeno di rottura e quindi al terremoto», premette l’esperto, che poi aggiunge: «La profondità è stata moderata, tipica delle aree appennininche. La distanza della città dall’ipocentro è stata ridotta, le scosse di assestamento al momento una decina. Secondo la scala Mercalli, ancora in uso, che analizza gli effetti avvertiti dalle persone, l’intensità riportata a livello del comune di Pisa è stata di 4: vibrazioni di oggetti ma non la loro caduta».

I sistemi di faglie della Toscana

La sismicità toscana è governata da due grandi sistemi di faglie: Appennino settentrionale, strutture estensionali che attraversano Garfagnana, Lunigiana, Mugello e Val Tiberina; le trasversali delle Alpi Apuane, collegate ai sismi della Lunigiana e dell’area di Massa-Carrara; le costiere tra Livorno e Pisa, localizzate davanti alla costa.

Reazioni e verifiche sul territorio

Il presidente Eugenio Giani monitora la situazione da piazza dei Miracoli in raccordo con le autorità competenti, il Comune, la Protezione civile e i vigili del fuoco. A Fucecchio, Livorno, Lucca, Massarosa, Montecatini Terme, Pescia, Pietrasanta, Pontedera, Prato, San Miniato, Firenze e Viareggio il tam tam social è incessante. Il municipio del capoluogo labronico interrompe la commissione consiliare in corso e fa scattare l’evacuazione. Nella città delle Mura è in corso una conferenza stampa con l’assessore regionale Leonardo Marras per il post incendio sul monte Faeta, anche qui tutti fuori. A Pisa la gente esce dai negozi e si riversa in strada, in pochi minuti si svuota anche il punto vendita Ikea. Nei territori in cui la scossa si è fatta sentire di più le amministrazioni locali inviano i rispettivi tecnici a verificare la tenuta di infrastrutture e strutture più sensibili.

Come funziona il monitoraggio dell’Ingv

Ingv dispone di circa seicento stazioni posizionate su tutto il territorio nazionale, ciascuna dotata di sismometri e sistemi di acquisizione che poi trasmettono i segnali in tempo reale e tutto alla sala sismica di Roma dove operatori lavorano 24 ore su 24. Quando un certo numero di strumenti registra una variazione sostenuta nell’ampiezza del moto del suolo, viene segnalato un possibile terremoto, e analizzando i tempi di arrivo delle onde sismiche, vengono poi calcolate le coordinate ipocentrali. La prima informazione viene diramata in tempi estremamente rapidi, per consentire l’invio di eventuali soccorsi. Poi assimila ulteriori dati, raffina la prima stima e fa eventuali revisioni. «Che spesso vengono interpretate in maniera non corretta», apre e chiude parentesi ancora Saccorotti: «Ma si tratta semplicemente di un miglioramento dell’accuratezza nelle stime di localizzazione e magnitudo, come accade in ogni procedimento di misura».

Eventi simili nel passato

Gli chiediamo se è stato un evento “record”. «In questo caso non ci troviamo nella zona più sismica della regione, ma precedenti di magnitudo comparabile ce ne sono: i terremoti della Meloria, pochi chilometri a ovest, nel 2006 e prima ancora (e soprattutto) nel 1984», risponde l’esperto.

Ricorrenza dei terremoti e limiti delle previsioni

«I terremoti hanno una ricorrenza statistica: ci sono zone con produzione sismica maggiore o minore, ma i tempi di ritorno possono essere molto lunghi rispetto a quelli umani. In questo ci aiuta molto la sismologia storica, ma purtroppo la conoscenza dei terremoti del passato dipende da fonti documentaristiche che sono disponibili solo in strutture sociali ben organizzate. Un altro elemento è dalla la geologia locale, che può portare ad amplificazioni delle vibrazioni. Fare tuttavia delle previsioni, come quelle del meteo, in questo campo non è possibile: un paragone con le piogge o le esondazioni dei fiumi non è corretto. L’intelligenza artificiale potrà darci una mano sull’analisi del segnale, ma al momento dubito che l’esperienza decennale degli operatori potrà essere sostituita da una macchina».

Nessun legame con il cambiamento climatico

Via dal tavolo anche l’ipotesi di un legame con l’emergenza climatica. «Diciamo che la scienza, a oggi, non ha individuato alcuna correlazione causa-effetto».

Siamo pronti ad altre scosse?

Siamo pronti ad altre scosse? «Ripeto: noi facciamo monitoraggio e valutazione della pericolosità degli eventi sismici. La Toscana comunque è sempre stata e continua ad essere all’avanguardia nelle valutazioni di pericolosità sismica, e ha portato avanti importanti programmi di e consolidamento degli edifici strategici. Commento personale: non si dovrebbe lesinare sugli investimenti in prevenzione – conclude l’esperto – in termini meramente economici, un euro in prevenzione consente di risparmiarne sette in ricostruzione».

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